Il Faro, cugino del poker, ormai scomparso dai casinò

Faro Nevada 1905

All’epoca del Selvaggio West, era assieme al poker uno dei giochi di carte più diffusi. Ai giorni nostri, però, in pochi conoscono ancora il Faro (Faraone).

Questo costoso passatempo ha origine in Francia, alla fine del 17esimo secolo.  Apprezzato da Giacomo Casanova (1725-1798), viene citato in numerose opere letterarie come “Guerra e Pace” e “Le memorie di Barry Lyndon”.

Anche all’inizio del primo atto de “La Fanciulla del West” di Giacomo Puccini si vedono gli avventori di un saloon che giocano a Faro.

Il suo successo era essenzialmente dovuto alle regole intuitive, alla rapidità d’azione e al fatto che rispetto ad altri giochi fosse in grado di offrire maggiori possibilità di vincita. Alla stessa partita poteva prendere parte un numero qualunque di giocatori.

Come si gioca

Per il Faro si utilizza un mazzo da 52 carte, solitamente inserite all’interno di un sabot: di fatto ne restano 51 perché la prima viene “bruciata”.

Sul banco vengono posizionate tutte le 13 carte di un seme, generalmente picche. I giocatori piazzano le loro scommesse su una o alcune di queste. A questo punto il banco scopre altre due carte.

La prima è la “sua” carta: tutte le puntate con quel valore finiscono al casinò. La seconda viene considerata invece come la carta vincente: le puntate del valore corrispondente saranno pagate alla pari. I concorrenti che hanno scommesso sulle carte rimanenti non vincono né perdono e hanno la facoltà di ritirare le loro somme o di giocarle nel giro successivo.

 

Faro porta carte

Un po’ di storia

Insieme al basset, che è il gioco dal quale deriva, il Faro venne messo al bando nella Francia di Luigi XIV. Pare tuttavia che abbia preso le mosse proprio all’interno della corte reale, i cui mazzi di carte raffiguravano sul dorso un faraone.

Nell’arco del 18esimo secolo si diffuse quindi nel Regno Unito: le sue qualità sono decantate anche da Gilly Williams (1719-1805), ufficiale dell’esercito inglese ricordato come persona ricca di humour oltre che per le sue lettere.

Proseguendo lungo la linea del tempo, a cavallo tra Otto e Novecento il Faro divenne assai popolare negli Stati Uniti, in particolare nelle sale da gioco del Selvaggio West. All’epoca della guerra civile, negli anni Sessanta dell’Ottocento, si contavavano nella sola Washington più di 150 posti nei quali si giocava il Faro.

Una tigre sul mazzo

Inizialmente si utilizzarono mazzi che recavano sul dorso una tigre del bengala. La figura dell’animale venne quindi associata a questo gioco, tant’è che diversi locali esponevano sull’insegna all’esterno l’immagine di una tigre per indicare che lì si svolgevano partite di Faro.

 

regole faro carte
Online potrete trovare alcune versioni del gioco

Uomo avvisato…

Rispetto ad altri giochi, il Faro presentava un margine della casa inferiore, quando il banco era onesto. Una premessa, quest’ultima, che non era per nulla scontata, considerato che all’epoca venivano appositamente prodotti set di gioco per imbrogliare i concorrenti al tavolo. Alcuni casi di truffa furono seguiti anche dalla Corte Suprema.

Il popolare manuale “Hoyle’s Rules of Games” nel capitolo dedicato al Faro metteva in guardia chiaramente: in tutti gli Stati Uniti non si sarebbe trovato un solo dealer onesto, nemmeno a pagarlo oro.

Il margine della casa

Nell’eventualità, a quanto pare assai remota, che le regole del gioco fossero rispettate anche dalla casa, il banco otteneva un guadagno solo nel caso che nel sabot comparissero consecutivamente due carte dello stesso valore.

In questa eventualità il banco tratteneva il 50 per cento delle somme scommesse prima dell’estrazione della seconda carta di uguale valore.

 

Lenta agonìa

Nel corso dei decenni la popolarità del Faro andò via via scemando, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il gioco continuò comunque a essere praticato in alcuni casinò del Nevada fino a metà degli anni Ottanta. del Novecento.

 

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