Doyle Brunson di nuovo sotto i ferri per un melanoma

doyle brunson2

La sorte si accanisce contro il leggendario giocatore di poker, alle prese con il terzo tumore della sua vita. Per fortuna che i medici lo hanno individuato nelle fasi iniziali.

Non c'è due senza tre. Un detto che Doyle Brunson avrebbe smentito volentieri, dato che non si parla di vittorie o di braccialetti WSOP. 'Texas Dolly', infatti, finirà nuovamente in sala operatoria per la rimozione di un melanoma: è la terza volta che il professional poker player viene colpito da questo tipo di tumore.

In totale, si tratta del dodicesimo intervento chirurgico che il 10 volte vincitore di un braccialetto alle World Series of Poker dovrà affrontare. "Semplice o meno, sarà l'operazione numero 12. Giocherò molto a poker prima di andare sotto i ferri, perché dicono che prima di schiattare si è fortunati", ha twittato il campione, cercando di esorcizzare la situazione.

Fortuna vuole - per modo di dire - che i medici gli abbiano diagnosticato il melanoma alla testa per tempo, quando ancora il tumore è nelle sue fasi iniziali: "Si tratta del mio terzo melanoma, me l'hanno confermato oggi. Fasi iniziali, dovrebbe essere un'operazione semplice. Fortunatamente ce l'ho in testa e tutti sanno quanto io sia uno zuccone", ha aggiunto Brunson.

In ogni caso, affrontare un'operazione chirurgica del genere alla veneranda età di 81 anni non sarà certo come farsi un picnic al parco. E di certo per Doyle non sarà piacevole ricordare nuovamente un'esperienza attraverso la quale è già passato.

La prima volta risale al lontano 1962, come ha raccontato lo stesso player texano nella prefazione al suo libro SuperSystem, ancora oggi definito come la Bibbia del poker. Fresco di matrimonio e già in attesa del primo figlio, Brunson si vide diagnosticato un tumore maligno al collo.

Gli specialisti suggerirono un'operazione immediata, con il solo scopo di prolungare la sua vita per permettergli almeno di vedere la nascita del figlio. Ma il cancro sparì, sorprendendo gli stessi medici che non credevano possibile che Brunson avrebbe potuto vivere ancora molto a lungo.

Una battaglia, questa, che Brunson ha vinto e che si aspetta di vincere nuovamente. D'altra parte, vincente  è un aggettivo che gli si addice. "Perché odio i tornei di poker? Perché non mi piace giocare a poker aspettandomi di perdere", ci ricordava giusto lo scorso gennaio. E a quanto pare, al buon Doyle non piace perdere nemmeno nella vita vera.

Se lo rivedremo di nuovo in gioco alle WSOP 2015? Probabilmente questo no. Sebbene Brunson sia ancora molto attivo nel panorama del cash game high stakes live, i tornei non fanno più per lui, e non solo per il motivo di cui sopra. "Giocare tante ore e tanti giorni di fila ormai per me è come essere investito da un tir", dichiarava alle scorse WSOP. Peccato, perché il Main Event perde uno di quei giocatori che hanno contribuito a renderlo leggendario.

Ti preghiamo di ricontrollare i dati inseriti

Si è verificato un errore

Devi attendere 3 minuti prima di poter postare un nuovo commento

Non ci sono commenti