Liquidità condivisa: Tasse Raddoppiate per il Poker Online in Italia?

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La vicenda della liquidità condivisa tra Italia e Francia ha dell’assurdo: nel nostro Paese, le tasse sul poker online raddoppieranno.

Liquidità condivisa, va bene, ma non a queste condizioni.

Sul web si è scatenato un vero e proprio putiferio in questi giorni, con tutti i portali specializzati pronti a far notare quanto l’ormai certo accordo tra Italia e Francia (e forse anche Spagna) per condividere il pool di giocatori nel poker online sia nettamente sbilanciato a favore dei cugini.

I termini degli accordi ormai sono risaputi: le poker room apriranno i confini ai Paesi che sigleranno un accordo, ma l’Italia dovrà adeguarsi al regime fiscale francese, molto più alto rispetto al nostro.

Se in Italia nel cash game si paga il 20% sul rake lordo, in Francia si paga il 2% su ogni pot – praticamente, in media, il 40% sul rake lordo.

Se qualcuno pensa che il Parlamento francese accetterà di scendere a compromessi, abbassando le tasse nel poker online – uno dei settori più malvisti dal Governo transalpino – o è troppo ingenuo o vive nel mondo delle favole.

 

Ma i Monopoli che fanno?

L’ufficialità non c’è, ma da più parti si dà l’accordo per fatto. Viene da chiedersi cosa abbiano pensato i vertici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per piegarsi al volere della Francia.

Forse non si sono resi conti dell’enorme diversità a livello fiscale?

Le ipotesi sono due: o i dirigenti dei Monopoli hanno agito in maniera consapevole, e quindi sanno perfettamente che raddoppiare il rake nel cash significa uccidere questo settore, oppure sono stati troppo superficiali e frettolosi nell’accettare la proposta francese. In entrambi i casi, non ne escono comunque bene.

 

agenzia delle dogane
I Monopoli ultimamente smbrano avere chip sugli occhi...

 

L’alternativa ‘British’

Il modello dei mercati segregati all’italiana o alla francese non è certo l’unico al mondo. Basta guardare alla Gran Bretagna, ad esempio – da sempre all’avanguardia quando si parla di gaming.

Nelle Terre d’Albione hanno adottato un sistema di licenze nazionali (come da noi), ma aprendo i confini del gioco a tutti i giocatori, provenienti da tutto il mondo, facendo pagare semplicemente agli operatori il 15% sul rake.

Dal momento che le tasse vengono trattenute alla fonte, che importa se un giocatore gioca su PokerStars.uk dal suo cottage a Bexill-on-Sea o dalla sua mansarda ad Albufeira?

L’importante è non accettare player residenti in Paesi nei quali il gioco online è proibito.

 

inghilterra
Il modello inglese sarebbe forse più conveniente in Italia

 

La speranza? Il “quarto potere”

Si dice che la stampa debba essere il cane da guardia della democrazia. Lungi da noi, specializzati nel poker e nel gaming, volerci sostituire agli organi preposti a regolamentare e controllare il mercato del gambling, ma una presa di posizione così netta non ha praticamente precedenti.

Da PokerListings ad Assopoker, passando per PokerFirma e PokerNews, in questi giorni sono stati scritti articoli ed editoriali con lo stesso trait d’union:

Una liquidità condivisa così concepita porterà al prosciugamento del settore poker online nel giro di un paio di anni.

Chissà che questa tesi – nostra e degli altri portali - supportata da dati oggettivi e matematici non possa in qualche modo andare a mutare lo scenario gravissimo che va a delinearsi.

Non sarebbe una “nostra” vittoria: sarebbe la vittoria del poker online .it e di tutti gli appassionati del Texas Hold’em.

 

stampa
La Stampa potrebbe fare la differenza

 

Una possibile soluzione del declino del poker in Francia?

Il Parlamento transalpino ha finalizzato la legge, ponendo dunque le basi affinché i giocatori di poker francesi possano competere legittimamente contro un pool di player molto più ampio. Il presidente Francois Hollande dovrebbe firmare la legge entro un paio di settimane.

L'industria del poker online francese è in declino praticamente dal lancio del mercato nazionale (sul modello italiano, per intenderci), che ha creato un ambiente poco attraente per i giocatori.

Fino ad ora la Francia aveva sempre opposto resistenza alla possibilità di aprire il mercato ad altri paesi affini, come Italia e Spagna.

La recente apertura, tuttavia, è stata salutata come un passo importante verso il ritorno alla crescita del volume d'affari del poker francese, dando inoltre alle entrate fiscali derivanti da iPoker e gambling una spinta necessaria.

La legge digitale emendata, nota come 'Projet de loi pour une République numérique', evidenzia inoltre i modi con i quali combattere il rischio della dipendenza da gioco d'azzardo, e introduce anche norme per regolare i tornei di eSports.

 

paesi poker

 

Occhio alla questione fiscale

Tutto bene, dunque? Insomma. Per uniformare tre paesi con altrettante leggi diverse, soprattutto in materia fiscale, ci sarà tanto lavoro da fare. Anche perché le differenze in materia di tasse tra Francia, Spagna e Italia sono davvero notevoli.

Per fare un esempio, in Italia viene applicata una tassa del 20% sul rake lordo - parliamo di cash game. In Spagna, invece, questa tassa è più alta, anche se di un 5%. Fin qui, insomma, le parti potrebbero anche accordarsi per trovarsi a metà strada.

Il problema è invece proprio la Francia. Il mercato del poker online transalpino prevede un alquota del 2% che si calcola non sulla rake, ma su ogni piatto giocato. Questo significa, calcoli alla mano, un rake lorda di circa il 60%.

Una differenza di circa 40 punti percentuale tra il sistema francese e quello italiano sarebbe davvero insostenibile. Chissà se, come e quando le divergenze in materia fiscale potranno essere appianate…

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