È Ufficiale: Full Tilt Poker Passa al Gruppo Tapie

Berard Tapie

Quasi fosse stata governata fin da principio da una mano invisibile in grado di costringerla a seguire un copione tanto prevedibile quanto largamente anticipato, la “questione Full Tilt” sembra essere finalmente arrivata ad una sua risoluzione con l’ufficializzazione del passaggio della sala al gruppo Tapie.

A poche ore di distanza dal comunicato con il quale la Alderney Gambling Control Commmission ha annunciato la revoca della licenza operativa di Full Tilt rimettendo i guai delle società collegate alla poker room direttamente nelle mani delle autorità giudiziarie, una nuova nota inviata alla stampa del settore ha subito riportato un po’ di chiarezza sul futuro di una vicenda che da Aprile tiene decine di migliaia di giocatori con il fiato sospeso.

Full Tilt e Tapie: il matrimonio è ufficiale

Mentre le redazioni di poker di mezzo mondo erano impegnate a rielaborare il documento inviato dall’AGCC per comunicare la sospensione della licenza di Full Tilt, nel cuore dell’impero del gruppo di Bernard Tapie si lavorava già alla redazione di un comunicato destinato a riaprire scenari da molti considerati già assolutamente chiusi.

Full Tilt Poker ed il Gruppo Bernard Tapie firmano un contratto d’acquisto. Laurent Tapie, direttore generale del Gruppo Bernard Tapie ha annunciato oggi che il gruppo ha firmato un contratto esclusivo d’acquisto con il consiglio direttivo di Full Tilt Poker per l’acquisto della società e di tutte le sue proprietà.”

È stato dunque con queste parole che un portavoce del Gruppo Tapie ha confermato la chiusura di un affare che, salvo imprevisti, dovrebbe regalare agli ex giocatori dell’ex sala numero due al mondo un felicissimo sospiro di sollievo.

Confermando quanto anticipato da PokerListings nella mattinata di giovedì , l’arrivo del gruppo Tapie alla testa di Full Tilt Poker dovrebbe condurre ad una risoluzione tutti i contenziosi ancora aperti con le migliaia di player che si erano visti congelare i propri account di gioco dopo la prima sospensione delle attività della sala avvenuta lo scorso mese di aprile.

Sbarrando la strada a possibilità di risoluzione “creativa” come quella di azionariato coatto proposta dal S.I.T.I. (Sindacato Italiano per la Tutela dell’Investimento e del Risparmio) e confermando la nostra ipotesi di un affare del valore di (almeno) 800 milioni di Euro, il comunicato di Tapie ha chiarito fin da subito che “L’acquisto include il risarcimento completo da parte di Full Tilt Poker ai giocatori di tutto il mondo” lasciando intendere che sarà dunque il magnate francese a prendersi carico dei circa 350 milioni di debiti contratti dalla sala con i suoi clienti/giocatori.

Tutto fin troppo prevedibile

Nonostante la nota dell’AGCC abbia spinto molti addetti ai lavori a produrre straordinari epitaffi per l’apparentemente compianta Full Tilt, le righe pubblicate dall’Alderney Commission hanno invece offerto uno spunto  molto efficace per capire in anticipo come tutta la questione fosse stata già ampiamente discussa – e probabilmente  risolta – nei dieci giorni che hanno separato l’udienza di Full Tilt e la revoca della sua licenza.

Nello stesso comunicato usato dalla AGCC per spiegare i motivi della decisione negativa verso la poker room, i commissari della massima autorità internazionale sul gioco avevano infatti scelto di inserire un paragrafo sibillino che – letto oggi – lascia intendere come tutte le parti in causa avessero da tempo trovato un accordo.

Il penultimo paragrafo del comunicato AGCC sosteneva come "E 'importante notare che la revoca delle licenze FTP non significa, come è stato suggerito, che questa impedisca una riattivazione della stessa qualora la sala dovesse trovarsi controllata da una nuova proprietà e da una nuova gestione” mettendo sul tavolo dunque un perfetto sigillo sull’affare che da ormai alcune settimane vedeva Full Tilt vicinissima al gruppo di Bernard e Laurent Tapie.

La parola passa ora al Dipartimento di Giustizia

L’ultimo tassello – apparentemente ancora mancante – per permettere la consumazione del matrimonio tra Full Tilt e Tapie è ora nelle mani dei Dipartimento di Giustizia americano, iniziatore della crisi del poker online ed oggi candidato a diventarne allo stesso tempo il suo salvatore.

L’affare dell’anno, infatti, sarebbe per stessa ammissione di Tapie vincolato al verificarsi di alcune condizioni: “Questo acquisto (…) è soggetto a diverse condizioni: la prima delle quali è una ricomposizione favorevole della questione aperta con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. I colloqui con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti inizieranno immediatamente”.

Colloqui che, volendo prestare attenzione alle voci che vengono da chi ha seguito Tapie molto da vicino nelle ultime settimane, sembra siano stati già avviati in via non ufficiale da quasi un mese e siano anch’essi vicinissimi ad una risoluzione non sfavorevole verso il gruppo francese.

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