Comunicazione Non Verbale: i “tells”, Mike Caro e Desmond Morris

poker tell

Forse in nessun altro ambito professionale vi è un’attenzione così maniacale ai segnali involontari del corpo. Nel poker anche un battito di ciglia può fare la differenza.

Fiumi di inchiostro sono stati versati sul ruolo fondamentale che riveste in questo gioco la comunicazione non verbale.

L’argomento ha affascinato anche specialisti di altre materie, tra i quali l’etologo inglese Desmond Morris (1928) ne “L’animale uomo”. In questo suo libro dell’inizio degli anni Novanta Morris analizza tutti gli aspetti della nostra esistenza.

Un etologo al tavolo verde

In un capitolo sul linguaggio del corpo Morris parla anche del valore che questo assume per i pokeristi. “Il giocatore che riesce a nascondere la sua soddisfazione per una buona mano o la sua delusione per una cattiva – scrive Morris - può ricavare dal suo autocontrollo cospicui guadagni”.

Morris Desmond

Con particolare riferimento alle World Series of Poker, l’etologo enuncia le tre principali tecniche di dissimulazione adottate dai pokeristi: la statua, il falso pagliaccio e la segnalazione deviata.

Nella prima il giocatore ricerca al massimo l’impassibilità, spesso con l’ausilio di occhiali scuri, effettuando con le mani il minor numero di movimenti possibile nel toccare le carte e nel porre le fiches al centro del tavolo. “E’ come giocare con una macchina, un robot ben programmato” spiega l’etologo.  A riguardo Morris racconta la mano finale delle Wsop del ’93 tra Jim Bechtel e Glen Cozen.

Scrive Morris: “Il vincitore (Jim Bechtel, ndr) mantenne per tutta la gara un viso talmente privo di espressione che poi ebbe qualche difficoltà a riprendere i suoi normali atteggiamenti.

Quando alla fine vinse il milione di dollari, dopo questo momento di trionfo, si alzò portandosi al centro della sala.

Mentre si allontanava, il suo volto era ancora senza espressione. Soltanto quando raggiunse il lato della sala e fu abbracciato con grande eccitazione dalla moglie e dalla figlia, finalmente, si lanciò in un largo sorriso trionfante”.

 

Fate i pagliacci con moderazione

mike the mouth

La strategia del falso pagliaccio, invece, vede il giocatore esibirsi in uno “spettacolo ininterrotto”, allo scopo di spiazzare l’avversario con messaggi fuorvianti, sovente diventando logorroico o facendo allusioni sessuali.

In questo caso, tuttavia, si può rischiare di diventare molesti: nel corso delle ultime World Series of Poker è successo a Mike Matuson “The Mouth”, sanzionato con un giro di penalità durante il torneo da 2500 dollari di Omaha/Seven Card Stud High Low. (leggi le dichiarazioni della Shulman sull’accaduto)

Invitato dal floorman ad allontanarsi momentaneamente dal tavolo, Matuson avrebbe preso a male parole anche il responsabile del torneo, che gli ha quindi inflitto un giro di penalità. La terza tecnica della segnalazione deviata, infine, consiste nel palesare apertamente sentimenti quali soddisfazione o rabbia per la mano: queste manifestazioni, però, non hanno nulla a che fare con il reale stato d’animo.

 

I principali “tell”

L’etologo inglese esamina successivamente i più comuni tell, segnali del corpo che anche i più esperti faticano a celare.

Può significare una mano cattiva:

-          Uno sguardo più lungo del solito alle carte

-          Quando il pokerista fissa con maggiore insistenza gli altri giocatori

-          Gesti esagerati o “teatrali” durante la puntata

Può rivelare invece una mano buona:

-          Un battito delle palpebre più frequente, segno che il giocatore è eccitato

-          La dilatazione delle pupille

-          Dopo aver visto le carte, il pokerista guarda per un istante le fiches, volgendo quindi lo sguardo da un’altra parte

-          Il giocatore evita il contatto visivo con gli avversari

-          Il pokerista ripone le fiches sul tavolo in modo tranquillo, ordinato e preciso

In linea generale, comunque, con una buona mano lo sguardo del giocatore sarà più sfuggente. (Approfondisci l’argomento leggendo il nostro blog post 10 modi per scovare chi sta mentendo in una partita a poker)

 

Mike Caro rivela i trucchi

caro mike

Il teorico del poker Mike Caro ha dedicato all’argomento il libro “Caro’s book of poker tells”, uscito nel 2003 (leggi di più su i 10 tells più comuni del poker). Sempre sui tells, la pubblicazione di Doyle Brunson “Super System: a course of power poker” (1978) ospita un contributo dell’esperto statunitense soprannominato “The mad genius”.

Il teorico statunitense individua due tipi di tells: volontari e involontari. Nel parlare di simulazione e dissimulazione Caro cita la frase del filosofo statunitense Henry David Thoreau (1817-1862) “La maggior parte degli  uomini vive una vita di quieta disperazione” e aggiunge: “La maggior parte delle persone non sa vivere come vorrebbe. Si tratta di individui che durante l’infanzia hanno dovuto svolgere compiti che odiavano.

Sono cresciuti dovendosi poi conformare a scuola. Da adulti devono stringere mani che non vogliono stringere, socializzare con persone che non amano, fingere di sentirsi bene quando si sentono male e mostrare di avere il controllo della situazione anche se, in verità, si sentono spaventati e insicuri.

Queste persone, la maggior parte della gente che incontriamo ogni giorno, sono attori. Si presentano come persone diverse da quelle che realmente sono”. Così come Morris, anche Caro ritiene che “è possibile stabilire che un avversario sta veramente fingendo se noti nel suo modo di fare gesti affettati”.

In ogni caso secondo Caro il fenomeno dei tell si verifica a tutti i livelli di gioco: nei professionisti questi indizi saranno semplicemente meno visibili.

 

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