Come Riconquistare il Giocatore di Poker Occasionale

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Come si fa a riconoscere un giocatore di poker occasionale? E come lo si convince a restare fedele ad una poker room?

Nessuno di noi, però, ha mai visto questi animali se non sui libri che presentano le favole da raccontare ai nostril figli, prima di andare a dormire.

Il processo che seguiamo mentre loro sono sulla culla è tutto sommato sterile. Perchè se fosse tutto vero quel che raccontiamo, la reazione dei nostri bambini non sarebbe delle più felici mentre ci troviamo a tavola a mangiare un buon filetto.

Inizio a pensare la stessa cosa in merito al poker. Sentiamo sempre più di frequente storie sulla presunta estinzione dei giocatori occasionali a vantaggio dei grinder, che in una ipotetica ‘catena alimentare’ continuerebbero a dominare.

Ma voi avete mai visto un giocatore di poker occasionale? Non sono mai apparso sul mio Google Alert quando ho cercato la parola ‘poker’. E non ho mai visto i loro volti nella maggior parte dei siti di informazione pokeristica.

Non hanno faccia, non hanno nome nè storie. Così ho iniziato a credere che si trattasse di un mito. Una storiella inventata dalle poker room online per migliorare i propri ricavi a spese dei propri clienti.

Come potrebbero apparire?

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Chi è il giocatore occasionale?

La maggior parte delle poker room online propone un attacco su due fronti sul piano del marketing. Ti invitano a provare le loro novità sul mercato, oppure ti invitano a riflettere sul perchè siano meglio le offerte della concorrenza.

Ma non sarebbe più intelligente accompagnare il nuovo cliente nel suo ‘viaggio’ all’interno della piattaforma? E se il cliente in questione fosse un giocatore occasionale, non sarebbe quello il momento in cui iniziare una grande storia dal principio?

Il guru del marketing e del branding per eccellenza, Bernadette Jiwa, sostiene che per narrare nel migliore dei modi una storia relativa ad un prodotto bisogna:

  1. Parlare a una persona
  2. Lasciarlo in una sua realtà che è ancora imperfetta
  3. Fargli capire che ciò a cui ambisce può essere trovato nell’immediato nella tua – nel caso specifico – poker room.

Ciò che la Jiwa predica è oro al 100%, si manifesta empatia tra le parti e crea un’esperienza migliore per il cliente. Ma il primo passo da compiere è: trovare il giocatore occasionale.

Come potrebbero apparire ai nostri occhi?

Io, ad esempio, sono un giocatore occasionale. O meglio, lo ero.

Ho iniziato a giocare al pub con gli amici, annoiati perchè non trovavano niente da fare. Per me era tutta una questione di soldi. Ero un uomo sposato e avevo un figlio piccolo quando ho iniziato a giocare. Avevo dei debiti e non trovavo vie di uscita.

Il poker cadde a fagiolo e mi accecò con la propria luce. Per me era il modo più facile per fare soldi senza dover fare sforzi mentali o fisici troppo duri.

La mia priorità avrebbe dovuto essere la mia famiglia, ma presto non lo fu più. A volte urlavo in faccia a mia moglie, dicendo che il poker per me era un modo per cancellare i debiti, ma dopo circa un anno divenne qualcosa di più.

Divenne la mia comunità, un modo per emergere in una gerarchia che in realtà non era visibile. Vincere mi faceva stare bene, giocavo sia online che live e mi piaceva farlo in entrambi i casi.

Vincevo sia al cash game che nei tornei live, in particolare negli MTT online. Tuttavia, perdevo tutto o quasi nel cash game online, dove giocavo ai livelli da 50cent/1 dollaro e da 1/2 dollari.

Il poker, tutto ciò che cercavo

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"Vincere fa sentire bene"

Mi sono concentrato sul cash game perchè avevo una famiglia. Giocare i tornei, vista la loro durata, sarebbe stato un modo come un altro per andare a cercarsi il divorzio.

Giocavo una o due volte a settimane, erano partite organizzate in casa. Si giocava a livelli da 1/1 dollaro, chi aveva il bottone sceglieva il tipo di gioco e non mi sarei perso queste partite per niente al mondo.

Online, ho iniziato a giocare prima su partypoker e poi su Full Tilt. Per un breve periodo ho provato PKR, poi sono passato per qualche tempo su Genting, prima di arrivare a PokerStars.

PokerStars mi piaceva, l’interfaccia era bella ma anche semplice da capire. C’erano sempre partite molto attive, e gli MTT erano molto grandi, tanto che venivano messi in palio 10.000 dollari con un piccolo buy-in da 11.

L’unica poker room con cui ebbi contatti diretti fu PKR. Io inviavo una mail per chiedere informazioni, e subito dopo ricevevo la mail di risposta. Era esattamente ciò che volevo.

Non mi sono mai sentito un fedelissimo di una room, tranne che con PKR, e solo perchè continuavano ad elargirmi bonus. L’unico contatto diretto tra me e le altre poker room era basato sulle loro mail di spam, in cui mi invitavano a giocare questo o quell’altro evento.

Qualsiasi altra poker room avrebbe potuto avermi come cliente affezionato, se solo avesse ascoltato le mie richieste. Ero sempre attratto dai satellite che qualificavano ai grandi eventi, ma restavano sempre un sogno perchè il field era enorme in relazione al numero di posti messi in palio.

Mi sarebbe piaciuto ricevere aiuto sul mio gioco, ad esempio quando ho iniziato a perdere. Un programma sulla gestione del bankroll, possibilmente integrato nella poker room, sarebbe stato davvero molto utile per me. Avrei vissuto in maniera più intense la mia esperienza di gioco.

Dopo tutto, il poker è noioso.

La rake non è mai stato un problema

Le sfide più dure da affrontare riguardavano il trovare tempo per gli MTT ed evitare di perdere al cash game online. La domenica è una grande giornata per i grinder, ma è anche uno dei due giorni a settimana in cui devi mettere da parte il poker se sei un padre di famiglia.

È da egoisti spendere 15 ore di domenica giocando a poker, trascinandosi a fatica il giorno dopo al lavoro, con gli occhi chiusi.

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno nella poker room si sarebbe informato sul mio andamento nel cash game online. Ma come avevo già detto non c’era rapporto, così ho deciso di lasciare la room.

Non volevo diventare un giocatore professionista, ci ho provato una volta e ho fallito, ho pensato che fosse divertente ma invece si è rivelata un’esperienza non esattamente gradevole.

Non mi interessa ciò che dicono i pro su quanto il poker sia uno sport mentale, non sarà mai duro come lavorare 72 ore a settimane sulla British Railroads o al volante dei camion dei rifiuti.

E poi non mi sono mai interessato della rake. L’ho sempre vista come un modo per pagare i debiti della poker room giocando il più possibile, oppure sarei andato via.

Al giorno d’oggi non gioco più perchè i miei valori e le mie prospettive di vita sono cambiati. Giocare a poker per tanto tempo è stato uno spreco del tempo stesso nella mia vita e di chi ne fa parte.

Questa è la mia storia, ma ce ne sono altre tre.

Vi presento Santiago Garcia Mansilla

Santiago
Santiago Garcia Marsilla

Santiago Garcia Mansilla è un uomo di 33 anni. Un giocatore di poker occasionale che vive a Buenos Aires. Santiago è sposato, e di recente ha lasciato il lavoro perchè sua moglie ha dato alla luce il loro primogenito.

Santiago è un grande appassionato di poker, e tra tutti gli hobby da lui coltivati, il poker è quello che sfoggia con gioia e con orgoglio.

Non è facile trovare tempo per giocare, specialmente quando bisogna badare a un bambino, ma lui riesce a giocare a metà settimana e nei ritagli di tempo in cui il bambino dorme.

Tuttavia si è sempre assicurato che la famiglia fosse al primo posto. Ad esempio, prima di alzarsi dal letto si ritrova a giocare a poker per circa 45 minuti, dopodichè si alza e va a lavare i denti.

Per lui c’è anche tempo per andare a giocare live, in una struttura che ogni mese organizza una leaderboard che garantisce premi extra per i giocatori che si piazzano meglio degli altri.

Una volta all’anno si organizza con gli amici per andare nel più grande casinò del Sud America, il City Centre Rosario, per giocare il Grand Finale del Circuito Argentino de Poker. L’anno scorso l’evento fece registrare 1.240 iscrizioni, un vero record per il poker per il continente.

A Santiago piace giocare a poker perchè è un modo per restare a contatto con gli amici. Per questo ama giocare live, sentire il contatto con le chip, con le carte e anche con la gente. Quando gioca online, si sente completamente distaccato dal resto del mondo, vivendolo quasi come un lavoro.

Quando gioca online, lo fa su 888poker. Gioca i Sit&Go da 1 o da 5 dollari, il cash game a livelli micro, e gli MTT in un range di buy-in tra 1 e 12 dollari.

Ecco a voi Shane Povey

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Shane Povey

Shane Povey ha 30 anni e vive a Bridgend, nel sud del Galles, con la sua fidanzata e i loro due figli. La priorità nella sua vita è la famiglia, il che vuol dire che il lavoro che svolge è chiaramente davanti al poker. Shane gioca solo di notte, dopo aver mandato i bambini a letto.

Una volta al mese Shane va al casinò e si cimenta nel cash game, ma preferisce di gran lunga il poker online perchè può giocare un numero maggiore di mani. Questo per lui è molto importante, perchè il tempo è fondamentale per essere giocatori vincenti.

PKR è il sito in cui Shane gioca di più. Vi si è iscritto nel 2012 dopo aver visto una pubblicità in TV in cui si faceva cenno al software in 3D.

Dopo averlo provato, non sono riuscito a tornare indietro”, ha dichiarato Shane.

Il suo gioco è migliorato dopo aver giocato fianco a fianco con alcuni giocatori di un certo spessore. Volta per volta il suo livello di gioco è cresciuto, al punto che nel 2013 ha vinto il premio di PKR Player of the Year, ovvero qualcosa per cui andare orgoglioso.

Oggi Shane gioca solo MTT con un range di buy-in tra 50 e 200 dollari. Preferisce livelli così alti perchè così si mette abbastanza al sicuro e si ritrova contro avversari che sanno come si gioca a poker.

Uno dei motivi che hanno spinto Shane a virare su PKR è la comunità di giocatori. Talvolta gioca anche tornei su PokerStars, ma il 99.9% della sua azione si svolge su PKR, in quanto ritiene che siano loro a meritare la sua fedeltà dopo che loro la hanno dimostrata a lui.

Shane spera un giorno di diventare un giocatore professionista, non appena riuscirà a ritagliarsi tempo a sufficienza per farlo, senza per questo portarne via alla sua famiglia, considerando anche il lavoro.

Nota: abbiamo intervistato Shane prima della chiusura di PKR, salvo poi contattarlo nuovamente dopo che chiudesse. Questo è quanto ci ha detto.

Purtroppo negli ultimi anni il sito ha perso tanti giocatori. Sono state attuate tante modifiche, ma poche di queste erano piaciute, tanto che ho cambiato anche il mio approccio verso la room. Tornerò a giocare su PokerStars e su 888, sperando di trovarmi bene così come mi trovavo su PKR nei primi tempi”.

Infine, Angus Malcolm

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Angus Malcolm

Angus Malcolm ha 36 anni e vive nella bellissima cittadina di Church Stretton, nello Shropshire. Vive da solo e vede il poker come un hobby, utilizzando le sue vincite per puntare sulle scommesse sportive.

Quando Angus non gioca a poker, lavora per 12 ore presso il Sistema Sanitario Nazionale. Quando invece si cimenta nel poker, lo fa soprattutto cercando di qualificarsi ai grandi eventi live, in particolare quelli targati PokerStars e iPoker.

Angus ama giocare a poker live ma preferisce l’online, anche perchè il casinò più vicino dista circa un’ora e mezza da casa sua. In particolare, Angus predilige i Sit&Go e gli MTT, giocando ai buy-in più alti e nei tornei che prevedono step di qualificazione.

Gioca tornei da 50 dollari senza ricorrere ai satellite, e tra le specialità che più gradisce ci sono i tavoli Zoom o Speed, a seconda della piattaforma in cui si trova.

C’è stato un tempo in cui Angus provò a diventare giocatore professionista. Avvenne nel 2011 e durò sei mesi, un periodo di tempo da lui ribattezzato “una monumentale perdita di tempo”. Ha ammesso anche di aver iniziato a bere pesantemente in quel periodo.

Oggi Angus vive giocando a poker, ma da sobrio. Ha ammesso che smettere di bere lo ha reso più consapevole dei propri mezzi, e ora pensa di farsi affiancare da un coach che lo renda anche un giocatore di poker migliore.

Sull’efficacia dei metodi di marketing delle poker room, Angus ci ha risposto così: “Gira tutto attorno alle vendite, ai bonus e al far depositare più soldi possibili ai giocatori. Ogni mail che ricevo finisce direttamente nella posta indesiderata”.

Una richiesta per storie di poker migliori

Ricordate le tre richieste di cui si parlava prima?

  1. Parlare a una persona
  2. Lasciarlo in una sua realtà che è ancora imperfetta
  3. Fargli capire che ciò a cui ambisce può essere trovato nell’immediato nella tua – nel caso specifico – poker room.

Dopo aver parlato con tre persone e aver riflettuto in prima persona, vedo ancora quattro persone ancorate nella propria realtà imperfetta. È giunto dunque il momento in cui le poker room vengano appresso a noi. Mostrare che i desideri di ognuno possono essere vissuti nel presente.

Ecco come:

  1. Fornendo assistenza sul bankroll
  2. Fornendo una rake ragionevole
  3. Fornendo una via realistica per qualificarsi agli eventi live
  4. Agevolando la costruzione di una vera comunità di giocatori
  5. Capendo che mettere le offerte di giochi da casinò e scommesse sportive sullo stesso piano del poker non è una buona mossa
  6. Smettendo con lo spam e iniziando un dialogo
  7. Insegnando a diventare giocatori migliori
  8. Supportando chi perde
  9. Continuando ad offrire giochi che non portino via tempo alla vita di tutti i giorni e alle persone che amiamo
  10. Ma soprattutto ascoltandoci. E facendoci sentire come parte attiva e portando la comunicazione a un livello pari per tutti, tenendo in considerazione la nostra realtà.

 

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