Andrea Dato: "Sono un Bastone di Gomma Piuma"

Andrea Dato2
Conosciamo Andrea Dato, il Pro di Glaming che giocherà il Battle of Malta

Continuano le interviste di PokerListings: oggi tocca ad Andrea Dato - il leader italiano nel Global Poker Index che dice "Sto facendo una cosa che mi piace per la maggior parte della mia vita e quindi morirò felice."

Anche in quell’ora in cui i bambini sono andati a dormire da un pezzo e pure le sale del casino di San Remo cominciano lentamente a svuotarsi, lui è lì che con il sorriso stampato in faccia e la schiena dritta sotto all’immancabile giubbotto di pelle si gode quello che gli piace di più: il gioco del poker.

Con il tintinnio inarrestabile delle chip che echeggia nella sala quasi fosse quello di migliaia di grilli, Andrea Dato ti guarda con gli occhi scuri e spalancati e ti dice di esser pronto per quell’intervista per la quale lo hai inseguito tra Malta e San Remo.

Come se non fossero quasi le tre del mattino. Come se lui non avesse passato quasi tutta la sua giornata al tavolo. Quasi i tavoli dell’European Poker Tour avessero su di lui lo stesso effetto di una meditazione zen.

“Ma io sono dipendente dal gioco, non posso stare senza poker” ti dice con la faccia sveglia e l’espressione di chi sa perfettamente la portata di quello che dice davanti al taccuino scarabocchiato di un giornalista visibilmente più stanco di lui.

Il bluff sbagliato alla persona sbagliata

L’incontro con Andrea, pro di Glaming nel nugolo dei player più in vista del panorama nazionale, avviene ad una manciata di secondi dalla sua eliminazione da uno dei side event parte di questo EPT – quindi la prima domanda non può che essere dedicata esattamente a questo torneo.

[ PokerListings] Cominciamo dal peggio: che è successo al tavolo del side?

[Andrea Dato] Quale dei tanti che non ho vinto? (ride). Scherzi a parte, sono appena uscito dal torneo di Pot Limit Omaha per colpa di un bluff sbagliato alla persona sbagliata e, soprattutto, con lo stack sbagliato.

Ma per me il PLO rappresenta ancora una novità – sono un neofita del gioco e diciamo che quando mi iscrivo a questi tornei non lo faccio con l’idea di raggiungere chissà quale risultato. Lo faccio più come un “investimento”.

Fammi capire: un investimento a perdere?

No, non è a perdere perché quando sei lì al tavolo, giochi chiuso ed hai tanti giocatori molto forti intorno, allora hai la possibilità di imparare tantissimo sul gioco. Ed è questo quello a cui punto in questo momento.

Andrea Dato e lo studio: a sentire quello che si dice in giro su di te, non sei uno che prende la questione dello studio molto alla leggera – o sbaglio?

Non sbagli, perché lo studio è una parte importantissima del gioco che prendo molto sul serio in tutte le sue parti – sia che si tratti di osservare le mani di altri giocatori, l’analisi delle diverse situazioni che possono capitare al tavolo o (che è importantissimo) lo studio del comportamento dei giocatori.

Perchè imparare a conoscere i tuoi avversari è un punto fondamentale della preparazione di un giocatore di poker.

Bella risposta. In fondo spiega anche perché qui su PokerListings abbiamo recensito la poker room di Glaming scrivendo che al momento ha il team pro “più tecnico d’Italia”. Sei d’accordo?

Sì, è una definizione che mi piace. Magari non saremo i più bravi in assoluto – ma probabilmente, sì, potremmo essere i più tecnici in Italia.

I più tecnici nonostante tu abbia detto una volta che, per te, “la disciplina viene molto prima della tecnica”. Ma che vuol dire?

Allora, se mi passi carta e penna posso spiegartelo subito con una formula matematica.

No, dai, non scherziamo. Sono quasi le tre del mattino. Lasciamo le formule a tempi migliori.

Va bene, allora mettiamola così: diciamo che ogni giocatore ha il proprio A-Game, il proprio B-Game, C-Game e Tilt Game. Ok?

Ok.

Allora, che succede: tu prendi un giocatori come Dario Minieri  con un A-Game tra i migliori in Italia se non il migliore in assoluto. Però riesce a tenerlo per pochissimo tempo. A volte per una sola sessione, a volte nemmeno per quella.

Insomma, è come avere un bazooka e non saperlo usare.

Ma se invece hai anche solo una pistoletta e la sai usare bene, insomma…è meglio no?

Mhm. Penso di si. Morale della favola?

Il morale è che è meglio avere un A-Game più basso ma che dura nel tempo che avere un A-Game più alto ma che non riesci a manifestare nel corso di una sessione.

Chiarissimo. Ma che mi dici di te: al momento sei più bazooka o pistoletta?

No, no, io non sono nemmeno un coltellino. Al massimo sono un bastone di gomma piuma.

Il fatto è che in questo periodo non sto giocando troppo bene, non sono per niente soddisfatto.

Finito l’EPT torno a Roma e mi prendo una pausa fino al Battle of Malta e provo a giocare di meno.

Fase di studio in arrivo?

Esatto. Quando giochi tanto non riesci mai a valutare il tuo gioco fino alla fine. Diciamo che il tuo gioco lo valuti di più quando non giochi perché hai tempo di riflettere su quello che hai fatto, quello che non hai fatto, etc. Se stai sempre a giocare sei sempre immerso nel gioco , quindi ogni tanto c’è bisogno di staccare.

Passiamo un momento dal Dato – giocatore al Dato – uomo. Laurea di 110 e lode alla Sapienza, 5 anni di pratica da ingegnere e poi, all’improvviso, tutto buttato al vento per metterti a giocare a poker?

Ho cominciato a giocare mentre lavoravo e, piano piano, il poker ha cominciato a mangiarsi pezzi sempre più pesanti del mio lavoro. Diciamo che ero arrivato ad un punto in cui il lavoro riempiva i tempi in cui non stavo giocando.

Poi, ad un certo punto, mi sono trovato ad un bivio perchè non si possono fare due cose ad alto livello e bene. Almeno, io non ci sono riuscito.

Ho provato a lavorare di giorno e giocare la sera, ma non ha funzionato. Perchè quando hai uno stipendio di 2.000€ al mese e ne giochi 5.000€ in un piatto allora dici “c’è qualcosa che non va” . 

Non è facile spegnere una parte del cervello ed accenderne un’altra come fosse nulla.

Così ho deciso di prendermi un anno sabbatico: avevo già messo da parte un po’di soldi con il poker e mi sono detto “vediamo come va”. E sono ancora qui.

Si, però secondo me la stai facendo troppo facile. Perché comunque vivi in Italia, non a Las Vegas. Ed in Italia una cosa è se fai l’ingegnere laureato con il massimo dei voti ed un’altra è se sei un pro di poker. Per poco Irene Baroni nemmeno riusciva a trovare un appartamento in affitto dopo aver “confessato” il suo lavoro…

Tutto assolutamente vero. Ma io sono dell’idea che uno nella vita debba raggiungere la felicità e che l’unico modo per riuscirci sia fare ciò che ci piace.

Non si deve vivere per quello che pensano gli altri, pensando a quanto si  guadagni, a quello che succederà. Bisogna riuscire a passare la maggior parte della giornata a fare qualcosa piace.

Io conosco pochi a cui piaccia il proprio lavoro ancora dopo 20 anni e ti dico che la maggior parte delle persone lavora per guadagnare soldi e stare meglio nella parte restante della propria vita.

Mentre tu…

Io, piuttosto che fare così ho deciso di passare la grande parte della mia vita facendo qualcosa che mi piace. Se poi nella restante parte non avrò soldi, non m’importa.

Sto facendo una cosa che mi piace per la maggior parte della mia vita e quindi morirò felice.

Famiglia, amici, fidanzata…tutti a favore della tua scelta?

I miei genitori sono entrambi legati al gioco visto che sono entrambi due giocatori di bridge e ti dico che mio padre è un giocatore anche abbastanza bravo  che, tra l’altro ha pure provato a passare alla carriera professionistica prima di tornare all’università, laurearsi e fare l’architetto per tutta la vita.

Quando i miei hanno visto che dopo 5 anni trascorsi a lavorare ed affermarmi in uno studio di progettazione  tra i migliori nei quali si potesse lavorare, a loro è dispiaciuto che io lasciassi tutto per il gioco.

Non conoscevano poi molto il mondo del poker e, come succede spesso, lo associavano  al gambling ed all’impossibilità di avere sempre il controllo della situazione.

La loro visione del gioco era molto influenzata dal bridge. Che è un gioco parecchio diverso dal poker.

Soprattutto culturalmente, no?

Bravo, esatto.

Perché se giochi a bridge sei bravo e rispettabile mentre se giochi a poker…beh…non è esattamente lo stesso. No?

Tornando alla famiglia: mia madre era contraria, mio padre…diciamo che lui contrario solo in parte – solo quando c’era mia madre presente.

Perché secondo me, in realtà, voleva che ci provassi visto che alla fine ci aveva provato anche lui con il bridge molto prima di me.

Poi, gli amici erano quasi tutti pokeristi quindi alla fine mi hanno sostenuto, la mia ragazza mi ha sostenuto – e perciò mi sono detto “ci provo”.

Alla fine quell’anno è andato bene, quello dopo pure…ed eccomi qua.

***

Esatto, eccolo qua il nostro Andrea “Datino” Dato. Alle tre del mattino, seduto in una delle bellissime sale del casinò di San Remo, impegnato tra un saluto a Giada Fang, una risata con Steve O’Dwyer, un parere sull’ennesima mano impossibile e le mie domande che  vorrebbero strappargli qualcosa sui progetti di Glaming, la room targata Mondadori che presto potrebbe stupirci con qualche nuova – interessante iniziativa.

Alle tre del mattino dell’European Poker Tour di San Remo. Mica di uno qualsiasi.

Ti preghiamo di ricontrollare i dati inseriti

Si è verificato un errore

Devi attendere 3 minuti prima di poter postare un nuovo commento

Non ci sono commenti