Alex Stevic: "Le partite migliori sono quelle con la mafia"

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Negli ultimi dieci anni ne abbiamo sentite di storie sul poker, ma nessuna come quella di Alexander Stevic

Vincere il primo Main Event EPT in assoluto, a Barcellona 2004, è di per sé spettacolare, ma è solo l'inizio di quella che potrebbe essere la parabola pokeristica più interessante di cui abbiamo mai sentito parlare.

Quando qualcuno ti dice che "le partite migliori sono quelle con la mafia", poi, tendi a prestare particolarmente orecchio.

Tornato a Barcellona 10 anni dopo la sua incredibile vittoria (anche se è stato sfortunato: eliminazione poco prima del Day 3 e fine delle speranze di doppietta), lo svedese si è seduto con Fred Guillemot di PokerListings France per raccontare una di quelle storie di poker che non si sentono molto spesso.

PokerListings: Allora Alex, sei contento di essere tornato a Barcellona?

Alexander Stevic: Sì, lo sono davvero. Sai, c'ero il primo anno e ho vinto, e ora rieccomi 10 anni dopo.

Sono bei numeri: mi piace l'1, il 10, perciò ho pensato che vincendo sarei diventato il Maradona del poker.

PL: Bello. Quindi 1 e 10 sono i tuoi numeri fortunati?

Stevic: Più o meno. Amo i numeri, sono un po' strano. Ho molti numeri fortunati, tipo il 29 anche.

Ieri ero al tavolo 29, avevo il posto numero 1, era perfetto. Cerco sempre dei segnali, sai.

PL: Come mai il 29?

Stevic: Perché adoro la roulette. È un numero tipico di chi gioca alla roulette. Ma adesso in realtà non mi piace più troppo, ci ho perso un sacco di soldi!

Amo anche l'11, che non ha niente a che vedere con la roulette, ma è un doppio 1.

PL: Non molti ti conoscono, a parte per quel titolo EPT nel 2004. Puoi dirci qualcosa di più su cosa hai fatto dopo?

Stevic: Dopo aver vinto il primo EPT, in realtà sono arrivato terzo pure a Monte Carlo. Poi ho giocato molti tornei per due anni, ma con scarsi risultati.

E giocare i tornei può diventare molto costoso, velocemente, se non vinci. Perciò ho iniziato a giocare più cash - che in ogni caso è la mia specialità - e ci ho giocato parecchio finora.

PL: Quindi sei ancora un professionista a tempo pieno?

Stevic: Sì, ma cerco di giocare in strani posti nel mondo, a caccia di partite private. Non sono un campione, sai, e tutti i giovani di oggi sono più forti di me. Quindi cerco di trovare posti dove l'abilità principale necessaria è sapere come entrarci.

Ecco, questa è un'abilità che possiedo. Trovo la gente giusta, divento loro amico, ci facciamo qualche drink e poi giochiamo a poker.

PL: Quindi in quali varianti ti cimenti in questi 'strani posti'?

Stevic: Di solito giochiamo Texas o Omaha, dipende. Il problema è che in un casinò le partite migliori sono troppo costose.

Se vuoi giocare il Texas da $2/$4, allora devi batterti contro tutti quei giovanotti allenati. Ma se vuoi giocare l'Omaha $25/50, allora puoi giocare contro chi ha davvero i soldi. Devi cercarle, queste partite.

PL: Mi immagino partite cash contro genet strana, pistole sotto al tavolo...

Stevic: Sì, anche. Vado - o meglio andavo - in posti molto strani. Per esempio, l'anno prossimo andrò in Africa.

Non in Marocco, perché ci vanno tutti ora, ma in Madagascar, Nigeria, Angola, Guinea Equatoriale. È molto difficile entrare in questi paesi, ma mi sono già organizzato con un amico.

È un terzista coreano, ma è amico del figlio del presidente della Guinea Equatoriale. È un dittatore coi fiocchi, quindi non è un paese sicuro, ma organizzano partite private, davvero grosse. Quindi sì, sono stato invitato.

PL: Come conosci queste persone?

Stevic: Lui l'ho incontrato al tavolo da poker un giorno. Mi piaceva, era amichevole e interessante. Ho pensato fosse davvero strano, quindi gli ho chiesto che facesse in Africa.

Ha iniziato raccontandomi un sacco di storie, davvero interessanti. Volevo essere suo amico, quindi abbiamo parlato, l'ho invitato a cena e lui mi ha detto 'Alex, mi piaci, vieni con me in Guinea Equatoriale, conosco posti dove possiamo giocare a poker e voglio che tu gestisca queste partite'.

Ha detto che non ci saremmo dovuti preoccupare della polizia, visto che il figlio del presidente è amico suo.

PL: Giochi pure contro il presidente?

Stevic: No, no, lui è un uomo molto serio. Suo figlio è l'opposto. Ancora non ci sono stato però, c'è troppa malaria. Mio figlio è nato da poco più di un anno, quindi ultimamente non ho viaggiato molto.

Prima sono stato in Brasile e ho giocato pure là in posti strani. Ora hanno molti giocatori professionisti, ma quando sono andato io, 5 o 6 anni fa, ero l'unico pro al tavolo ed era molto strano.

PL: Ma lo sanno chi sei?

Stevic: Non proprio. Gliel'ho detto perché uno di loro mi ha riconosciuto. Mi hanno chiesto quanto avevo vinto a Barcellona, ho detto 80.000 euro e loro hanno iniziato a ridere.

Poi ho capito che quei ragazzi erano davvero ricchi. Quello vicino a me sembrava non avesse lavorato manco un giorno della sua vita.

Lo capivi dalla pelle. Mi hanno detto che il padre di suo padre - o qualcosa del genere - ha costruito Brasilia e che la sua famiglia possiede praticamente tutta San Paolo. Era un miliardario.

PL: Ma non hai paura in queste partite?

Stevic: No. Onestamente, le partite migliori sono quelle con la mafia.

Non con 20 gangster che hanno solo 20.000 euro, quello sì che fa paura. Ma giocare contro i più anziani, i veri boss che hanno guadagnato un sacco di soldi e sono sfuggiti alla polizia per 40 anni, è divertente.

Ce l'hanno fatta, hanno i soldi, non vanno a caccia di problemi. Mi piace giocarci contro, perché praticamente ti regalano i loro soldi!

Quando sai che non sei bravo come gli altri, devi per forza trovare delle buone partite per te! E così facendo incontri sempre gente interessante, che ti porta a vivere avventure divertenti…  

PL: Allora questo torneo (l'EPT) ti sembrerà diverissimo da quanto sei abituato…  

Stevic: Comunque è divertente. Quando ho deciso di tornare a Barcellona, alcuni amici mi hanno detto che non mi sarebbe piaciuto, perché il torneo è troppo grosso, troppo commerciale, eccetera.

Ma la verità è che amo tutto ciò, penso sia davvero incredibile. Il torneo è eccellente, una macchina perfetta. Probabilmente giocherò altri eventi.

PL: Quando è stata l'ultima volta che hai partecipato ad un EPT?

Stevic: In verità ho giocato a Madrid l'anno scorso. Ma è stata la prima volta in tipo cinque anni. Ho giocato perché abito a Madrid.

PL: Giochi ormai da tanti anni. Cosa pensi che sia cambiato, nel bene o nel male, da quando hai iniziato?

Stevic: La cosa positiva è che il poker è più accettato di prima, più legale. È più facile trovare partite. Grazie a ciò, prima della crisi c'erano un sacco di fish pieni di soldi. Questa gente non avrebbe mai giocato se il poker non fosse diventato legale o non fosse andato in tv.

La cosa brutta è che tutti sono più bravi (ride, ndr)! Con tutti quei programmi per computer che ti insegnano a giocare, chiunque può diventare forte, se è abbastanza intelligente.

Tutti parlano sempre di come questi "giovani nerd" stanno dominando… mi piacerebbe essere uno di loro! Hanno imparato a giocare velocemente, non hanno dovuto passare per la gavetta.

Per il poker non è un male, ma sì, i giocatori stanno diventando sempre più bravi. Mi diverto comunque. E il mese prossimo? Andrò in un altro posto strano. Mi piace, è divertente.

PL: Pensi che anche i comportamenti dei giocatori si siano evoluti?

Stevic: I giocatori si prendono molto più tempo per pensare al tavolo, oggi. Prima trovavi sempre un paio di amatori più stagionati che ti urlavano di muoverti. Ormai non ce ne sono molti, ma a me piacciono.

Credo che il poker fosse più folle, ai tempi. La gente che spendeva tutto, organizzava partite incredibili, viaggiava… perdere tutto non importava, perché potevamo giocare online e vincere ancora di più!

Ora è diverso, perché il livello di gioco è più alto e ti devi concentrare parecchio se vuoi vincere. Il denaro guadagnato è sudato, quindi la gente sta più attenta ed è meno folle.

PL: La posta in palio è più grande oggi...

Stevic: Sì, il gioco si è evoluto e ci dobbiamo adattare. Penso sia giusto.

Comunque continuo a fare amicizia al tavolo, anche se prima c'erano sempre due o tre tizi che parlavano, ti raccontavano le loro storie… oggi ce ne sono meno, ma va bene così.

PL: Sai se la tua vittoria ha ispirato qualche giocatore svedese a iniziare a giocare?

Stevic: Non saprei. Dopo aver vinto sono stato famoso per un paio d'anni, ma in Svezia c'erano già ottimi giocatori di poker, più forti di me.

Penso che probabilmente siano stati più d'ispirazione loro. Cioè, questi ragazzi ormai non giocano più questi tornei, perché hanno troppi soldi.  

PL: Puoi fare qualche nome?

Stevic: Michael Thuritz per esempio, anche se è arrivato un po' dopo. John, Tobias, Erik… oggi scommettono sullo sport e giocano solo cash.

PL: Ho sentito che eri famoso in Svezia prima dell'EPT, perché hai partecipato a un reality show.

Stevic: Già. Era un reality su un gruppo di 16 persone che dovevano gestire un ristorante e un bar, e ogni settimana uno di noi veniva eliminato.

Ci hanno ripreso nel nostro appartamento e nel bar, gli unici posti dove potevamo andare. E a volte ci portavano a vivere qualche avventura. Penso fosse un bel programma, molto diverso dai pessimi reality show di oggi.

Alla fine sono arrivato secondo, anche se tutti pensavano che avrei vinto. Ero il più popolare dei 16 candidati, ma sapevo che non potevo vincere.

L'altro finalista - che ha vinto - era il tipico personaggio perdente. Un bravissimo ragazzo, col cuore grande, ma quel tipo di persona che non vincerà mai niente. Quindi ovviamente la gente voleva che vincesse uno come lui. Lo sapevo. L'ho anche detto durante lo show: "Vincerai tu, ma va bene, perché so che un giorno vincerò qualcosa pure io".

Il premio era di circa 115.000 euro, un sacco di soldi. Ma ero felice per lui, mi piaceva davvero e comunque sapevo che qualcosa sarebbe capitata pure a me più avanti.

PL: Ti sei avvicinato al poker subito dopo?

Stevic: Lo show è andato in onda nel 2000 o 2001, e io ho vinto l'EPT nel 2004.

Ma ho iniziato a giocare a poker quando avevo 9 anni. Mio padre era un gambler incallito, come me, ce l'ho nel sangue. Come si dice, la mela non cade lontano dall'albero.

Il mio albero è il gioco d'azzardo. La mia ragazza dice che mio figlio non giocherà mai, a io me lo vedo mentre gli insegno a giocare a carte e cose simili.

È così che ho imparato, sai. Non avevamo una lavastoviglie e mio padre mi diceva "chi perde lava i piatti".

Ovviamente ho sempre perso io, ma ne ho fatta un'ossessione, volevo sempre cercare di batterlo.  

PL: Ormai sono anni che vivi a Madrid. Come sei arrivato là, partendo da Gothenburg?

Stevic: Ci abito da quasi sette anni. In realtà mi trovavo a Barcellona con un amico, per un paio di mesi, ma una notte abbiamo perso molti soldi al casinò e alle 4 del mattino abbiamo deciso di andare a Lisbona.

Avevamo una macchina, così ci siamo messi in viaggio. È lunga da là, quindi quando siamo arrivati a Madrid abbiamo deciso di dormire in un hotel carino. Tutto ciò che so è che non siamo mai arrivati a Lisbona!

Mi piace qui. È bello, pulito…

PL: E il tempo?

Stevic: Anche! E il poker, il cibo.

PL: La Svezia non ti manca?

Stevic: No. Il tempo qui è stupendo. C'è pure l'inverno, ovviamente, ma mi piace avere 4 stagioni. A Madrid ci sono tutte e quattro, e primavera e autunno sono bellissime.

Vivo nelle montagne vicino Madrid, quindi nevica d'inverno, possiamo sciare.

Il tempo svedese non è così bello. Io devo vivere a Sud.

PL: Il nostro blogger svedese Ken Lenaar di ha detto che hai un grosso progetto in testa. Puoi dirci qualcosa?  

Stevic: Ho una bella idea, ma è ancora segreta perché non ho deciso se posso già metterla in pratica. Devo parlare con PokerStars e vedere se posso farcela.

Deciderò presto, ma è molto difficile e pericolosa.

PL: Il poker c'entra qualcosa?

Stevic: Non è proprio sul poker, è più una cosa commerciale. Una cosa di pubblicità, ma molto pericolosa per me. 

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