Faraz Jaka “La fortuna bacia tutti… ma i Pro sanno come sfruttarla”

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Abbiamo intervistato Faraz Jaka sulla questione “fortuna” nel poker, sulle fasi di stallo nei tornei e sul perché abbia dichiarato di non avere idea di chi siano i November Nine.

Jaka è un nomade del poker. Il tour è la sua casa, e questo significa che è a casa la maggior parte del tempo. Berlino, Malta, Repubblica Dominicana, Amsterdam, Praga sono solo alcuni dei luoghi in cui avreste potuto incontrarlo in questo 2015.

Lo abbiamo incontrato durante il day 4 dell’EPT Malta quando aveva appena raggiunto la chipleadership e prima di chiudere poi in 19esima posizione.

 

Molto tempo fa a Praga ci hai detto di aver passato tutto l'anno in viaggio. Hai una casa al momento?
No, non è cambiato niente. Sto ancora vivendo in tour come un nomade. La mia vita è un viaggio continuo.

 

Che peso ha il fattore fortuna in un torneo?
Ovviamente c'è un sacco di fortuna coinvolta nel poker. In molti tornei che ho vinto ci sono stati alcune mani folli e bad beat che sono andate a mio favore.

La differenza è che quando i bravi giocatori sono fortunati, sanno ottenere il massimo. Mentre quando sono i principianti ad esserlo le cose cambiano e magari possono perdere meno chip del solito.

 

Un grande problema all’ultimo EPT Malta è stato lo stallo al tavolo. Qual è la tua opinione?
Non ho una forte opinione sul tema. Io non sono necessariamente contro lo stallo, ma penso che dovrebbe essere limitato.
A volte diviene ridicolo, e soprattutto può  rovinare l'esperienza per i giocatori.

 

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Hai anche giocato le WSOP di Berlino, che sono state molto criticate. Qual è stata la tua esperienza?
Mi ricordo che hanno cambiato l'orario di inizio del torneo. Credo che sia stato un grosso errore, e ha sconvolto i piani di un sacco di gente.
Ci sono stati problemi organizzativi con il day 1B del turbo. Non c'erano molti giocatori iscritti, ma alcuni erano già sul luogo e quindi erano molto infastiditi.
Credo però che sia la prima volta succede e gli errori sono tenuti ad accadere. Per me è più importante il modo in cui si rettificano e risolvono.

 

Quindi la cosa non ti ha disturbato?

No, non l'ho ha fatto. C'è sicuramente spazio per migliorare, ma penso che le persone tendono a esagerare quando si lamentano di certe cose.
Inoltre, le persone tendono a confrontarlo con gli eventi di PokerStars, che è un po' ingiusto, perché PokerStars è un enorme sito on-line, che fattura miliardi di dollari, e hanno più soldi a disposizione rispetto alla maggior parte delle altre organizzazioni.

 

Perché le WSOPs in Europa e in Australia sono così ridotte rispetto a Las Vegas?
E' semplicemente una questione di branding. Le WSOP sono iniziate negli Stati Uniti, dove il loro nome ormai è forte.
Io penso che si debba aspettare numeri più bassi in Europa ad esempio. Forse potrebbe cambiare se le WSOP fossero presenti anche online nel vecchio continente.

 

Hai un favorito tra i November Nine?
Per essere onesti, non so chi sono i November Nine, e non ho mai neanche guardato il Main Event.
Io in realtà non seguo molto il poker. Quando non gioco, preferisco fare altro. Questo è il mio modo di stare in equilibrio. Forse dovrei guardarlo un po' di più, in quanto vi sono alcune singole persone da seguire e da cui poter imparare.

 

John Juanda e Jen Harman nella Hall of Fame: gli europei si lamentano di non essere presi in seria considerazione…

Non dobbiamo dimenticare che il poker è stato grande negli Stati Uniti per molti anni, e il boom in Europa è più recente.
Quindi, penso che non è sorprendente che la maggior parte dei giocatori siano americani, perché sono stati in giro per molto più tempo.

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