Cina, Macao e India: in oriente il Poker diventa Estremo

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Da poco giunto agli onori della cronaca (occidentale), il mondo del gioco d’azzardo e del poker nell’estremo oriente muove un notevole volume d’affari.

In Cina, le ampie disparità sociali ed economiche tra la popolazione si esprimono anche in questo settore. Nella Repubblica popolare un numero molto ridotto di persone ha la possibilità di accostarsi al gioco d’azzardo, che peraltro è vietato in tutto lo Stato eccetto  che a Macao, soprannominata da molti “Sin City”.

Macao Meravigliao

Hiroshi, protagonista del fumetto manga “Poker King” (1986) non avrebbe più bisogno di volare fino a Las Vegas per far fruttar­­e il denaro datogli dal padre (scopri di più in questo articolo di Pokerlistings su poker e fumetto).  

Secondo le testimonianze di coloro che ci sono stati, paragonate a Macao anche le competizioni di Las Vegas sembrano tornei di burraco in parrocchia.

Anche per i professionisti è facile perdere il controllo della situazione con piatti da milioni di dollari e un torneo con un buy-in di 258mila dollari (il Macau High Stakes Challenge).

Recuperare le perdite con il baccarat

Tom Dwan, per esempio, ha consigliato a Phil “OMGClayAiken” Galfond reduce da qualche batosta ai tavoli high stakes, di rifarsi giocando a baccarat nell’ex colonia portoghese.

Si sarà rivelata una soluzione saggia? Sicuraramente il gioco di origine cinese è più aleatorio del Texas hold ‘em e quantomeno consente al pokerista di staccare un po’ la spina per farsi cullare dal caso.

 

Las Vegas? Ci fa un baffo

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Lo stesso, almeno in parte, si può dire per il poker cinese: giocato con 13 carte, è molto diverso dalle altre varianti del poker anche perché è un gioco molto più aleatorio.

Lee Davy, invece, sostiene che in Cina i giocatori possano contare su un alto volume di gioco, con il quale abbattere più facilmente la varianza. Nel 2013 i casinò dell’ex colonia portoghese, diventata ormai meta di tanti occidentali, hanno registrato un volume di affari pari a sette volte quelli della città del gioco americana.

Carcere duro per i giocatori online

Ma giocare fuori dagli spazi riservati può costare caro in Cina. Proprio qualche settimana fa nella Repubblica popolare 68 persone sono state condannate per gioco d’azzardo dalla Corte di Liwan nel Guangzhou: le pene vanno dai 18 mesi ai nove anni di detenzione.

Al momento della lettura della sentenza gli imputati avevano catene ai piedi e indossavano cappucci neri (guarda il video di Repubblica). Can che abbaia non morde? I più avveduti sostengono sia meglio non verificare di persona mettendo la mano dentro il cancello.

La Venezia cinese

macau venetian casino

Un simbolo delle contraddizioni di Macao è il casinò Venetian della società Las Vegas Sand, replica più in grande della struttura di Las Vegas: quest’ultima, a sua volta, si ispira alla città lagunare italiana (leggi questo articolo di PL sui casinò più strani).

Con i suoi 980mila metri quadrati, il Venetian di Macao è il settimo edificio per superficie in tutto il mondo, il più grande casinò del globo e il più grande hotel dell’Asia: l’apertura ufficiale del resort risale all’agosto del 2007.

 

Licenziamenti in grande

All’autunno del 2008 risale il licenziamento di 400 operai edili che avevano contribuito a realizzare la struttura. Quindicimila persone lavorarono alla realizzazione del sito. Contestualmente, la compagnia aveva annunciato che con il blocco dei progetti di costruzione del casinò, 11mila lavoratori avrebbero perso il posto, mantenendo poi la sua promessa.

Mazzette e fiches

Negli ultimi tempi la società è stata al centro di polemiche per la presunta violazione delle normative statunitensi in materia di corruzione negli Stati esteri.

 

L’India e i casinò galleggianti

India Casino

Rispetto alla Cina, l’India è forse un po’ più aperta sul fronte del gioco d’azzardo, reso legale solo negli Stati di Goa e di Sikkim.  A Goa sul fiume Mandovi si trovano i casinò ga­­­­lleggianti, spesso allestiti a bordo di yacht. La legislazione poco permissiva porta comunque diversi indiani a “migrare” verso i tavoli verdi del vicino Nepal.

Poker illegale ma non troppo

Pur dichi­­arando il gioco d’azzardo illegale, la controversa giurisdizione del governo centrale indiano lascia però ampi spazi interpretativi nel considerare ciò che è aleatorio e ciò che si basa sull’abilità. La Corte Suprema ha decretato che Ramino e le corse dei cavalli sono giochi di abilità.

Una questione ancora aperta

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I casinò galleggianti sono molto comuni in India
 

Alla stessa stregua qualcuno ritiene che anche il poker possa essere considerato un gioco di abilità, anche se non è ancora stata presa una posizione ufficiale a riguardo.

Tuttavia, nel “Price Competition and Gambling act” del Bengala occidentale (1957) il poker viene definito come un gioco di abilità. Anche per il gioco online non vi sono direttive univoche.

Gioco online vietato dall’Ottocento

I giuristi sostengono comunque che il Public Gambling act del 1867, redatto pochi anni prima che in Occidente venisse inventato il telefono, scoraggi apertamente questa attività, che nonostante tutto in India risulta ancora molto fiorente.

 

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