Cosa succede al poker quando l'online viene meno?

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Ancora una volta sono migliaia i giocatori iscritti al Main Event delle WSOP, ma quest'anno sono sorti diversi dubbi sul futuro dell'economia di questo gioco.

Negli anni scorsi, sia PokerStars sia Full Tilt Poker hanno giocato un ruolo importante alle WSOP, ma quest'anno Full Tilt è stata completamente assente, per ovvi motivi.

PokerStars, che invece ha ristretto l'offerta ai mercati al di fuori degli Stati Uniti, ha fatto qualificare pochi giocatori rispetto al solito.

Brian Balsbaugh, rappresentante di Poker Royalty, ha calcolato che questi due siti, più alcuni altri, pompavano nelle casse delle WSOP dai 3 ai 5 milioni l'anno tramite i giocatori qualificati.

Gli ultimi due anni hanno fatto scendere queste cifre quasi a zero.

Anche Josh Arieh, già sponsorizzato in passato da Bodog Poker e da Full Tilt Poker, pensa che il modello di poker attuale sia insostenibile senza gli sponsor.

"Al rimo in cui il poker sta viaggiando nessuno riuscirà a guadagnare", ha dichiarato. "Ci saranno solo pochissimi - i Mercieri, i Grospellier e così via - che vinceranno. Solo i giocatori di livello mondiale, insomma".

Arieh, uno dei giocatori più noti agli inizi del nuovo millennio, si è ritirato dal poker alla fine delle WSOP 2012, dicendo in tutta sincerità di non riuscire più a guadagnare soldi giocando.

Tra i 'grandi quattro' del poker - Daniel Negreanu, Phil Hellmuth, Phil Ivey e Doyle Brunson - solo Negreanu attualmente è sponsorizzato da un sito di poker online.

Non solo i nomi più altisonanti tra i professionisti stanno soffrendo la situazione, dato che Full Tilt per esempio offriva dei contratti da Red Pro anche a giocatori meno noti.

Questi accordi non erano sempre succulenti per i Red Pro, ma almeno riducevano la varianza ai grinder dei tornei. La mancanza di questi accordi ha svolto un ruolo importante nella decisione di Arieh di abbandonare il poker.

I giocatori americani senza sponsor dopo il Black Friday

Dopo il Black Friday, praticamente nessun giocatore americano ha più fatto parte di una poker room online.

Jean-Robert Bellande, che aveva un accordo con Bodob Poker, ritiene però che le cose saranno diverse quando finalmente il poker online sarà regolamentato anche negli States.

"Ora come ora è praticamente impossibile ottenere una sponsorizzazione con un sito di poker online", ha dichiarato. "Penso che cambieranno le cose non appena cambierà la legge americana".

Bellande è uno dei pochi giocatori che ha trovato uno sponsor che non sia un sito di poker online: attualmente rappresenta l'Aria Casino quando gioca i tornei live.

"Alcuni, come me, sono fortunati da avere uno sponsor 'terrestre'. L'Aria Casino è stato fantastico, e sono molto contenti del lavoro che abbiamo svolto. Probabilmente abbiamo la poker room più famosa di Vegas", ha aggiunto Bellande.

Sono davvero pochi i giocatori così fortunati da avere un casinò importante alle spalle, perché altri sponsor non sono in grado di offrire cifre neppure lontanamente simili a quelle offerte dalle poker room prima del Black Friday.

Anche i giocatori europei non se la passano bene

La mancanza di sponsor tra i giocatori di poker non si limita agli americani.

Annette Obrestad, vincitrice del primissimo Main Event delle WSOPE, è una giovane, abile giocatrice europea, ma le ci è voluto davvero parecchio tempo prima di siglare un accordo con il suo sponsor attuale, Lock Poker, dopo la sparizione di Full Tilt.

"È davvero difficilissimo ottenere uno sponsor al giorno d'oggi", ha detto la Obrestad.

"Persino io ho fatto fatica. Non riesco a immaginare cosa possano passare gli altri. Io sono una ragazza, già solo per questo ho un vantaggio. Ma ci sono tantissimi giocatori che forse si meritano più di me di ottenere uno sponsor".

Nonostante la mancanza del supporto dei siti di poker online, le WSOP se la sono cavata piuttosto bene negli ultimi due anni, anche se quest'anno i numeri sono in leggero calo.

Quest'anno il Main Event ha attirato 6.598 giocatori, che è una cifra altissima considerata la mancanza dei giocatori sponsorizzati. Comunque si tratta di un numero ben lontano dagli 8.773 del 2006, prima dell'istituzione dell'Unlawful Gambling Enforcement Act.

Legalizzare il poker negli Stati Uniti

Il vero test potrebbe essere rappresentato dalle WSOP 2013, quando gli ultimi dollari provenienti dall'online saranno stati utilizzati, e molti giocatori di poker a tempo pieno saranno passati a carriere con più opportunità.

"Fino a quando il poker online non sarà legalizzato e non arriveranno soldi freschi dai siti e da nuovi giocatori che impareranno a giocare, la situazione non cambierà", ha dichiarato Arieh.

Pare che il poker online sia sempre più vicino a diventare una realtà negli Stati Uniti, dato che le aziende di Las Vegas, come la Station Casino e il South Point Casino, recentemente hanno lanciato i propri siti di poker online a soldi finti. Ma con la legalizzazione del poker negli Stati Uniti nasceranno altre questioni.

Non è chiaro quale sarà il regime fiscale, quale sarà la rake e quanto costeranno le licenze. Se la rake sarà troppo alta, vivere di poker potrebbe essere impossibile persino per i giocatori migliori.

Ovviamente lo scenario peggiore potrebbe rivelarsi ottimo per gli amatori, che non dovranno più affrontare tanti professionisti dell'online sponsorizzati nei tornei da 1.500 dollari delle WSOP di Las Vegas.

Il problema è che anche i montepremi potrebbero essere molto, molto meno grossi.

Qualsiasi cosa accada, la struttura dell'economia del poker potrebbe essere molto diversa da qui alle WSOP 2013.

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