Il bilancio di Sammartino: “Cambierei qualcosa, ma buone WSOP”

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Dario Sammartino, il migliore tra i giocatori italiani alle ultime WSOP – risultati alla mano – traccia un bilancio della trasferta appena conclusa in quel di Las Vegas.

Ci ha fatto sognare, ci ha anche fatto passare delle notti insonni. Non ci ha regalato quel braccialetto che manca da due anni, ma in fin dei conti ci ha dato delle buone soddisfazioni.

Dario Sammartino è stato senza ombra di dubbio il migliore tra i giocatori italiani che hanno preso parte all’ultima edizione delle World Series of Poker.

Ha messo a segno il maggior numero di ITM e ha portato a casa più denaro di tutti, con il terzo posto all’High Roller for One Drop a gonfiare un po’ il bilancio complessivo. Tuttavia, senza questo risultato, il saldo di Dario parlerebbe comunque di oltre mezzo milione di dollari di vincite.

Un Dario Sammartino che è stato anche l’italiano che si è piazzato meglio nel Main Event, con un 43° posto che in piccola parte grida vendetta, visto che il Day 7 è stato per lui avaro di emozioni, con anche un paio di brutti colpi presi.

In ogni caso, la trasferta in quel di Las Vegas per il nostro Madgenius87 è stata a dir poco positiva. Per i risultati messi a segno, per l’esperienza fatta al Rio e anche perchè è ora lui il primatista della classifica del Player of the Year 2017 del GPI.

Traguardi importanti, che non potranno che dare ulteriore slancio al giocatore campano in vista dei prossimi impegni, su tutti il PokerStars Championship che tra due settimane si svolgerà a Barcellona.

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"Non riesco mai a fare il professionista lontano dal tavolo"

“Sto ancora migliorando”

E nel corso di un’intervista rilasciata per Assopoker, Sammartino ha parlato proprio delle emozioni vissute durante le WSOP, in cui ha piazzato otto bandierine e ha centrato due tavoli finali.

“Se tornassi indietro cambierei tante cose, ho commesso degli errori sia in game che pre-match, non riesco mai a fare il professionista anche fuori dal tavolo e questa è una cosa che ho pagato in alcuni tornei”.

“Però alla fine sono fatto così e, a pensarci bene era quello che volevo”, prosegue Dario. “Un po’ come la canzone di Vasco, “voglio una vita spericolata, voglio una vita come quella dei film”, una vita in cui non si dorme mai”.

Tra le cose in cui è consapevole di dover fare ancora dei miglioramenti, Dario sottolinea l’importanza di giocare bene in situazione di short stack: “Sono migliorato molto con meno di 30bb, che nei tornei è la cosa più importante perché spesso ci sono situazioni in cui hai 20/25 o 30bb”.

“Un miglioramento – prosegue Sammartino - che devo soprattutto ai miei amici, Musta in primis ma anche Luigi Curcio e Antonio Bernaudo mi hanno aiutato molto, soprattutto all’inizio quando mi sono spostato dal cash game ai tornei”.

L’episodio con Phil Hellmuth

Tra gli episodi raccontati da Dario Sammartino durante l’intervista, ce n’è uno che ha come protagonista Phil Hellmuth.

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"Far tiltare Hellmuth è sempre divertente"

L’azzurro ha fatto sapere di aver anche sfidato in un heads up privato il leggendario giocatore americano, dopo averlo apertamente stuzzicato nel corso di un torneo in cui si trovavano allo stesso tavolo.

“Hellmuth mi ha provocato dicendomi che lui era il più forte giocatore di No Limit e che mi avrebbe vinto tutti i soldi. Io non amo tanto parlare al tavolo di chi è più forte e cazzate del genere, però stavolta non vedevo l’ora di metterlo a posto”, dichiara Dario.

“Io con educazione gli ho risposto che se avesse giocato con me in un heads up di No Limit Hold’em avrebbe perso tutti i soldi che aveva. L’ho sfidato ma alla fine ha rifiutato. Far tiltare Hellmuth è davvero divertente”.

 

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