E se Londra avesse inghiottito l'EPT?

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Diverso. Rispetto a molte delle altre tappe dell’ EPT, quello di Londra ha innegabilmente qualcosa di diverso.

Qualcosa he lo rende allo stesso tempo impressionante ed inesistente come una nuvola d’agosto: c’è, ma basta girarsi – basta chiudere gli occhi per far finta che non esista. Che non sia mai esistito.

Che cosa lo rende impressionante? Il field.

Girare tra i tavoli del day1b (tristemente per il day1a…ma, si sa, nel poker va così) di ieri è stato un po’ come passeggiare tra le pagine di Wikipedia dedicate ai momenti più belli della storia del poker.

Vedere ai tavoli, uno accanto all’altro, personaggi come Barry Greenstain, Barney Boatman, Marcel Luske e Phil Hellmuth sarebbe di per sé già da brivido – se non fosse che a tre passi da loro ci sono pure Daniel Negreanu, Liv Boeree, Vanessa Selbst e Marvin Rettenmaier.

E che dire di Victoria Coren Mitchell, quella che quando la si poteva chiamare soltanto Vicky faceva finire per la prima volta la Picca dell’EPT nelle mani di una donna  nel torneo delle “tre Vic” (Vic, Vic-tory, Vic-toria) e che oggi appare seducente e sorridente come non mai, fasciata in abito blu elettrico premiato con un posto al tavolo televisivo?

“Qui a Londra ho trovato un field pazzesco”, ci ha detto Giuliano Bendinelli, giovane pro che ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi nella capitale inglese e provare a mettersi alla prova giocando contro gli idoli sacri di chiunque abbia un qualsivoglia interesse nel poker.

Ma al pub suonano i Beatles, e come le parole di Yesterday cominciano a venire fuori dalle casse, diventa subito chiarissimo perché anche un’EPT dal field così impressionante non sia destinato ad essere altro che l’effimera rappresentazione di un sogno che, in fin dei conti, potrebbe anche non esistere affatto.

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Liv Boeree al pub dopo il suo Day2
 

Sono a cinquanta passi dalle Grand Connaught Rooms, settanta forse – ma non uno di più.

Davanti a me Liv Boeree si riprende dalla sua uscita al Day2 con una birra seduta sotto al sole grigio di Londra.

E per quanto lei sia una delle giocatrici più desiderate, per quanto lei sia quella che è statat in grado di vincere l’EPT Sanremo dei record - …qui è nessuno.

Nulla più di una bella ragazza dai capelli lunghi che si gode una pinta in una bella giornata autunnale nel cuore di Londra.

Nulla più delle altre dieci belle ragazze dai capelli lunghi che si godono una pinta in una bella giornata autunnale nel cuore di Londra.

“La location è perfetta” mi ha detto ieri Dario Minieri, uno dei pochissimi italiani ad avere un braccialetto delle WSOP in cassaforte.

“Esci dal torneo e sei subito nel centro di Londra” – una città che può tranquillamente permettersi di ignorare anche soltanto l’esistenza dell’European Poker Tour.

“Che c’è qua davanti?”

“Un torneo di poker, credo.”

La conversazione è di ieri, e l’ho ascoltata all’Hercules Pillars, il pub comodamente sistemato esattamente davanti all’ingresso dell’EPT in cui tutti sembrano essere così British da potersi permettere di ignorare l’enormità di quello che nel frattempo si consuma nelle sale del Grand Connaught.

Quasi il cecchino finlandese Lauri Pesonen, il vincitore dei PokerListings Awards Luca Moschitta e Victoria Coren Mitchell – che un tempo si faceva chiamare solo VIcky – non fossero lì, gomito a gomito a lottare per scrivere il loro nome nel grande libro della storia del poker.

I Beatles sono andati, Yesterday è stata rimpiazzata da Lana del Rey. Della mia birra non rimane che la schiuma. Liv è scomparsa tra la folla.

Forse è arrivato il momento di ricominciare a sognare e di tornare tra i tavoli del Day2 dell’European Poker Tour. Sperando che esista ancora, che Londra – impegnata come è, non lo abbia già inghiottito.

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