Gestire lo Stress nel Poker

Thomas Fuller

Lo stress influenza il corpo, il cervello e la sua capacità decisionale. Una delle cause più comune dello stress è la frustrazione, che si avverte quando non si raggiunge un obiettivo e si subisce una pressione costante che fa saltare tutti i piani.

 

Un pizzico di tutto ciò e il vostro ritmo biologico va a farsi benedire; i livelli di adrenalina schizzano verso l'alto, la temperatura corporea oscilla impazzita, ci si mette pure l'ipertensione, e alla fine il vostro cervello va in pappa.

Fondamentalmente, i cattivi risultati nel poker sono frustranti, fanno innervosire e la maggior parte delle volte causano un forte stress.

Ma non tutti i giocatori davvero devono per forza soffrire di stress e far salile la loro pressione alle stelle. Non che lo stress non ci sia, ma semplicemente le loro reazioni emotive sono diverse.

Qual è la vostra esperienza emotiva?

Durante uno studio effettuato qualche anno fa è stata somministrata una dose di adrenalina, spacciandola per una medicina per la memoria, ad alcuni studenti ed è stato chiesto loro di attenderne gli effetti.

Alcuni sono stati lasciati in una stanza assieme a un tizio molto simpatico che raccontava barzellette, storie e che faceva cose divertenti. Altri, invece, sono stati lasciati in compagnia di una personalità cupa, imbronciata.

Interrogati sulle loro esperienze al termine dell'esperimento, gli studenti del primo gruppo hanno dichiarato di essersela spassata alla grande.

Gli altri, invece, si sono rivelati depressi, dispiaciuti, e hanno riportato degli strani effetti collaterali. Stessa medicina, ma esperienze emotive diverse.

Giocare significa rischiare

table selection poker

Il gioco, per sua natura, richiede di essere disposti a correre dei rischi che a loro volta implicano stress. Tutti noi rispondiamo in maniera diversa allo stress, alcuni imparano a gestirlo in modo da controllarne l'impatto biologico e sul proprio processo decisionale.

Questo gruppo di persone include i professionisti più forti, le cui carriere vanno avanti da decenni, e qualche ottimo giocatore amatoriale.

Altri, invece, non impareranno mai. Per lo più, li vedrete bazzicare nelle partite dai limiti più bassi.

Altri ancora quasi adorano l'adrenalina. Diventano degli specie di Icaro del poker, gente votata all'azione, che arriva a toccare il cielo con un dito per poi schiantarsi a terra.

Non potete evitarlo: imparate a controllarlo

Chi gioca a poker non può evitare lo stress. Anzi, non deve farlo, occorre capirlo, controllarlo, mantenerlo a un livello innocuo.

Il modo migliore per farlo è rimanere nella cosiddetta "zona di comfort". Anche i migliori giocatori lo fanno.

Qualche anno fa, Andy Beal, un miliardario di Dallas, ha sfidato alcuni dei top player in una partita heads-up dalle cifre folli.

Beal, che ha uno dei portafogli più gonfi del mondo, aveva un obiettivo singolare: costringere i professionisti a uscire dalla loro zona di comfort.

Per contrastare la mossa di Beal, i pro unirono i loro bankroll e giocarono a rotazione, distribuendo equamente tra loro perciò sia le responsabilità economiche che lo stress.

Alla fine, i pro (beh, a dire la verità praticamente fu merito di Phil Ivey) fecero tornare Beal in Texas con diversi milioni in meno nel conto in banca.

Ma non fatevi deviare dalla storia: sorpresa delle sorprese, il problema non sono i soldi.

Bill Gates, uno dei pochissimi uomini al mondo che ha più soldi di Beal, è uno che gioca spesso. Potrebbe sedersi ai tavoli più ricchi al mondo, e nulla potrebbe intaccare il suo bankroll. È finanziariamente immune a qualsiasi assalto.

Ma a Seattle è conosciuto per non aver mai giocato a limiti più alti di $10/$20. Semplicemente, si sente a suo agio così.

Dubito che conosca le implicazioni psicologiche della sua scelta, ma ad ogni modo comportandosi così fa la cosa giusta.

Gates ha trovato la sua zona di comfort: lì, i suoi livelli di stress rimangono gestibili.

Il suo processo decisionale non viene influenzato dagli sbalzi emotivi, e il suo gioco, perciò, rimane efficace. Bill, ovviamente, gioca per rilassarsi.

Lo stress non deve essere necessariamente negativo: è solo un'altra emozione.

Come abbiamo già avuto modo di vedere, la ricerca dimostra che continui livelli alti di stress possono essere deleteri. In realtà le cose sono un pochino più complicate di così.

A volte lo stress è un motivatore importante. A livelli abbastanza alti, la gente è in grado di fare delle cose altrimenti impensabili, in situazioni "normali".

E viceversa, naturalmente: il comportamento calmo e rilassato che serve al chirurgo non è molto utile quando c'è una carcassa di automobile in fiamme in mezzo a un incrocio stradale.

Se lo stress è troppo basso al tavolo da poker

Avete mai sentito parlare di quei forti giocatori da $5/$10 che non riescono a vincere nelle partite da $1/$2?

Ecco in questo caso probabilmente i loro livelli di stress sono troppo bassi, non sentono abbastanza pressione e di conseguenza non gli importa abbastanza dei risultati.

Certo, si lamenteranno comunque degli scoppi assurdi e dei calling station incalliti, ma non è questo il vero motivo.

In realtà sanno cosa dovrebbero modificare del loro gioco, ma il fatto è che non gli importa abbastanza.

Se lo stress al tavolo è troppo alto

soldi mani chips

Per spiegare facilmente come un giocatore si comporta di fronte ad uno stress troppo alto basta osservare tutti quei poker player che sono spesso vincenti ai limiti $5/$10 le prendono di santa ragione quando salgono al livello $10/$25.

I livelli di stress troppo alti e causano troppa pressione, di conseguenza gli importa troppo dei risultati.

Ovviamente si lamenteranno di quelli che chiamano i rilanci con 4-3 suited, o malediranno la fortuna degli avversari, ma anche in questo caso sanno come vanno le cose nelle partite di questo livello.

Il problema è che la loro emotività raggiunge picchi troppo elevati che va a modificare la conoscenza del gioco e l'abilità di ragionamento.

Una lezione semplice

Da tutto ciò, noi appassionati di poker, possiamo trarre una lezione semplice ma spesso sottovalutata.

La vostra interpretazione al vostro stato emotivo è importante tanto quanto l'emozione stessa.

Immaginate di aver viaggiato per il mondo per giocare con migliaia di altri giocatori, nel tentativo di aggiudicarvi un premio milionario; oppure di aver fatto il vostro pellegrinaggio annuale a Las Vegas per le WSOP; oppure ancora di aver ricevuto un invito in un club malfamato della Grande Mela (quello in cui Teddy "KGB" se ne sta seduto in pantaloncini ad aspettarvi).

Io? Ci sono passato, e mi sono ritrovato a vivere emozioni sempre maggiori.

A volte mi sono sentito ottimista, trepidante, con la voglia di giocare e la sensazione di essere così forte da poter spaccare il mondo.

Altre volte mi sono sentito meno fiducioso, molto ansioso, con un senso di terrore addosso (e una voce tranquilla che mi sussurrava: "Non è posto per te questo, schiappa").

Scommetto un centone che tutti quanti noi zoticoni abbiamo dato il nostro meglio quando siamo riusciti a gestire il vortice delle nostre emozioni in maniera positiva.

Ricordate "Riccioli d'oro"

Un consiglio pokeristico: la prossima volta che sistemate le vostre chip al tavolo e vi trovate seduti con un gruppetto di professionisti assatanati, o un paio di "braccialetti", ricordatevi di "Riccioli d'oro". Come l'eroina della fiaba, dovete provare e riprovare prima che tutto vada come volete voi: né troppo caldo, né troppo freddo; né troppo soffice, né troppo duro.

Non si tratta di ansia o terrore: l'adrenalina non è un istinto suicida mascherato.

È attesa, trepidazione; vi sentite energici, svegli, mentalmente concentrati e affilati come qualsiasi chirurgo.

Sull’autore:

Arthur Reber ha giocato a poker e ai cavalli per quarant’anni. È l’autore di The New Gambler’s Bible e coautore di Gambling for Dummies.

Ex editorialista di Poker Pro Magazine e di Fun ‘N’ Games, ha collaborato anche con Card Player (con Lou Krieger), Poker Digest, Casino Player, Strictly Slots e Titan Poker. Reber ha elaborato una nuova struttura di valutazione delle questioni etiche e morali che emergono nel gambling, su invito dell’International Conference of Gaming and Risk Taking.

Fino a poco tempo era professore di psicologia al The Graduate Center, City University of New York.

Tra le sue tante attività in questo ambito, ha fatto parte anche del Programma Fulbright all’Università di Innsbruck, in Austria. Ora si è semi-ritirato, anche se ogni tanto fa visita agli studenti della University of British Columbia di Vancouver, in Canada.

 

Ti preghiamo di ricontrollare i dati inseriti

Si è verificato un errore

Devi attendere 3 minuti prima di poter postare un nuovo commento

Non ci sono commenti

×

Sorry, this room is not available in your country.

Please try the best alternative which is available for your location:

Close and visit page