Brunson attacca Obama sul poker

Doyle Brunson Twitter

Il giocatore simbolo del poker americano critica il presidente Obama su Twitter per non aver cambiato l'UIGEA. E finisce travolto dalle critiche.

"I Democratici ci chiedono di dare ancora del tempo ad Obama. Noi Repubblicani siamo anche d'accordo, tra i 25 anni e l'ergastolo sembra una cosa appropriata": questa la frase che ha scatenato un fine settimana di grandi polemiche tra social networks, forum e magazine di poker di tutto il mondo.

Protagonista della vicenda la leggenda del poker - e Repubblicano DOC - Doyle Brunson che ha deciso di usare il suo affollatssimo profilo di Twitter - qui la discussione - per scagliare un sasso contro il presidente degli Stati Uniti colpevole, a suo modo di vedere, di non esser riuscito a tener fede alle attese del mondo del poker.

Quello che Brunson non aveva preso in cosiderazione al momento di pubblicare il suo messaggio, è stata però la reazione di alcuni tra i suoi oltre trecentomila contatti che non si sono lasciati scappare l'occasione di criticare l'uomo icona del poker per essersi andato a scagliare contro il Presidente Obama.

Le risposte rivolte contro Brunson si sono mosse da semplici insulti - veolcemente censurati dal giocatore - ad accuse di chiusura mentale e razzismo alle quali il player texano ha risposto con decisione : "Basta con questa stupidaggine del razzismo. Non mi piace quello che sta facendo la Presidenza Obama ed il colore della sua pelle non c'entra nulla".

La questione sembra infatti avere radici molto più profonde considerato come Brunson, nella primavera pre-elettorale del 2008, avesse deciso di appoggiare la candidatura di Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d'America nella speranza che il numero uno dei democratici potesse portare un cambiamento nella regolamentazione del poker online americano.

Pesantemente limitato dall'amministrazione Bush con l'appovazione dell'UIGEA, una legge che proibisce alle sale da poker di ricevere depositi da parte dei giocatori, il mercato del poker online americano è infatti entrato in una fase di stallo che ha costretto molti operatori di rilevanza mondiale - PokerStars ed il gruppo di PartyGaming per fare due esempi - ad abbandonarlo per puntare su altri più piccoli ma redditizi come quello europeo.

Molti appassionati di poker avevano sperato che l'arrivo di Obama alla Casa Bianca potesse portare una cambiamento rapido nella legislazione e, tra questi, un interessato speciale era proprio Doyle Brunson che covava la speranza di poter riaprire immediatamente le porte della sua sala online Doyle's Room a quei giocatori americani che era stato costretto a mettere alla porta "grazie" all'amministrazione precedente.

"La questione è che cosa succederà adesso", ha commentato direttamenre da Hong Kong la famosa blogger di poker Angelina Wang, ipotizzando la partenza di nuovi modelli di business ora che le speranze riposte su Obama cominciano a svanire.

"L'UIGEA proibisce essenzialmente i depositi di chi vuole giocare contro la legge ma non di chi cerca di vincere premi, coupons o punti che poi possono essere convertiti in qualche modo. Penso che a breve vedremo qualche cambiamento nell'industria con poker rooms online che useranno i social media per andare a pescare giocatori da capitalizzare con l'introduzione di pubblicità nelle sale", ha aggiunto la Wang.

E se dunque la politica sembra aver deluso le aspirazioni del movimento pokeristico americano, l'attenzione si sposta sempre di più su risorse fino ad oggi troppo poco sfruttate come Facebook e Twitter, i due social media più diffusi in grado di mettere in contatto centinaia di migliaia di utenti nell'arco di pochi secondi.

Il tutto con la piena consapevolezza dei rischi generati da una tale velocità di diffusione dell'informazione come dimostrano le vicende dello scandalo di Zynga Poker - leggi l'articolo - nel quale i giocatori si trovano spesso a giocare contro robot virtuali costruiti per non perdere mai e delle parole di Doyle Brunson che, postate con un messaggio di 140 caratteri nella sua bacheca di Twitter, hanno fatto il giro del mondo ben prima che un giro di lancette fosse compiuto.

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