Ecco perché Sheldon Adelson Ha Comprato Romney con 70 Milioni

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L’altra faccia del finanziamento della politica è Sheldon Adelson. L’uomo che nessuna democrazia vorrebbe trovarsi intorno.

Mentre in Italia i maiali della Polverini hanno fatto scattare sull’attenti una classe politica preparatissima a raccogliere l’assist arrivato dal PDL e riempirsi la bocca con populistiche proposte come quella dell’affabulatore pugliese Nichi Vendola che ha subito annunciato di volersi ridurre lo stipendio di 50.000€ (e qui verrebbe da chiedersi perché non abbia pensato di farlo prima che scoppiasse lo scandalo delle regioni ma, come sempre, la risposta è abbastanza ovvia e si inserisce alla perfezione nella non-campagna del Governatore della Puglia per le primarie del PD), anche dall’altra parte dell’Oceano le cose non vanno poi tanto meglio che da noi.

La campagna delle presidenziali USA, infatti, sembra riuscire a mostrare con un’inesorabile lentezza alcuni dei pericolosissimi limiti legati ad un sistema di finanziamento della politica che gli indignati dell’ultima ora invocano per il Belpaese ma che, altrove, sta generando dei mostri che potrebbero rivelarsi molto più pericolosi della melma nauseabonda scoperta nel Lazio e, c’è da scommetterci, pronta ad affogare altre onorevolissime regioni italiane.

L’allarme del centro Einaudi

Come ben spiegato in un articolo pubblicato nello scorso mese di marzo dal Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, il sistema diffuso di finanziamento privato della politica statunitense nasconderebbe nella sua stessa essenza una serie di scompensi in grado di mettere a rischio l’intera vita democratica di un Paese.

Negli Stati Uniti, come dice il Centro Einaudi “ (…) i privati sono costantemente sollecitati a donare alle campagne elettorali, con donazioni che vanno da un dollaro a milioni.” Specificando anche come “(…) più è alta la donazione, più è alto il rischio che il donatore chieda qualcosa in cambio dal politico che ha foraggiato, in termini di leggi favorevoli, prebende, favori, commesse.”

In questo senso, dunque, appare evidente che si possa arrivare a conclusioni esattamente simili a quelle dello stesso articolo già citato secondo il quale “(…) maggiori sono i poteri della politica, maggiore è l'interesse a influenzarla: sia a monte, tramite il sostegno a candidati e partiti in fase di campagna elettorale, sia a valle, con l'attività di lobbying sui politici eletti.”

Cosa c’entra il poker con tutto questo?

Mitt Romney
Il candidato repubblicano Mitt Romney
 

Pur non condividendo la visione semplicistica di molti appassionati del gioco che, ciclicamente, riempie le pagine dei siti del settore dai tempi dell’UIGEA, non penso che si possa discutere seriamente delle elezioni USA se si parte presupposto che la posizione dei due candidati possa in alcun modo determinare un’influenza sensibile nel risultato elettorale.

Per quanto la lobby del gioco sia comunque ben nutrita, abituata a combattere e sicuramente dotata di portafogli molto forniti, la politica americana ha infatti priorità diverse che rendono determinanti le scelte sul sistema sanitario e sulla regolamentazione dei mercati – per dirne due tra quelle che siamo più abituati a sentire nei telegiornali.

Eppure, nonostante questo, un arzillo vecchietto che in altri Paesi non avrebbe altro da fare che godersi il suo buen retiro in qualche parte della Spagna o del Sud del Portogallo ha scelto di buttare il mondo del gioco nella mischia e provare a renderlo una priorità inserendolo di prepotenza nell’agenda del Partito Repubblicano.

Con un finanziamento record di 70 milioni di dollari, infatti, il 79enne Sheldon Adelson ha deciso di condurre il suo attacco finale contro l’amministrazione Obama provando a comprarsi, de facto, quel Mitt Romney che non ha mai fatto mistero di non essere un candidato esattamente “del popolo”.

Forte di un patrimonio personale valutato da Forbes nell’ordine dei 20 miliardi di Dollari – che lo pone al dodicesimo posto nella classifica dei più ricchi d’America – il CEO del Las Vegas Sands e dunque padrino del mondo del casinò (live) internazionale con interessi tra gli USA, Macao e la Spagna grazie al progetto EuroVegas ha apparentemente scelto di “scendere in campo” approfittando del sistema di finanziamenti privati della politica USA per usare il candidato Mitt Romney come ponte per impadronirsi della parte a lui utile della politica americana.

Israele, fisco e guerra al gioco online valgono l’investimento

Legatissimo al Presidente israeliano Benjamin Netanyahu  - che promuove quotidianamente sulle pagine del quotidiano israeliano Israel Hayom (Israele Oggi), Adelson ha da tempo giurato una guerra aperta all’amministrazione Obama rea, a suo modo di vedere, di aver avviato una serie di indagini sul suo conto (per i reati di riciclaggio in Nevada, corruzione e favoreggiamento della prostituzione a Macao, ndr) proprio a causa delle sue posizioni pubblicamente critiche nei confronti del Presidente in carica.

Israele a parte (che senza dubbio non ha gioito per il supporto ricevuto negli ultimi anni dall’amministrazione Obama), l’impegno di Adelson sarebbe poi giustificato da ragioni più spiccatamente economiche legate alle proposte di abbattimento della pressione fiscale sui grandi patrimoni nonché sulla detassazione dei capitali prodotti all’estero proposta da Mitt Romney.

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Benjamin Netanyahu
 

Numeri alla mano, infatti, l’organizzazione indipendente Center for American Progress Action Fund ha evidenziato come l’arrivo del candidato repubblicano alla Casa Bianca potrebbe rappresentare per Adelson una riduzione del carico fiscale pari a circa 2 miliardi di Dollari. Il che, capirete bene, giustifica anche un investimento mostruoso come quello dei 70 milioni appena donati.

L’approvazione delle idee di Romney porterebbe nelle tasche del super imprenditore di Boston un aumento del suo stipendio annuale pari a 1.5 milioni di Dollari insieme alla possibilità di risparmiare circa 120 milioni di Dollari all’anno grazie alle aliquote proposte sui dividendi.

Ancora, la detassazione dei capitali realizzati all’estero finirebbe per fruttargli qualcosa come 1.2 miliardi di Dollari ai quali vanno anche sommati gli 8.9 miliardi che potrebbero eventualmente seguire l’abolizione di una tassa sulle proprietà immobiliari.

Il peggior nemico del poker online

Da sempre accanito oppositore del gioco online – poker incluso – Adelson aveva ribadito il suo rifiuto a qualsiasi forma di legalizzazione di poker e casino online dichiarando, lo scorso aprile, di non poter accettare l’idea di avere “un casinò in ogni casa d’America”.

Il che, capirete, quando arriva dalla bocca dell’uomo che con i casinò è riuscito a costruirsi un patrimonio di oltre 20 miliardi di dollari – suona tanto ironico quanto chiaramente preoccupato delle conseguenze che l’arrivo del gioco online potrebbe avere sui profitti della sua divisione di Las Vegas, da tempo superata da quella dell’ex colonia portoghese di Macao.

Lo scorso giugno, il quotidiano online Las Vegas Sun si chiedeva se mai Adelson avrebbe provato ad usare il suo potere per influenzare le elezioni nel tentativo di sconfiggere il suo nemico numero uno (Barack Obama)  ed allo stesso tempo rendere ancora più solida la sua posizione nel mondo del gioco americano.

Ora, come fosse nulla, Adelson ha appena mostrato a tutti i suoi 70 milioni di risposte.

Alla faccia della democrazia.

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