Dal BoM alle WSOPE: la storia di Salvatore Fusco

"La parte più bella del mio lavoro? Sicuramente viaggiare"

Turni lunghissimi, vita con la valigia ed enormi responsabilità sulle spalle: ecco cosa vuol dire veramente essere un dealer di poker

Ad un mese dall’ultima mano del Battle of Malta, trovare ai tavoli delle WSOPE Salvatore Fusco ha un che di familiare e sorprendente allo stesso tempo.

Perché, per quanto la location sia immensamente diversa, lui è sempre lì – con il suo sorriso impeccabile a dare il benvenuto ai player delle World Series of Poker in scena ad Enghien-les-Bains o, se preferite, (quasi) Parigi.

“Ho cominciato quasi due anni fa”, mi racconta mentre si gode uno dei break del torneo. “Ma questo per me non è un lavoro. Per me è più un hobby per il quale vengo pagato – e mi piace sia così”.

“Essere pagati per il proprio hobby è meraviglioso”

Nonostante la sua giovanissima età ed un’apparenza che trasuda innocenza, Salvatore ha già dalla sua un buon numero di storie interessanti, prima di tutte quella che lo ha portato a saltare nei meandri del mondo dei casinò dopo esser passato per un lavoro “normale”.

“Sono stato un normale impiegato in una società italiana prima di diventare un dealer – e quello era noioso e molto stancante. Dopo una giornata di lavoro ero esausto.

“Quindi ho decido di provare e mi sono iscritto ad un corso per diventare un croupier durante il quale ho imparato giochi come la roulette, il blackjack ed, appunto, l’Hold’Em”

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I dealer, la vera "immagine" dei tornei di poker
 

“Ora può capitare di avere turni che ci richiedono di stare al casinò anche per 15 ore di seguito, ma mi pesa comunque di meno del lavoro da impiegato. Davvero, quando sono ai tavoli mi sembra di passare del tempo con un mio hobby, per me non è soltanto un lavoro.”

E non è tutto, perché – oltre ad essere un “hobby lucrativo”, la vita del dealer include altri interessanti vantaggi che aiutano a sopravvivere anche ai giorni più stressanti.

“Mi piace andare a bere e mangiare qualcosa con i colleghi dopo lunghe giornate di lavoro, aiuta a rilassarsi ed a godere della parte del giorno che rimane.

“E poi, se dovessi indicare la parte più bella in assoluto di questo lavoro, direi che è il modo in cui mi permette di viaggiare e visitare posti in cui altrimenti non andrei mai.”

Perché Salvatore è partito da Venezia, ha calcato il palcoscenico del BoM 2013 ed ora è qui con noi ad Enghien-les-Bains prima che il circuito gli chieda di fare la sua magia da qualche altra parte una volta che il primo shuffle up and deal di un nuovo torneo sarà lanciato un un’altra sala.

La carriera parte sempre in Inghilterra

“Un'altra cosa che mi piace moltissimo del lavoro è che ci rende dei veri e propri ambasciatori degli eventi per i quali lavoriamo. Sai, alla fine siamo noi quelli che stanno a diretto contatto con i player.”

Ed allora, mi domando – ma come si fa ad avere un’occasione come la sua per vivere il poker da protagonista senza dover necessariamente sborsare un buy-in dopo l’altro?

Come si fa ad entrare in questo circolo di persone a cui lavorare sembra un hobby ed alle quali è richiesto di viaggiare per il mondo per essere il volto dei migliori eventi del circuito da presentare ai faccioni dei più importanti player di tutto il mondo?

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"Il posto per cominciare la carriera? Londra. Senza alcun dubbio"
 

“Ho cominciato un corso per diventare un croupier nel settembre del 2010. Il corso è andato bene e poi…poi sono stato fortunato.”

Quella che Salvatore chiama fortuna è il fatto di essere nato a Venezia, casa del casinò più antico del Pianeta.

“Una volta finito con il corso sono andato a Londra, perché quello è il posto da cui cominciano tutti.

“Poi ho avuto fortuna. Vivo vicino a Venezia ed il casinò ha cominciato a chiamarmi come ruota di scorta. Questo mi ha imparato a conoscere le persone giuste ed avere i contatti giusti.

“Ora viaggio lavorando tra Venezia, il WPT, le WSOPE ed altri eventi come il Battle of Malta di PokerListings.”

E tutto questo grazie ad un buon inglese (“diciamo che almeno al tavolo riesco cavarmela”), una fedina penale immacolata ed un auto controllo da maestro Zen.

“Per ottenere il lavoro devi portare il tuo casellario giudiziario per dimostrare di non avere mai avuto problemi con la giustizia. Poi aiuta anche essere giovani e parlare almeno un minimo d’inglese”. Perché altrimenti la vita al tavolo potrebbe facilmente trasformarsi in un incubo.

“Qualche volta i player cominciano a lamentarsi finendo per provocare gli altri giocatori se non il dealer stesso.”

Che fare in queste occasioni? “In quei momenti è importantissimo riuscire a controllarsi al meglio ed essere il più professionali possibile.”

Che poi, nel caso di Salvatore, si traduce in un semplice “li lascio parlare e cerco sempre di rispondere con un sorriso. Un sorriso al tavolo può risolvere molti più problemi di quanto non si immagini.”

Cari principianti: occhio a come toccate le chip

“I peggiori giocatori che mi sono capitati al tavolo? Senza dubbio gli italiani” continua Salvatore con quella che nel poker sarebbe una chiarissima insta-call alla mia domanda.

“Fanno confusione, parlano troppo ed a voce troppo alta durante le mani di gioco – senza dubbio i peggiori che mi siano capitati nel circuito, anche se poi so che a generalizzare si sbaglia sempre” spiega prima di cominciare a lodare i player del Nord Europa.

“Sono molto più educati: non parlano troppo e mettono dentro bui ed ante da soli, senza che lo debba ricordare io.”

Ma Salvatore non è contro soltanto i player italiani o che fanno troppa confusione – perché, in fondo, ne ha anche per quei ragazzini con la mano incollata all’iPhone per cui il resto del mondo (e del tavolo) potrebbe benissimo far a meno di esistere.

“Quelli li odio – sono di gran lunga i peggiori di tutti. Non si accorgono neppure di essere al tavolo. Ogni volta che gli capitano i bui bisogna svegliarli e ricordargli che stanno giocando ad un tavolo di poker live”.

Ed in caso vi sia mai capitato di domandarvelo almeno una volta – , i dealer si accorgono dei tell e sono in grado di riconoscere il grado di abilità dei giocatori dal loro modo di comportarsi al tavolo.

“Distinguere i regular dai principianti è abbastanza facile.

“Anche solo dal modo in cui toccano le chips, dal modo in cui le controllano per essere sicuri del loro valore – lo vedi subito se un player è già stato al tavolo oppure no” e rischia di trasformarsi nel pollo-preda di tutti gli altri giocatori.

Parola di dealer – noi vi abbiamo avvertiti.

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viola 2013-10-27 04:40:29

Ma come hai fatto a lavorare a Venezia ?