Antonio Esfandiari: “I pro devono smetterla di essere cosi professionali!”

antonio esfandieri 888

Antonio Esfandiari parla in questa intervista del futuro del poker, della sua collaborazione con Phil Laak per ESPN e del suo favorito tra i November Nine, cioè nessuno di loro!

Esfandiari è uno dei nomi più famosi del poker internazionale oltre che la vera e propria star dell’evento di 888poker organizzato in questi giorni in quel di Londra all’Asper Casino.

Il nostro inviato ha approfittato per scambiare quattro chiacchiere con lui toccando un po’ di argomenti “scottanti” a partire da una frase che sembra avere poco a che fare col poker ma che Antonio sembra amare particolarmente: “fashion forward”.

Prima però abbiamo chiesto al grande pro chi fosse il suo favorito tra i November Nine di quest’anno e senza neanche pensarci Antonio ha risposto “Nessuno!”.

[Leggi anche: Esfandiari: “Niente cappucci e occhiali alle WSOP”]

 

Cosa intendi con “fashion forward” quando si parla di poker?

Mi riferisco al fatto che i tempi cambiano e che non bisogna restare ancorati a come si facevano le cose 10 anni fa.

In realtà poi mi riferisco anche a Phil Laak e al fatto che sia proprio l’antitesi dell’avanguardia. Una cosa è vestirsi da schifo quando nessuno ti guarda, altra cosa è quando hai del mondo pntati addosso.

 

Antonio Esfandiari e Phil Laak
Esfandiari e il poco "fashion forward" Phil Laak

 

Come ti sei preparato a questi segmenti televisivi? E cosa può renderli interessanti?

Ci inviano la storia delle mani in modo che possiamo farci un’idea dell’azione che c’è stata. E poi da li noi partiamo con le nostra analisi, senza seguire alcun copione prestabilito.

Credo che per migliorare la cosa ci servirebbe un time clock e soprattutto bisognerebbe che i giocatori pro la smettessero di essere cosi professionali!

Se prendono troppo tempo nelle spiegazioni diventando troppo tecnici e pesanti allora tutto il divertimento va a farsi friggere.

 

Cosa ne pensi del Big One for One Drop senza poker pro?

Credo sia stato qualcosa di diverso. Prendere dei non giocatori e affiancarli a dei coach ricevendo quindi del supporto professionali, può avvicinarli al gioco e fare lo stesso con chi guarda.

Ha portato un elemento di novità in scena. Bisogna sperimentare strade diverse per vedere cosa funziona e Guy Lalibertè ha sfruttato l’idea del coaching.

[Approfondisci: Nessun poker pro al Big One for One Drop]

 

Esfandiari Surfing big one
Antonio alla vittoria del primo Big One for One Drop

 

Come è stata al tua esperienza da coach?

In realtà è stato bella e il fatto che il mio “studente” sia andato avanti nell’evento fino alle fasi finali è stato emozionante.

Mi trovavo dietro le quinte letteralmente a sudare  e quando è incorso in una terribile bad beat a soli due tavoli left ho davvero patito!

È stata davvero un’esperienza entusiasmante ma non posso rivelare quale sarà il futuro di questo evento e come si svilupperanno le cose.

 

Guarda questa mano divertente tra Esfandiari e Laak

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