Dan Harrington “Raggiungere il successo ti rende pigro e soddisfatto”

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Abbiamo incontrato in Irlanda Dan Harrington, autore del libro più famoso sull'Hold’em, per scoprire di più sul suo passato e sulla sua presunta immunità al Tilt.

Durante l'ultimo giorno dell'Irish Open, siamo finalmente riusciti a incontrarci con l'eroe definitivo di questo gioco. Non era così lontano da casa come pensavamo.

Dan ha infatti origini irlandesi ed è anche per questo che l’Irlanda e il circuito dell’Irish Open sono le sue tappe preferite.

 

PL: Hai potuto vedere il poker ai suoi albori e nei tempi moderni. Come hai vissuto i cambiamenti e lo sviluppo?

DH: Mettiamola in questo modo. Ho lasciato il poker nel 1996 per entrare nel mondo degli affari. Sono restato lontano dalla scena fino al 2003, quando il poker esplose in TV.

Vidi i giocatori seduti ai tavoli di No Limit Hold’em e così pensai, ehi, mi ricordo come si gioca a questo gioco, e anche questi ragazzi sanno come si gioca, quindi sono ritornato dalla pensione e sono riuscito a ottenere ancora un paio d'anni di successo.

Sono riuscito a scrivere e pubblicare un libro sul poker che ha avuto buoni risultati alle vendite, e questo per me racchiude tutto il senso del cambiamento che ha vissuto questo gioco.

Il gioco infatti era morto negli anni '90, poi nel 2003 è risorto grazie a Internet e alla televisione, e ora è ritornato nuovamente a un punto di stallo.

Forse se riuscissimo a trovare una forma di regolamentazione negli stati che potesse spingerlo di nuovo in auge tutto cambierebbe.

 

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PL: Perché ti sei ritirato dal poker dopo aver raggiunto un grande successo? Hai vinto il Main Event nel 1995.

DH: Volevo creare qualcosa con i soldi che avevo vinto, e volevo investirli al di fuori del poker. Ho avviato una compagnia con alcuni partner.

I risultati sono stati buoni; infatti, la compagnia si è unita ad altre di Wall Street. Fungiamo da ponte finanziario e portiamo a termine affari nel campo immobiliare.

Le opportunità di ottenere denaro nel poker nella metà degli anni '90 stavano diminuendo. Nel 2003 e 2004 stavano invece tornando a essere interessanti e per questo sono tornato nella scena.

 

PL: Anche prima che tu iniziassi a giocare a poker, ti piaceva giocare a scacchi e backgammon.

DH: Si, gli scacchi sono stati il mio primo amore. Giocavo molto quando ero all'università. Poi mi sono un po' allontanato dagli scacchi dedicandomi al backgammon. Mi sono dedicato a questo gioco per un paio di anni e sono riuscito a vincere un torneo importante.

Poi ho lasciato questa disciplina per dedicarmi seriamente al poker, ancora una volta con successo e poi ho abbandonato anche questo mondo.

Non sono mai tornato a giocare a scacchi, perché era necessario migliorare costantemente per restare alla pari con i migliori.

 

PL: Si dice che tu non subisca gli effetti del tilt.

DH: Potrei dire che il fattore tilt influisce meno su di me, se comparato ad altre persone, ma non ne sono immune.

Attualmente, più invecchio, più diviene difficile controllarmi. La ragione è che non ho più lo stesso desiderio; ho vinto così tanto che mi sembra sempre più difficile controllare le mie emozioni.

Non significa semplicemente più niente per me. Non so come facciano questi sportivi che continuano ad avere successo anno dopo anno.

Una volta che raggiungi il successo in qualche ambito, questo ti rende pigro e soddisfatto, ed è difficile superare questo stato e personalmente non ne sono in grado.

 

PL: Puoi ricordarti una situazione nella quale qualcuno ti ha fatto entrare in tilt?

DH: Mi ricordo delle situazioni nelle fasi finali dei tornei quando venivo eliminato a causa di una bad beat, intendo una situazione nella quale ero favorito 4:1.

Questo poteva farmi andare in tilt, ma fortunatamente non era possibile perché ero già stato eliminato.

Ora la situazione odierna, nella quale è stato coinvolto Donnacha*, quando il suo avversario non doveva più prendere una decisione, una situazione come questa mi avrebbe fatto impazzire.

Intendo quando il giovane incastra il nuts assoluto e poi attende tre minuti prima di mostrare la sua mano. Forse pensava di essere 'off-suit', e sono sicuro che se qualcuno gli e lo domandasse risponderebbe proprio in questo modo.

 

PL: Ci sarà mai un “Harrington on Hold’em 4”?

DH: No. È tutto finito. Sono stato coinvolto in 6 libri inerenti al poker che hanno ottenuto un buon successo. Il settimo non lo ottenne perché il poker era in declino, e non credo ci sia più un mercato.

Le vendite mostrano perfettamente come il poker sia declinato in molti paesi. Per cambiare questo dobbiamo lavorare per regolamentare nuovamente il poker online.

* L'evento in questione era uno slowroll con il finalista tedesco Andreas Gann, che ottenne al flop il nuts assoluto e poi attese un tempo, che apparve troppo lungo, per mettere nel piatto il resto delle sue chip.

Il suo avversario O’Dea aveva una doppia coppia e incastrò un full house al river. Tutto il pubblicò si esaltò all'ultima carta.

L'incidente fece scattare una serie di commenti non simpatici in Internet, e nessuno dei giocatori al tavolo finale volle stringere la mano a Gann.

Qui è possibile vedere lo slowroll:


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