Living Legend Awards

Originariamente chiamato il premio per gli Over 50, lo abbiamo ribattezzato “Living Legend” nel 2013. E non potrebbe esserci un nome più azzeccato per una categoria che ha visto vincere gente come Pierre Neuville, Thor Hansen, Humberto Brenes e Konstantin Puchkov.

Per fare un esempio il “Padrino del Poker Norvegese”, così com’è è soprannominato Hansen, non ha solo affrontato una lunghissima carriera di circa 35 anni nel poker live, ma ha anche vinto la battaglia contro il cancro.

Neuville non è solo il nostro primo vincitore, ma è anche diventato il giocatore più anziano a raggiungere il Final Table nel WSOP Main Event. Quanto a Brenes, stiamo parlando del giocatore che ha rivoluzionato il poker nell’America Latina.

I nostri cinque nominati per il 2017 Spirit of Poker Award nella categoria Living Legend, sono tutti giocatori che hanno delle storie clamorose alle loro spalle. Tutti loro hanno più di 50 anni e non hanno solo dato battaglia da giovani, ma tuttora continuano a farsi rispettare.

Doti mentali e un grande spirito hanno fatto sì che per loro il gioco non cambiasse mai. Infatti non è così difficile trovare tutti loro ancora pienamente impegnati nel poker live, ottenendo ancora risultati come se si trovassero ancora nei propri tempi d’oro.

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Barny Boatman (Inghilterra)

barnyboatman

L’Inghilterra ha prodotto i primi poker show, e se proverete a guardarne uno troverete tra i partecipanti Barny Boatman. Ha partecipato al “Late Night Poker” sia da giocatore che da commentatore con Jesse May. Il nativo di Londra è da così tanto tempo nell’ambiente del poker, che il suo primo premio gli venne pagato in lire. Ha prestato la sua voce a tantissimi altri poker show, fino a crearne uno tutto suo grazie al quale ha girato tutta l’Inghilterra per commentare alcuni home games. Boatman è un cittadino del mondo a tutti gli effetti. Ha lasciato la scuola molto presto e nel corso della sua vita ha vissuto in Spagna, Sri Lanka, Australia e persino a Hong Kong. Ha anche fatto qualsiasi lavoro, dal bartender al costruttore, dall’insegnante al giornalista. Ha anche fatto da consulente legale nel Bermondsey, senza perdere mai una causa. Sopravvissuto ad un terribile incidente in moto, Barny ha sviluppato un nuovo modo di affrontare la vita. I suoi hobby includono lo skydiving e lo scuba-diving, e il suo senso dell’umorismo ricorda quello dei Monty Python. Senza dubbio, Boatman è una fonte di ispirazione per il mondo del poker. Il suo più importante risultato nel poker è rappresentato dai due braccialetti WSOP, ma anche l’aver fondato Hendon Mob, divenuto col tempo il più grande database presente in rete. Quando Barny Boatman iniziò a giocare, era più vecchio di 15 anni rispetto agli attuali milionari del poker live, ma ha comunque vinto ben 2 braccialetti. E c’è di più: ha fatto 9 ITM alle ultime WSOP.

 

Per Hildebrand (Svezia)

Per Hildebrand
Foto WSOP

Per Hildebrand è stato uno dei pionieri del poker in Svezia. Il suo primo piazzamento a premi risale al 1988, quando arrivò secondo in un evento Five Card Draw a Malta, vincendo 3.831 dollari. Durante gli anni Ottanta e Novanta, molto prima che il poker diventasse popolare in Svezia, lui fu uno dei collaboratori per la nascita dello Swedish Poker Championship. È stato anche uno dei fondatori dell’Entraction Poker Network, divenuto sempre più grande e popolare in avvio di terzo millennio. Ai tavoli da poker, Hildebrand ha ottenuto in seguito dei risultati importanti. Nelle WSOP 2017 è arrivato secondo nel No-Limit Draw Lowball Championship, andando a premio in cinque occasioni. L’anno precedente era stato altrettanto buono, con tre ITM di cui due tavoli finali. In patria è andato altrettanto forte, vincendo lo Swedish Poker Championship in due edizioni di fila, 2015 e 2016. Nel 2005 Hildebrand giocò un grande Main Event alle WSOP, terminando però in 27esima posizione e portando a casa 305.000 dollari, che tuttora rappresentano la sua più grande vincita live. Per Hildebrand ha giocato per molto più tempo rispetto a tanti altri giocatori, e ha fatto tanti sacrifici per migliorare, sia al tavolo che fuori.

 

Marcel Luske (Olanda)

Marcel Luske

Quando il poker è letteralmente esploso, quando non tutti erano sicuri di conoscere Marcel Luske, bastava dire “è quello che indossa gli occhiali da sole al contrario” per riconoscerlo. Luske ha portato questo suo ‘brand’ in giro per la scena pokeristica europea. Sei dei suoi primi otto risultati corrispondono a vittorie: siamo nel 1999. Luske è stato eletto Giocatore dell’anno in due occasioni, è stato commentatore alle WSOP, ha fondato la International Poker Association, gli piace cantare al tavolo e ha persino inciso una canzone sul poker, rintracciabile su YouTube. Nel 2003, l’anno di Moneymaker, Luske giunse al tavolo finale del Main Event WSOP, mentre l’anno dopo tornò e dovette fermarsi in decima posizione. Quest’anno ha ottenuto un altro grande risultato, fermandosi al 23° posto. Luske ha ottenuto tavoli finali negli eventi EPT e WSOP, al Master Classic e agli Australian Open, ha partecipato a show in TV ed è stato mentore per giocatori come Noah Boeken e David Williams. Per diversi anni il gran signore del poker europeo ha fatto parte del Team Pro di PokerStars, mentre ora lavora per PartyPoker e sta dando una grande mano nel ricostruire la room.

 

Padraig Parkinson (Irlanda)

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Era tra i presenti nei giorni in cui, a Dublino, il poker prese piede in Europa. All’inizio degli anni Ottanta personaggi come Stu Ungar, Amarillo Slim, Puggy Pearson, Dan Harrington, Doyle Brunson, Mike Sexton e Tom McEvoy attraversarono l’Atlantico per giocare, e Padraig Parkinson era lì ad aspettarli. Senza di lui, il Texas Hold’em avrebbe impiegato molto più tempo per attecchire nel Vecchio Continente. Ha sostenuto la crescita del poker, sempre e senza risparmiarsi. È stato uno dei primi giocatori europei a giocare il Final Table del Main Event WSOP, in un anno in cui tre irlandesi ce la fecero. Arrivò terzo, vinse il suo connazionale Noel Furlong. È stato invitato nell’iconica trasmissione “Late Night Poker” e inizialmente aveva rifiutato, salvo poi ripensarci quando la posta in palio si era fatta più interessante. Riuscì a vincere il Grand Final, battendo Phil Hellmuth. È uno dei membri della Irish Hall of Fame, ma è anche una persona molto meno presuntuosa di quanto si possa pensare. Nessuno rappresenta meglio di lui la figura del giocatore occasionale, nonostante per anni sia stato un ottimo professionista.

 

Mike Sexton (Stati Uniti)

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Sexton non è solo un ambasciatore del poker, è l’ambasciatore per eccellenza. Divenne un professionista nel 1985 a Las Vegas, e ha commentato a lungo le vicende del World Poker Tour, tanto che sembrava che tutto ruotasse intorno a lui. Ad un certo punto, però, è passato dalla parte di PartyPoker per dare il via a un processo di rinascita della room. Ha fatto parte di quel gruppo di giocatori che hanno portato il Texas Hold’em in Europa negli anni Ottanta, ha giocato ai tempi di Amarillo Slim e Johnny Moss, e tuttora continua a giocare alla grande, come dimostra il titolo vinto lo scorso novembre proprio al WPT. Sexton può vantare un braccialetto WSOP, anche se gli manca un tavolo finale al Main Event. Ha però vinto il Tournament of Champions e vanta un piazzamento nel BIG ONE. Nei tornei live ha ottenuto oltre 250 piazzamenti a premio ed è membro della Hall of Fame. Ha scritto un libro di poker ed è fondatore di una organizzazione non-profit. Ma al di là di tutto, il brillante e sempre sorridente Mike Sexton è uno dei personaggi più popolari del mondo del poker. E se Mike Sexton continuerà a rappresentare il poker, il futuro non potrà che essere roseo.