Poker Online e Tasse: in Arrivo una Stangata

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Il governo Monti ipotizza un regime fiscale ritoccato verso l'alto. Inaspriti controlli e pene per il gioco illegale. E nel resto del mondo…

Operatori e appassionati di poker online comincino a munirsi di ombrello. E che sia robusto. Perché le nubi all'orizzonte del settore non promettono nulla di buono.

Le notizie non sono ancora confermate, ma sembra che l'aliquota possa schizzare al doppio rispetto a quella attualmente prevista.

E l'adeguamento toccherebbe non solo il poker online in versione torneo, ma anche i si&go e il cash game.

Legale o illegale, l'importante è tassare

La volontà del governo Monti, stando alla indiscrezioni che sono trapelate in questi giorni, sarebbe quella di incassare circa mezzo miliardo di euro. Ma, come detto, per ora siamo soltanto nel campo delle ipotesi.

Ciò che invece è praticamente una certezza è l'ennesimo giro di vite nei confronti dei siti di gambling illegali. E qui ce n'è davvero per tutti: agenzie, giocatori e persino istituti bancari.

Questi ultimi, che secondo la manovra Salva Italia sono costretti a comunicare allo Stato qualsiasi transazione finanziaria da e verso i siti illegali, rischiano fino a un milione e trecentomila euro in caso di omessa denuncia.

I giocatori, che fino ad oggi erano rimasti al riparo dalle sanzioni, rischieranno grosso anche solo per aver depositato. Si parla di multe salatissime, fino a 20 volte gli importi versati.

Mano pesante anche per chi dovesse pubblicizzare in qualsiasi modo un sito illegale: le multe saranno stimate trai i cento e i duecentomila euro.

La situazione internazionale

Non che nel resto del mondo ci stiano andando più leggeri, per carità. Anzi, sembra che improvvisamente la questione del gioco online (che si tratti di poker o casinò) abbia cominciato a stare particolarmente a cuore ai governi del pianeta.

Non poteva essere altrimenti, visto il volume d'affari (e di conseguenza le tasse generate) creato da un settore che non sembra affatto essere stato toccato dalla crisi economica internazionale.

Negli Stati Uniti si sono messi di mezzo addirittura i Federali, sin da quando nell'aprile scorso il poker online è diventato un tabù.

Ma l'effetto-domino non si è fatto attendere, tanto che in Belgio, ad esempio, il governo ha deciso di adottare provvedimenti simili a quelli di cui abbiamo appena parlato: bastonate tremende ai siti illegali (fino a centomila euro per ogni infrazione) e forti multe a chi li frequenta (fino a venticinquemila euro).

Francia e Spagna, invece, hanno creato una loro blacklist, simile a quella della nostra AAMS (e non è un caso, vista la sinergia di intenti dei tre paesi in materia di gioco online) con le quali stanno già bloccando diverse decine di siti.

E la Serbia, pur non facendo parte di questa "triade", si sta dimostrando non da meno, con settanta siti oscurati in poche settimane.

In Danimarca, invece, il governo ha deciso di responsabilizzare anche i cittadini, invitandoli a segnalare, a un'authority appositamente creata, qualsiasi sito di gambling illegale. Che poi, naturalmente, provvederà a comminare multe tanto agli operatori, quanto ai giocatori.

Licenze? Sì, ma…

Il tutto mentre pochi giorni fa la Corte di Giustizia Europea ha sancito nuovamente il principio della libertà di stabilimento e prestazione dei servizi tra gli stati membri, dando ragione al bookmaker Stanleybet che in Italia era rimasto escluso dal bando delle assegnazioni delle licenze AAMS, ma aveva continuato a operare ingaggiando una battaglia legale.

Tradotto in soldoni: il regime italiano delle licenze va rivisto e adattato.

Molti sembrano non sapere o non capire (o più semplicemente fanno finta, perché è più comodo) che tecnicamente un operatore in possesso di una licenza di gioco rilasciata da un paese membro della UE, proprio per i principi di cui sopra, dovrebbe poter operare ovunque all'interno dei confini dell'Unione stessa.

Il tema è spinoso, ma va affrontato in fretta. L'idea migliore, semplice concettualmente ma di ardua attuazione, sarebbe la creazione di un mercato (quantomeno) eu

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