Che fine ha fatto Paradise Poker? Ascesa e declino di una delle prime room

paradise poker website

La storia del poker online può essere vista come una parabola: gli albori degli anni Novanta e il boom dei primi anni Duemila rappresentano la curva ascendente, mentre il famigerato UIGEA del 2006 un altrettanto rapido declino.

La room Paradise Poker è stata indiscussa protagonista di quegli anni: ripercorriamone insieme le vicende che ne hanno segnato la fortuna e la conseguente caduta

Fine anni ’90: PokerPlanet e Paradise Poker si condividono il mercato su Internet. “Paradise” deve la sua improvvisa fortuna a una mancanza del concorrente PokerPlanet, che non riesce più a garantire la sicurezza dei suoi utenti: violando il firewall di PokerPlanet, gli hacker riescono a predire le carte prima che escano. E i clienti insoddisfatti si riversano su Paradise Poker.

2003 Con la sua vittoria alle World Series of Poker il contabile Chris Moneymaker contribuisce a rendere popolare il poker, soprattutto nella sua versione online (vedi paragrafo dedicato).

2004 In ottobre Sportingbet, all’epoca la più grande società di gioco online quotata in borsa, acquista per 340 milioni di dollari Paradise Poker. E’ la prima volta che una società ad azionariato diffuso (public company) detiene una poker room. Dopo Paradise Poker, anche altri siti Internet saranno quotati in borsa. Tra ottobre 2004 e gennaio 2006 il prezzo delle azioni di Sportingbet sul London Stock Exchange (la borsa di Londra) sale del 375 per cento.

 

paradise poker table screen2

2006 Nella mattinata di sabato 30 ottobre il Congresso Statunitense approva la “Unlawful Internet Gambling Enforcement Act” (UIGEA). Le aziende che si occupano di poker online accusano pesanti danni economici, in quanto la nuova normativa impone loro di limitare la fornitura di servizi ai soli cittadini non americani.

Anche per Paradise Poker (Sportingbet) sono tempi duri, se si considera che il 60 per cento dei profitti dell’azienda sono garantiti dai giocatori statunitensi. Alcuni siti come Full Tilt Poker preferiscono ignorare le nuove disposizioni, proseguendo la loro attività come se nulla fosse. Sportingbet, azienda con sede nel Regno Unito, decide comunque di conservare il nome Paradise Poker a scopo di marketing, preferendo però concentrare l’attenzione sul mercato canadese, europeo e di pochi altri Stati. Ai cittadini statunitensi viene dato un preavviso di un mese per “sloggiare” dalla piattaforma.

2007 Con la chiusura del sito, del valore stimato di oltre 55 milioni di sterline, l’avventura dell’azienda prosegue come parte del network Boss.

Il paradiso degli high stakes

In un’intervista rilasciata a Pokerlistings nel 2014 Chris Moneymaker ricorda il periodo antecedente alla vittoria delle Wsop, quando il poker online era appannaggio di pochi “smanettoni”.

paradise poker logo girl

Benché scettico, su consiglio di un amico Moneymaker cominciò a provare PokerStars: “In quel momento Paradise Poker era la piattaforma più grande, seguita subito dopo da Party Poker. PokerStars era ancora una piccola room”. Rispetto a Party Poker, “Paradise” offriva partite con limiti che per l’epoca (tra il 2002 e il 2003) erano considerevolmente alti. Nello stesso periodo Gabriel Nassif, campione francese di “Magic”, si innamorava del poker online vedendo alcuni amici giocare sulla room “Paradise”.

Giocatori... attronimi

In inglese la parola “aptronym” definisce un nome proprio di persona che ben riassume le caratteristiche di chi lo porta (nella lingua latina c’è il detto “nomen omen”).

Il termine “aptronym” è stato tradotto dal linguista Tullio De Mauro come “attronimo” e ben si adatta alla figura di Chris Moneymaker (si tratta infatti del suo vero nome e non di uno pseudonimo, come si potrebbe facilmente pensare).

Guadagnatosi l’iscrizione alle Wsop del 2003 attraverso un torneo satellite di PokerStars del costo di 39 euro, Moneymaker riuscì a vincere il Main Event portandosi a casa 2 milioni e mezzo di dollari. Così Moneymaker ricorda il suo arrivo a Las Vegas per le Wsop: “Due rappresentanti di PokerStars mi diedero una borsa e una maglietta, dicendomi che avevo un nome realmente figo”.

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