Poker: i Buoni Giocatori Sono Vincenti?

Di: Arthur S. Reber

La maggior parte delle persone credono che un buon giocatore di poker sia un giocatore che vince e viceversa.

Io non sono d'accordo, anche se trovare le differenze tra questi due tipi di giocatori distinti può essere abbastanza complesso - anche più di quanto non pensiate.

Un giocatore "che vince" è uno che, in un arco di tempo e di mani giocate abbastabza lungo da esser considerato attendibile, riesce a portare via dai tavoli più denaro di quanto non giochi.

È invece la definizione di "buon giocatore" ad essere più complessa, specialmente perchè si può esser dei buoni giocatori senza esser vincenti. Certo, magari a dirlo così può sembrare un po'assurdo ma...è vero!

Qualche settimana fa ho lavorato ad un altro articolo dedicato alla psicologia del poker cercando rifugio nello zen per riuscire a mantenere intatto il proprio equilibrio qualsiasi cosa accada -al tavolo.

Il che, poi, vuol dire imparare ad essere dei "buoni"giocatori. Se questo poi vi facesse diventare anche dei giocatori vincenti, allora sarebbe perfetto, ma purtroppo per tutti questa non è una conseguenza automatica di certi comportamenti di gioco.

Certo, individuare quali siano gli elementi che costituiscono un buon giocatore non è così immediato. Per i principianti, i buoni giocatori sono quelli che si divertono  - ed è un bene che lo facciano...visto che il loro bankroll tende a non essere mai troppo positivo.

Pochi di questi riescono ad emergere nel lungo termine, e questo accade per un insieme di cause diverse come delle abilità specifiche oppure il cambiare degli avversari a seconda del livello di gioco.

Dunque, mentre sarebbe bellissimo essere dei giocatori vincenti, quello che dovete sapere è come la verità sia che molti di voi non lo saranno mai. Il che rende inutili le grandi sudate che vi fate al tavolo ogni giorno.

Il poker, in sè, è una forma di ricreazione, di divertimento. E la ricreazione costa denaro. I film costano, i biglietti per un concerto costano. E come siamo tutti felici di spendere del denaro nelle nostre forme ricreative preferite, allora dovremmo vedere anche il poker nello stesso modo, e non in una scorciatoia per riuscire ad arrivare alla ricchezza.

I buoni giocatori pensano anche al gioco, a come stanno giocando, a come gli altri stanno giocando. Leggono, parlano con gli amici, partecipano alle centinaia di discussioni che partono ogni giorno su internet.

Se ancora nono siete parte di nessuna comunità di poker su internet: iscrivetevi subito. Sarete sorpresi dal numero di persone intelligenti e preparate che troverete a parlare con voi; certo, ci sono anche dei personaggi che sono lì per perdere tempo...ma lì sta a voi imparare ad evitarli! I buoni giocatori trattano il poker come un hobby che bisogna sempre migliorare imparando e studiando un po' di più.

I buoni giocatori lavorano per diminuire la varianza. C'è una fluttuazione naturale ne gioco, e tutti hanno i loro alti e bassi, anche se il gioco diventa motlo più divertente quando queste diverse fasi sono controllate con sapienza.

Diminuire la varianza rende anche più semplice giocare al meglio delle proprie capacità il più spesso possibile, specialmente perchè poche cose sono in grado di tiltare un giocatore come una sconfitta che distrugge il bankroll.

Un aspetto del gioco che viene omesso da moltissime discussioni è poi quello secondo cui il poker sarebbe il gioco competitivo più complesso tra quelli giocati con grande frequenza. È più complesso ed ha più dipendenze dalle differenti strategie di gioco di tantissimi altri giochi: scacchi e bridge inclusi.

Certo, voi amanti degli scacchi non prenderete bene questa affermazione ma se capiste abbastanza dei due giochi e non solamente del vostro, allora sapreste di che parlo.

OK; ora sapete come essere dei "buoni" giocatori senza essere dei giocatori "vincenti". Ma si può essere giocatori "vincenti" senza essere "buoni" giocatori?

Assolutamente si. Non ci sono moltissimi giocatori di questa razza, ma alcuni di loro esistono e sono pericolosissimi. La mia idea - e siccome qui non ho dati, mi baso sulle mie sensazioni - è che esistano almeno tre tipi di giocatori che vincono senza essere bravi.

In primo luogo ci sono quei players molto aggressivi che non pensano troppo al denaro ma che vedono le partite come delle competizioni da vincere e come delle sfilate per il proprio ego. Questi (quasi sempre uomini) possono essere dei vincenti nel lungo periodo sotto il punto di vista cash - ma non sono certamente dei buoni giocatori.

I loro epici tilt sono la minaccia più grande alle loro partite. Lo stress che viene dall'avvicinarsi alle partite con tale competitività è infatti il loro nemico numero uno.

E, più criticamente, la grande variabilità che uno stile simile porta in sé stesso significa che questi giocatori si trovano nel mezzo del loro poker migliore non troppo di frequente. La maggior parte di questi "drogati d'azione" non riesce infatti a vincere partite per 10 anni di seguito senza grandi modifiche al proprio stile di gioco.

Dopo questi troviamo le rocce, i giocatori più tight del tight. Il loro stile in qualche modo li porterà verso un EV positivo quindi, per definizione, questi sono dei "vincenti".

Ma certamente non sono dei "buoni" giocatori. Sono players che giocano ogni giorno pensando a mettere da parte un paio di euro per il pranzo, per le rate della macchina. Non si divertono quando sono al tavolo: giocare a poker, per loro, è come andare al lavoro.

Non hanno "partite migliori" perchè sono così protettivi nei confronti del loro bankroll che tanno sempre sul livello B per non rischiare: per loro va bene così - io non spenderei mai la mia vita in questo modo.

Infine, ci sono quelli come me, un lungo termine EV positivo - e lo dico con onsetà perchè tengo conto dei miei risultati da un sacco di tempo.

Ma non penso di essere un buon giocatore. Anzi, penso di essere meglio come scrittore di poker che come giocatore. Ho troppi vuoti mentali e momenti in cui faccio cose troppo stupide per essere un buon giocatore.

Quando queste lacune mentali prendono il sopravvento, allora cancellano ore ed ore di buon gioco e mi fanno entrare anche nei peggiori tilt che si possano immaginare.

L'autore

Arthur Reber è stato un giocatore di poker per decenni. Reber è l'autore della New Gambler's Bible e co-autore del celebre Gambling for Dummies. Ha lavorato come editorialista per Poker Pro Magazine e Fun 'N' Games magazine, ed ha scritto per Card Player (con Lou Krieger), Poker Digest, Casino Player, Strictly Slots e Titan Poker.

Fino a qualche anno fa è stato docent di psicologia al Graduate Center della City University of New York.

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