Crisi del Poker Usa: 8 Milioni di Disoccupati

DePaul University

Non si ferma la polemica contro l’Amministrazione Americana dopo la chiusura di PokerStars, Absolute Poker e Full Tilt ai giocatori americani.

Passata la reazione emozionale a quello che è stato un vero e proprio terremoto, il Black Friday è ora diventato oggetto di discussioni molto serie sulle consequenze reali legate alla chiusura delle tre maggiori sale da poker online negli Stati Uniti.

La crisi del poker USA, purtroppo, continua a far discutere soprattutto per l’enorme impatto che l’azione dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia sta già avendo in una parte importante dell’economia a Stelle e Strisce.

Se da una parte, infatti, sembra inevitabile un taglio al personale impiegato dalle sale in questione  - non va sottovalutato anche l’impatto che il Black Friday sta già avendo sul quella grande massa di giocatori che, pur non facendo parte del mondo del poker professionistico che vive sulle pagine di CardPlayer, ha comunque fatto del poker un vero e proprio mezzo di sostentamento.

8 Milioni di Nuovi “Disoccupati”

Secondo una delle tante associazioni americane create per difendere gli interessi dei giocatori di poker, quello  che l’FBI non ha preso in considerazione al momento della chiusura delle poker room accusate di riciclaggio e di violazione della temibilissima UIGEA sarebbe proprio il pericolo dello strozzamento di un intero sistema in piedi grazie al poker online ed i suoi numeri da capogiro.

Con un numero di individui che letteralmente vivono di poker quantificabile in circa 8 milioni, l’economia americana si prepara a vivere uno scossone pesantissimo frutto di decisioni probabilmente non troppo assennate se non incredibilmente precipitose come quelle che hanno portato al Black Friday.

Chiudere i rubinetti del poker a 8 milioni di persone pensando che tutti possano “riciclarsi” in aree completamente differenti e tollerate in maniera migliore del criminale poker online potrebbe infatti rivelarsi una delle più errate (stupide?) supposizioni fatte dalle autorità d’OltreOceano.

E gli studenti dicono “Meglio andare in Canada”

A Black Friday avvenuto, sembra finita l’era del Blame Canada!, almeno a giudicare cosa pensa la comunità studentesca americana dell’accaduto e dell’illiberale legislazione vigente nella Confederazione tanto ammirata da Tocqueville.

Voci terrorizzate, ad esempio, sono quelle pubblicate dal giornale ufficiale della DePaul Universityperfetto esempio di come la crisi del poker online USA possa togliere ossigeno a settori impensabili e fondamentali come quello dell’istruzione superiore.

Analizzando la vita della più grande università Cattolica di tutti gli Stati Uniti, della più grande università privata di Chicago e di una delle più rispettate del Paese grazie ai progressi fatti dal momento della sua creazione (1898), la reporter Nika Black presenta infatti ai lettori un quadro tanto disarmante quanto pericoloso.

Attraverso i casi di Neel Choksi (20 anni) e di Marty Rose, l’articolo di Nika Black presenta il grandissimo momento di difficoltà attraversato da chi – fino a meno di un mese fa – aveva sempre contato sul poker online per garantirsi il proprio diritto all’istruzione.

“È stata l’UIGEA a costringere le società di poker a mettere in atto comportamenti contrari alla legislazione” afferma chiaramente Jeffrey Saberoff, ventiseienne preoccupato per cosa possa accadere ora che un procuratore di Manhattan ha scelto di far valere un’assurda legge approvata dall’amministrazione Bush e mai messa in discussione da quella Obama.

“Ci sono persone che usano il poker per vivere. Milioni di persone sono oggi disoccuparti a causa dell’eliminazione delle poker room” commenta poi il ventiquattrenne Nick Daglas, anche lui studente della DePaul.

“Un buon numero di mei amici usa il poker per pagare le bollette, per vivere. Questi amici stanno oggi cominciando a trasferirsi in altri Paesi nei quali il poker online è legale” ha spiegato Marty Rose. “ Molti di loro stanno andando in Canada: è vicino e si parla Inglese.”

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Giovanni 2011-05-05 03:55:46

@Andrea: se mi permetti, non la pensiamo in modo diverso. Il mio punto è esattamente quello: legalizzatelo (perchè non è gioco d’azzardo), mettete dei limiti PRECISI (perchè non diventi gioco d’azzardo), tassatelo (magari con intelligenza e non al 50%).

Basterebbe questo...

Andrea 2011-05-04 06:53:06

Ci sono tante persone che per non soffrire si drogano, ci sono tante persone che che muoiono di fame e rubano. Nessuna di queste motivazioni fà del gioco d'azzardo una cosa legale. Chi aveva sostentamento da azioni non lecite non dovrà avere nessun tipo di giustificazione sulla chiusura delle room. Io pago le tasse sul mio lavoro, le tasse servono per pagare i servizi pubblici. I giocatori di poker non pagano le tasse sul gioco cash prendendo magari anche soldi per la disoccupazione. Non vedo la differenza tra me e loro.
Andrea