Dutch Boyd: "L'industria del poker sta morendo"

WSOP day3 053

Arthur Crowson ha avuto modo di parlare con un giocatore che, più di tutti, sa cosa vuol dire provare gli alti e i bassi dell'industria del poker.

Aveva cominciato agli inizi del 2000, spinto come tanti altri dalla visione di Rounders. Si era dimostrato subito uno dei maggiori talenti del poker, il giovane Russell 'Dutch' Boyd. Tanto che nel 2003 chiuse 12° il Main Event delle WSOP. Sì, proprio quello vinto da Chris Moneymaker.

Da lì in avanti, i successi alle World Series (due braccialetti) e soprattutto la creazione del sito di poker online PokerSpot, che avrebbe potuto distruggere la concorrenza di PokerStars e Full Tilt, ma che invece cadde in fallimento e lasciò i propri clienti senza la possibilità di accedere ai propri conti.

Nell'ultimo anno, Boyd è stato impegnato nella scrittura di Poker Tilt, il libro per il quale ha raccolto fondi attraverso Kickstarter. Una pubblicazione che promette scintille, uno sguardo brutale e onesto sul mondo del poker, sulla vita e su ciò che sta in mezzo. Il nostro Arthur Crowson ha avuto modo di intervistare il trentaduenne professionista: vi riportiamo le parti più salienti.

 

Com'è scrivere un libro rispetto a giocare a poker?

Dutch Boyd: È stato un anno molto duro. Pensavo ci avrei messo due mesi, ce ne ho messi dodici. Un processo durissimo. A volte pensavo che non ce l'avrei mai fatta a finirlo. Probabilmente non ce l'avrei fatta, se non fosse stato per Kickstarter. Mi sono sentito obbligato.

Quando un paio di centinaia di persone hanno pagato per un libro che ancora non hai finito, sei più motivato.

Nel complesso è stato molto diverso. È stato bello. Mi sembrava di creare qualcosa, una volta tanto, invece di prendere semplicemente qualcosa.

Questo in pratica è il poker. Uno dei problemi è che la gente perde. Il risultato è un'industria che prende solo e non crea.

Per quanto riguarda scrivere un libro, è stata un'esperienza rinvigorente. Mi sono sentito come se stessi creando qualcosa che esisterà anche quando io non ci sarò più.

Una volta che hai scritto un libro, è per sempre. Non dico che lo leggeranno anche fra cent'anni, ma sicuramente ci sarà ancora.

Amo il poker, ma vorrei cambiarlo in molti aspetti. Vorrei eliminare i casinò e fare come nel bowling o negli scacchi, non come nel blackjack o nel videopoker. Sfortunatamente il poker deve competere con le slot machine e il gambling, in un ambiente che si basa tutto sul profitto.

 

dutch boyd 8526

Il tuo è un libro molto personale. Non pensi di esserti bruciato qualche ponte, scrivendolo?

Sicuramente. Non è che ho chiesto il permesso per scriverlo. È una di quelle cose per le quali meglio chiedere perdono che permesso.

Sono sicuro che ci sono molte cose, nel mio libro, che in tanti non apprezzeranno. Non tutti ne vengono fuori bene. Ci sono molte cose che io stesso non apprezzo, di me! Credo sia giusto. Ma comunque ho cercato di non distruggere nessuno.

 

Credi che l'industria del poker stia morendo?

Sta sicuramente morendo. È insostenibile, perché in pratica è come una grossa piramide. Tutto si riduce ai migliori giocatori e agli operatori.

Gli operatori sono quelli che guadagnano di più. E i media, che si prendono la loro fetta. Sta morendo e deve morire perché è un enorme gioco a somma negativa.

Quando penso ad Annie Duke - ero uno di quelli che si era qualificato per il freeroll di Epic da 1 milione di dollari - mi rode aver praticamente perso 40.000 dollari di equity. In pratica è stata una grossa frode.

Non ce l'ho direttamente con lei (anche se in pratica ha fregato i migliori 200 giocatori del tour), perché credo che fosse in buona fede e stesse cercando di far funzionare qualcosa, nel poker, che fosse a somma positiva.

Ecco perché il gioco deve morire, o comunque morirà. Alla fine non ci saranno più nuovi giocatori da inserire. Annie e Jeffrey Pollack almeno hanno tentato di fare qualcosa di positivo, dove gli sponsor mettevano qualcosa in ballo.

Ci serve che la Miller e la Budweiser spendano i loro soldi. Ci servono gli sponsor della NASCAR.

 

Ora che farai? Giocherai le WSOP?

Sì, ho un bel programmino. Giocherò 25 eventi. Forse di più. Spero di riuscire a fare buoni risultati quest'estate. Voglio vendere il mio Poker Tilt. Dovrebbe essere stampato tra una decina di giorni. La versione digitale sarà in vendita su PokerTilt.com questo fine settimana.

Il mio futuro? Non lo so. Questo è stato un progetto enorme.

Mi prenderò una pausa, adesso mi sto dando anche un po' al web design, quindi potrei abbandonare il poker. Per il momento mi preparo alle WSOP e cercherò di concentrarmi "sulla prossima mano".

 

 

Ti preghiamo di ricontrollare i dati inseriti

Si è verificato un errore

Devi attendere 3 minuti prima di poter postare un nuovo commento

Non ci sono commenti