Casinò di Venezia, ancora caos: cacciati i clienti!

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Non si ferma l’ondata di problemi che sta riguardando il Casinò di Venezia. La chiusura è stata scongiurata, ma gli ultimi avvenimenti non portano il sereno.

Continuano, e non sembrano avere più sosta, i problemi inerenti al Casinò di Venezia, la storica casa da gioco lagunare che ormai da 380 anni scandisce il tempo nella città italiana dell’amore per eccellenza.

E di amore ce n’è davvero ben poco all’interno della struttura di Ca’ Vendramin Calergi, che ormai da diversi anni versa in condizioni pessime e che all’inizio del prossimo anno ha rischiato addirittura di chiudere i battenti.

La storia recente della struttura veneziana parla infatti di gravi problemi economici, che di fatto non consentono al Comune di Venezia – intestatario della gestione del casinò – di produrre degli utili.

Per questo motivo la giunta comunale, condotta dal sindaco Luigi Brugnaro, sarebbe prossima a svolgere una votazione per far sì che la casa da gioco lagunare modifichi in maniera radicale la propria attività.

E sarebbe un segno ancor più tangibile della crisi che stanno attraversando i casinò italiani, se consideriamo soprattutto la storia che accompagna la casa da gioco più ‘vecchia’ del nostro Paese.

Fondata nell’ormai lontano 1638, fu frequentata da ricchi uomini d’affari che transitavano da Venezia ma anche da grandi rappresentanti del nostro Paese, come Carlo Goldoni e Giacomo Casanova.

Il tutto prima di diventare, tra le altre cose, sede di alcuni importanti eventi di poker internazionale, come tappe del World Poker Tour in cui hanno sfilato campioni del calibro di Phil Hellmuth, Sam Trickett, Steve O’Dwyer e i nostri Andrea Dato (vincitore nel 2014) e Alessio Isaia.

Scioperi e clienti cacciati

Gli ultimi episodi decisamente poco edificanti per il futuro del Casinò di Ca’ Vendramin, sono avvenuti all’inizio di questa settimana, in un clima a dir poco rovente.

Stando a quanto riportano i colleghi del quotidiano Il Gazzettino, infatti, ad un certo punto i dipendenti di entrambe le case da gioco della Laguna – Ca’ Noghera oltre a Ca’ Vendramin – non avrebbero proseguito la propria abituale attività lavorativa.

Una situazione certamente strana e che avrebbe gettato nel panico i giocatori che stavano affollando entrambe le strutture, ma soprattutto l’azienda che gestisce le due case da gioco.

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WPT a Venezia: ormai solo un ricordo?

Così, mentre i vertici della società che gestisce i casinò cercava una soluzione che riportasse tutto alla normalità, gli stessi giocatori hanno dovuto interrompere controvoglia la propria attività ai tavoli e alle slot, manifestando un certo malcontento.

Non si è trattata di una vera e propria cacciata dei giocatori da Ca’ Vendrami e da Ca’ Noghera, ma è come se lo fosse stata visto che entrambe le strutture non vedevano più dipendenti nei paraggi.

Lo sciopero

Questo episodio è stato di fatto il culmine di uno sciopero, che è stato avviato dai sindacati che rappresentano i lavoratori di Ca’ Vendramin e Ca’ Noghera da ormai un mese.

La ‘ribellione’ dei dipendenti delle due case da gioco lagunari, di fatto, ha preso il via lo scorso 1° luglio e ha visto una nutrita partecipazione tra i lavoratori, che di fatto hanno attaccato la società in maniera frontale.

Stando ai primi dati resi noti dai sindacati, infatti, il 95% dei lavoratori delle due strutture veneziane hanno preso parte allo sciopero. E in base alle novità che trapelano proprio dalle sedi sindacali, un nuovo sciopero dovrebbe essere indetto dal 6 al 24 agosto.

Una situazione paradossale per uno dei fiori all’occhiello del gioco live del nostro Paese, e che potrebbe arricchirsi di un nuovo episodio, stavolta in programma lontano dalle due case da gioco.

Nei prossimi giorni, infatti, un gruppo composto da croupier e dipendenti in altri settori del casinò faranno ricorso al Tar per provare a bloccare in tempo le intenzioni del Consiglio Comunale veneziano.

Intenzioni che non riguardano più, come sembrava, la chiusura dell'attività. Anche perchè il sindaco Brugnaro è riuscito a mettere a segno una ricapitalizzazione da 8 milioni di euro che ha scongiurato la chiusura, ma che quasi certamente prevedrà un nuovo contratto collettivo per i lavoratori.

Orari più flessibili ma anche una paga ridotta per i dipendenti di Ca' Vendramin, i quali hanno potuto tirare un bel sospiro di sollievo per aver salvato il proprio posto, ma che ora riprenderanno a lottare per non perdere determinati privilegi.

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