Gestire lo Stress nel Poker - Prima Parte

Di: Arthur S. Reber

Il poker è: (a) Un gioco stressante; (b) Un gioco rilassante; (c) Entrambe le cose. Scegliete la vostra risposta.

Io ho scelto l'opzione (c), perché la risposta è che dipende.

Ma dipende da cosa?

Appunto: da che dipende?

Dal vostro approccio al gioco, dalla posta in palio nelle vostre partite e prima di tutto dai motivi peri i quali vi sedete al tavolo.

La maggior parte delle persone gioca per divertirsi. Lo fa con gli amici, a casa; ogni tanto una capatina al casino, o qualche battaglia al computer giocando a poker online.

La posta in palio di solito è poca cosa: perdere un paio di dollari non è una tragedia. E in caso di vittoria? Evviva.

Ma aumentiamo la posta in palio, mescoliamola con un po' di ego e le cose cominciano a cambiare.

Una cosa è perdere qualche dollaro contro gli amici, ma rimanere con gli spiccioli durante una partita di No Limit Hold'em da $10/$25, contro un gruppetto di tizi che ti guardano male da sotto il cappuccio delle loro felpe, è tutta un'altra storia.

Tizi come quelli sarebbero i protagonisti ideali per un remake di Rounders.

Messa così, lo stress entra in gioco? Eccome.

E può influenzare il vostro gioco? Assolutamente.

Come lo stress influenza il vostro gioco

Lo stress influenza il corpo, il cervello e la sua capacità decisionale.

Una delle cause più comune dello stress è la frustrazione, che si avverte quando: (a) non si raggiunge un obiettivo (tipo quando i vostri ultimi tre bluff sono stati smascherati), (b) si subisce una pressione costante (la vostra continuation-bet è stata rilanciata per la quinta volta) e (c) i propri piani vengono ostacolati (non avete chiuso l'ennesimo progetto).

Un pizzico di tutto ciò e il vostro ritmo biologico va a farsi benedire; i livelli di adrenalina schizzano verso l'alto, la temperatura corporea oscilla impazzita, ci si mette pure l'ipertensione, e alla fine il vostro cervello va in pappa.

Fondamentalmente, i cattivi risultati nel poker sono frustranti e fanno innervosire.

Ma davvero devono per forza causare lo stresso? Producono sempre quella serie di modifiche fisiologiche che influenzano il vostro gioco?

Mancare una dozzina di progetti di fila farà salire alle stelle la pressione della maggior parte dei giocatori, ma non di tutti.

Per alcuni, queste cose sono al massimo fastidiose, come una zanzara. Non che lo stress non ci sia; il fatto è che le loro reazioni emotive sono diverse.

Qual è la vostra esperienza emotiva?

Durante uno studio effettuato qualche anni fa, agli studenti è stata somministrata una dose di adrenalina, spacciandola per una medicina per la memoria, ed è stato chiesto loro di attenderne gli effetti.

Alcuni sono stati lasciati in una stanza assieme a un tizio molto simpatico che raccontava barzellette, storie e che faceva cose divertenti. Altri, invece, sono stati lasciati in compagnia di una personalità cupa, imbronciata.

Interrogati sulle loro esperienze al termine dell'esperimento, gli studenti del primo gruppo hanno dichiarato di essersela spassata alla grande.

Gli altri, invece, si sono rivelati depressi, dispiaciuti, e hanno riportato degli strani effetti collaterali.

Stessa medicina, stesso impatto biologico, esperienze emotive diverse.

Lo Stone-Cold Bluff: tensione assoluta o tranquillità pacifica?

Eccovi un promemoria.

Provate a ricordare l'ultima volta che avete tentato uno stone-cold bluff in un piatto grosso. Il cuore che batte come un tamburo, lo stomaco che si chiude mentre aspettate che il vostro avversario foldi…

Per alcuni è un momento quasi zen. Per altri una tortura psicologica.

Spesso, la differenza si nota nel modo in cui il bluffer reagisce quando il suo avversario folad.

Chi è in grado di gestire lo stress si limita a raccogliere le chip: in fondo fa solo parte del gioco.

Ma chi invece reagisce meno bene allo stress, di solito espira in modo rumoroso, scuote la testa o ride, persino.

Queste persone vivono lo stress molto più intensamente delle altre.

Giocare significa rischiare

Il gioco, per sua natura, richiede che siamo disposti a correre dei rischi.

I rischi implicano lo stress, e tutti noi rispondiamo in maniera diversa. Alcuni imparano a gestirlo in modo da controllarne l'impatto biologico e sul proprio processo decisionale.

Questo gruppo di persone include i professionisti più forti, le cui carriere vanno avanti da decenni, e qualche ottimo giocatore amatoriale.

Altri, invece, non impareranno mai. Per lo più, li vedrete bazzicare nelle partite dai limiti più bassi.

Altri ancora quasi adorano l'adrenalina. Diventano degli specie di Icaro del poker, gente votata all'azione, che arriva a toccare il cielo con un dito per poi schiantarsi a terra.

Non potete evitarlo: imparate a controllarlo

Chi gioca a poker non può evitare lo stress. Anzi, non deve farlo.

Occorre capirlo, controllarlo, mantenerlo a un livello innocuo.

Il modo migliore per farlo è rimanere nella cosiddetta "zona di comfort". Anche i migliori giocatori lo fanno.

Qualche anno fa, Andy Beal, un miliardario di Dallas, ha sfidato alcuni dei top player in una partita heads-up dalle cifre folli.

Beal, che ha uno dei portafogli più gonfi del mondo, aveva un obiettivo singolare: costringere i professionisti a uscire dalla loro zona di comfort.

Per contrastare la mossa di Beal, i pro unirono i loro bankroll e giocarono a rotazione, distribuendo equamente tra loro perciò sia le responsabilità economiche che lo stress.

Alla fine, i pro (be', a dire la verità praticamente fu merito di Phil Ivey) fecero tornare Beal in Texas con diversi milioni in meno nel conto in banca.

Ma non fatevi deviare dalla storia: sorpresa delle sorprese, il problema non sono i soldi.

Bill Gates, uno dei pochissimi uomini al mondo che ha più soldi di Beal, è uno che gioca spesso.

Potrebbe sedersi ai tavoli più ricchi al mondo, e nulla potrebbe intaccare il suo bankroll. È finanziariamente immune a qualsiasi assalto.

Ma a Seattle è conosciuto per non aver mai giocato a limiti più alti di $10/$20. Semplicemente, si sente a suo agio così.

Dubito che conosca le implicazioni psicologiche della sua scelta, ma ad ogni modo comportandosi così fa la cosa giusta.

Gates ha trovato la sua zona di comfort: lì, i suoi livelli di stress rimangono gestibili.

Il suo processo decisionale non viene influenzato dagli sbalzi emotivi, e il suo gioco, perciò, rimane efficace. Bill, ovviamente, gioca per rilassarsi.

Qualche consiglio pratico

  • Capite il modo in cui voi affrontate la frustrazione e il suo figlioccio, lo stress. Vi fate influenzare facilmente? A livelli modesti, come si suol dire, "vi trema l'elastico delle mutande?" Se è così, continuate a giocare ai livelli più bassi, dove non c'è tanta pressione. Altrimenti potete salire di livello, quando avrete le abilità di gioco adeguate.
  • Scoprite la vostra zona di comfort dove vi sentite a vostro agio, e non lasciate che qualcun altro vi spinga al di fuori.
  • Siate attenti a non farvi "prendere" dall'adrenalina. Quando arriva una scarica di adrenalina potete pure godervela come un maiale che si rotola nel fango, ma non andatevela a cercare. In questo modo durerete di più.

Sull’autore:

Arthur Reber ha giocato a poker e ai cavalli per quarant’anni. È l’autore di The New Gambler’s Bible e coautore di Gambling for Dummies.

Ex editorialista di Poker Pro Magazine e di Fun ‘N’ Games, ha collaborato anche con Card Player (con Lou Krieger), Poker Digest, Casino Player, Strictly Slots e Titan Poker. Reber ha elaborato una nuova struttura di valutazione delle questioni etiche e morali che emergono nel gambling, su invito dell’International Conference of Gaming and Risk Taking.

Fino a poco tempo era professore di psicologia al The Graduate Center, City University of New York.

Tra le sue tante attività in questo ambito, ha fatto parte anche del Programma Fulbright all’Università di Innsbruck, in Austria. Ora si è semi-ritirato, anche se ogni tanto fa visita agli studenti della University of British Columbia di Vancouver, in Canada.

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