Ben Wilinofsky: "Vincere milioni di dollari non mi ha fatto passare la depressione"

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Alla fine del 2015, il poker pro Ben Wilinofsky ha annunciato il ritiro dal poker, nonostante una carriera lunga e costeggiata di successi.

In questa intervista su PokerListings.com, Wilinofsky apre il suo cuore parlando dei motivi alla base della sua decisione e ai suoi demoni che ha dovuto affrontare durante la sua carriera nel poker.

Nel mondo del poker, Wilinofsky è noto come NeverScaredB, lo screen-name che ha scelto quando ha iniziato a giocare.

Anni di battaglie online e live gli hanno fatto guadagnare “sul campo” quel nickname (che potremmo tradurre “SenzaPaura”), ma dentro di sé Wilinofsky non aveva tutta quella fiducia.

Ben spiega che a prescindere da quanto successo abbia avuto nel poker, non gli sembrava mai abbastanza.

Ora Wilinofsky ha abbandonato una carriera che gli ha fatto guadagnare soldi e libertà, per dare la caccia alla felicità.

Guardate la video intervista a fondo pagina o continuate a leggerne la trascrizione.

 

PokerListings: La scelta del tuo nickname ha qualcosa a che fare su come ti sentivi all’epoca? Da fuori ti sei sicuramente guadagnato la reputazione di giocatore temerario.

Ben Wilinofsky: Volevo dare l’immagine di un tipo senza paura, e volevo sentirmi così.

Sai, è qualcosa che mi piacerebbe provare oggi nella mia vita di tutti i giorni, senza più ansia e dubbi e paure.

Magari ho qualcosa di freudiano in me. Non so proprio.

 

Hai ottenuto tanti risultati nel poker, vivendo il sogno di tanti. Come ti hanno fatto sentire quelle esperienze?

Quando stavo perdendo lo stimolo di giocare a poker dicevo “Sì, sei bravo. Guarda quei numeri sempre più grossi e guarda come la gente ti tratta e cosa pensa di te.

Hai tanti fan e gente che pensa che sei bravo”.

È come un balsamo. È qualcosa che spalmi sulle ferite per lenire il dolore, ma non guariscono in nessun modo.

Quando ho vinto la prima volta mi sono sentito al settimo cielo, per un paio di giorni, ma la sensazione è svanita velocemente.

Sono tornato normale velocemente e il mio normale non è un granché. Il mio normale non era felice.

Quindi penso di aver inseguito quella sensazione per un po’. Se non erro l’anno dopo sono arrivato al tavolo finale al WPT Vienna. Chiusi al 3° posto e non provai nulla. Solo vuoto, privazione di ogni tipo di responso emotivo.

Capii che stavo cercando soluzioni esterne per sistemare un problema interno.

 

La tua famiglia e i tuoi cari sapevano cosa stava succedendo oppure hai cercato di comportarti come se tutto fosse ok, provando a risolvere le cose da solo?

BW: Non penso di aver cercato di affrontare la cosa in nessun modo. Non credo che all’epoca me ne rendessi bene conto.

A volte ne ero consapevole. La parola depressione, sai, andava e veniva dal mio vocabolario e a volte pensavo “Oh, sono depresso”.

Ma era sempre in un contesto di temporaneità, pensavo solo di fare le cose al meglio per non essere più depresso.

 

Ben Wilinofsky
Ben Wilinofsky vince l'EPT Berlino

Tipo vincere più soldi.

Tipo vincere più soldi o fare sesso con più ragazze e così via.

Era come se raggiunto un obiettivo, la mia depressione e la fiducia in me stesso si sistemassero in base a quell’obiettivo.

A prescindere da quanto i numeri diventano migliori, non si raggiunge mai nulla.

Spiegare, essere onesti e aperti con qualcuno su ciò che sta davvero succedendo nella tua vita è una cosa che ti libera, perché non devi più innalzare dei muri.

Non devi indossare una maschera, questa maschera coraggiosa per far apparire che tutto va bene e che sei in controllo della tua vita.

Ma dopo che accetti e identifichi, che succede?

 

Non si sistema tutto come per magia.

No. Perciò vai a tentativi. Terapia, pillole, esercizi, yoga, meditazione e via dicendo. E provi, riprovi e continui a provare. Ho provato un sacco di cose.

Il poker non è il problema ma non fa nemmeno parte della soluzione.

La mia energia è molto limitata. Nelle giornate peggiori passo sei ore fuori dal letto. E quelle sei ore sono preziose e non posso passarle a fare qualcosa che non fa parte della soluzione.

Il poker è la soluzione facile al problema sbagliato, e non voglio giocarci più. Perciò non ci gioco, punto e basta.

Devo ripartire da capo con qualcos’altro e devo scavare e continuare finché non mi scontro con un muro o e capisco che non vado da nessuna parte, o finché non butto giù quel muro e non vedo cosa c’è dall’altra parte.

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