Non Basta Fermare la SOPA: Calvin Ayre Rischia 25 Anni

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Le autorità americane hanno chiuso un sito canadese per riciclaggio e gioco illegale. Che in Canada, però, è completamente legale. Siamo alla censura globale?

Nonostante proposte di legge come SOPA e PIPA stiano incontrando una fortissima ed inaspettatamente unita opposizione, alcuni allarmanti avvenimenti ci portano a pensare che molto presto potremmo ritrovarci all’interno di una stranissima guerra condotta senza proiettili, senza confini e, cosa ancora più allarmante, senza il rispetto di alcuna legge.

Ogni Sito .com Può Essere a Rischio

Mentre il mondo discute dell’opportunità di limitare la libertà della Rete e mentre le autorità americane fanno sensazione con le loro campagne contro il gruppo di file sharing MegaUpload ed il sito di ebook Library.nu, una notizia pubblicata da Russia Today nel fine settimana ha finito per far mancare il fiato alla comunità del poker internazionale arrivando dritta e decisa come un ben assestato pugno nello stomaco.

Secondo RT, infatti, il miliardario canadese Calvin Ayre sarebbe stato accusato di essere colpevole del reato di gioco online illegale e riciclaggio di denaro sporco.

Secondo le autorità americane, Ayre e quattro dei suoi colleghi sarebbero infatti implicati in pagamenti illegali a giocatori online per un ammontare complessivo di quasi 10 miliardi di dollari – cosa che potrebbe tradursi in una pena dell’ordine di 25 anni di reclusione.

La notizia shock ha ovviamente portato una ventata di paura nell’industria, dal momento che rischia di creare un pericolosissimo precedente secondo il quale, per il solo fatto di possedere un sito .com ed indipendentemente dal luogo in cui questo ed il suo proprietario si trovino, si possa rischiare di essere soggetti alle (più che restrittive) leggi USA sulle attività online.

Ritenendo opportuno applicare le leggi in vigore sul gioco online, le autorità americane hanno infatti proceduto alla chiusura del sito Bodog.com (ma non degli altri siti dello stesso gruppo Bogdan: bodog.eu e bodog.co.uk) in seguito ad una precisa ordinanza della Corte Federale.

Il gruppo Bodog è stato fondato dal cittadino canadese Calvin Ayre, il quale è stato accusato di aver operato illegalmente nel settore del gioco tra il giugno 2006 ed il gennaio 2012 oltre che di aver orchestrato un sistema di riciclaggio di denaro sporco.

Nota a margine: il sito non è negli USA

Il particolare più pericoloso della vicenda, quello che ci fa capire con quale gli Stati Uniti stiano cercando di portare a termine il loro progetto di regolamentazione della Rete, è dato dal fatto che il sito Bogdan.com sia registrato non negli USA ma in Canada, nazione nella quale il gioco online – e dunque le sue attività – è perfettamente legale.

Nonostante questo, il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha giustificato la chiusura del sito citando sospetti movimenti di fondi su e da conti bancari fuori dai confini nazionali.

Clavin Ayre, dal canto suo, ha reagito alla vicenda pubblicando una nota sul proprio sito con la quale ha condannato il gesto delle autorità americane ed ha affermato come gli Stati Uniti non abbiano agito secondo diritto dal momento che, stando alle leggi internazionali, il gioco d’azzardo online sarebbe da considerarsi legale al 100%.

Nel messaggio pubblicato sul sito, Calvin Ayre ha anche affermato che: “considero l’accaduto come un abuso del sistema di giustizia criminale americano attuato per aiutare le grandi corporazioni statunitensi. Il fatto che il gioco d’azzardo online sia legale a livello internazionale è un dato di fatto”.

Paura nella comunità internazionale

L’episodio non è ovviamente passato inosservato anche al di fuori della comunità pur nutrita del poker online ed ha causato una reazione unanime di condanna verso l’abuso compiuto dalla giustizia americana.

Numerosi attivisti online, infatti, considerano questo come l’ennesimo simbolo del tentativo statunitense di estendere la propria giurisdizione verso i siti con dominio .com, cosa che significherebbe mettere nelle mani degli USA la possibilità di perseguire legalmente chiunque utilizzi un sito .com per delle attività che – pur essendo totalmente legali in patria, non godrebbero dello stesso status in America.

“Nonostante SOPA sia al momento in un vero e proprio limbo, la realtà delle cose è che la legge americana sta cercando di imporsi su tutti i domini .com, .net, .org, .biz e forse anche .info” ha scritto Mark Jeftovic CEO di easyDNS, una multinazionale dell’hosting su Internet.

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