La Guerra Fredda del poker online

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Negli Stati Uniti c'è tensione tra gli operatori del gioco live e quelli del gioco online, uniti in un rapporto di amore e odio.

Blocco occidentale e blocco orientale non c'entrano niente, ma ciò che sta nascendo negli USA tra i grandi casinò terrestri e gli operatori del gambling virtuale somiglia proprio a quella lunga fase, chiamata appunto Guerra Fredda, che per decenni ha tenuto col fiato sospeso miliardi di persone.

Siamo ancora agli albori di un conflitto - chiamiamolo così - che rischia di esplodere nel prossimo futuro, ma è bene presentare la situazione nel suo dettaglio, visto che le ripercussioni potrebbero essere decisamente pesanti.

Il ritorno del gambling negli USA

Il gioco d'azzardo su Internet ha recentemente (ri)messo piede negli Stati Uniti, con l'apertura di tre mercati nazionali: Delaware, Nevada e soprattutto New Jersey. Per il momento le regole vogliono che, un po' come avviene anche in Italia, per giocare occorra risiedere entro i confini dello Stato e soprattutto - questo vale per gli operatori - essere in possesso di una concessione.

A differenza di quanto succede nel nostro paese, tuttavia, in America per entrare nel mercato del gioco online occorre possedere una licenza per operare nel settore terrestre, come avviene per i casinò insomma. Da qui la sinergia che si è creata tra numerosi operatori live e altrettante piattaforme virtuali.

I numeri che ballano sono importanti. L'industria del gioco d'azzardo negli States vale 33 miliardi di euro, e pare che nel solo primo anno di vita il gioco online possa aggiungere circa 670 milioni, fino a diventare 9,3 miliardi entro il 2020. Cifre che potrebbero convincere sempre più stati a seguire le orme di Delaware, Nevada e New Jersey.

Le prime frizioni: l'attacco di Sheldon Adelson

Tutto bene, tutto bello? Macché. Le prime critiche arrivano proprio da chi non te le aspetteresti: Sheldon Adelson. Il magnate americano dei casinò, patron della Las Vegas Sands (che controlla pure la Sands China che sta facendo faville a Macao), si lancia in una crociata contro il gioco online, definito pericoloso per i più giovani, una piaga sociale. Tra i giocatori di poker, c'è pure chi propone - con scarso successo - di boicottare le sale da poker dei casinò controllati dalla Las Vegas Sands.

Parole forti, quelle usate da Adelson: "Fai click col mouse e perdi la tua casa non è uno slogan per sostenere la legalizzazione del gambling online. Ma dovrebbe esserlo. In qualità di leader dell'industria [del gioco, ndr], ma più importante in qualità di padre, nonno, cittadino e patriota di questo fantastico paese, mi oppongo fortemente alla legalizzazione e alla proliferazione dei giochi da casinò online".

Interviene anche Caesars Entertainment

Passano diversi mesi, il gioco online prende piede anche nel New Jersey (già oltre 50.000 account aperti in pochi giorni, da fine novembre), e quella che sembrava una crociata solitaria diventa una battaglia comune. A dare manforte allo Sheldon-pensiero ci ha pensato anche la Caesars Entertainment, azienda che possiede oltre 50 casinò e hotel, incluse quattro delle dodici strutture di Atlantic City.

"La Caesars, insieme ad altri provider online, offrirà il gioco online, a completamento dell'offerta di poker live in Nevada e nel New Jersey. L'espansione del gioco virtuale nel Nevada, l'inizio e l'espansione del gioco online nel New Jersey e l'introduzione dello stesso in altre giurisdizioni potrebbero tuttavia entrare in competizione con le nostre operazioni.

Il gioco online potrebbe portare a una riduzione degli ingressi nelle nostre strutture e a una riduzione del tempo passato dai visitatori nei casinò tradizionali del Nevada e del New Jersey. Tutto ciò potrebbe avere un impatto negativo sul nostro business e sul risultato delle nostre operazioni".

Parole sicuramente più moderate di quelle utilizzate da Sheldon Adelson, ma il succo è lo stesso: il gioco online lo offriamo anche noi, ma di sicuro non ci piace.

L'altro lato della barricata

Ma in ogni Guerra Fredda che si rispetti, per un blocco occidentale ce n'è sempre uno orientale, e viceversa. Tra gli operatori e gli esperti del settore, infatti, c'è anche chi è nettamente a favore del poker online e in generale del gambling virtuale, e che anzi lo interpreta come vera e propria ancora di salvataggio per l'industria tradizionale.

"Senza il gioco online, due casinò avrebbero già chiuso e tra le 5.000 e le 10.000 persone sarebbero senza lavoro, ad Atlantic City", ha affermato Raymond Lesniak, senatore dello stato del New Jersey. Proprio in questo stato, gli analisti si attendono un volume d'affari di 300 milioni di dollari nel 2014, che diventerebbero 750 milioni l'anno successivo. Il governatore Chris Christie, invece, è ancora più ottimista e fissa addirittura nel miliardo di dollari l'obiettivo da raggiungere già entro un anno.

Chi ha ragione?

La domanda nasce spontanea, ma la risposta, al momento, è di difficile interpretazione. Il mercato del gambling online legale è ancora troppo giovane, negli Stati Uniti, per capire se possa affiancare e migliorare quello tradizionale o se, al contrario, possa rappresentare una forma di concorrenza spietata.

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