Alan "Ari" Engel: "Sono una specie di senzatetto al momento"

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Per anni Alan "Ari" Engel è stato conosciuto dalla maggior parte del mondo pokeristico online con il suo nome online "Bodog Ari."

Lo è ancora in un certo modo, nonostante il suo nickname nato dalla sua prima sponsorizzazione sia ormai lontano nel tempo.

Una cosa importante che continua a caratterizzare questo giocatore sono in ogni caso le sue vincite.

Detentore di 6 anelli WSOP-C, un titolo SCOOP e $3.5m di vincite derivanti da eventi dal vivo e on-line, Engel è più che un semplice nickname.

Come molti dei suoi simili, Engel decise di viaggiare poco dopo il Black Friday, ma invece di fermarsi in un solo posto ha continuato a spostarsi, viaggiando per tutto il mondo per giocare a poker dove si presentassero i buy-in più adatti a lui.

Come si adatta tutto questo alla sua famiglia e alle sue ambizioni future? Lo abbiamo incontrato durante l'EPT di Praga, dove è riuscito ad arrivare ancora una volta lontano durante l'evento High Roller, per aggiungere un altro risultato importante alla sua carriera.

 

PokerListings: Ari, hai giocato una mano, nell'evento €10k High Roller, nella quale hai pagato tre carte e rischiato tutto il tuo stack contro l'eroe locale Martin Kabrhel avendo in mano la seconda coppia di un kicker debole. 

Ari Engel: Si trattava di una di quelle situazioni nelle quali provi una giocata azzardata e alla fine si dimostra essere corretta, questo è fantastico. Ma nel caso mi fossi sbagliato sarei apparso come un idiota e sarei stato eliminato dall'evento.

 

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PL: Ti abbiamo visto a Praga molte volte nel corso di questi anni. Sembra che ti piaccia molto questo evento. Partecipi anche ad altri ETP?

AE: È vero. Praga è la tappa ETP alla quale ho partecipato i più e ogni anno si tratta di un ottimo viaggio. Adoro la città, quindi ritorno sempre. Sono venuto quattro volte a Praga. Sono andato inoltre una volta a Deauville e anche una a Barcelona.

 

PL: Nel 2014 avevi ottenuto anche dei risultati in Perù, Repubblica dominicana e St. Maarten. Sembra che tu sia sempre in viaggio.

AE: Questa è ancora più vero di quello che pensi. Al momento sono una specie di senza tetto globale. Vivevo a Las Vegas prima del Black Friday e avevo una casa in città. Ma poche settimane dopo il Black Friday ho deciso di lasciare gli Stati Uniti.

Quindi ho affittato la casa. Prima di tutto sono stato in un paio di case a Toronto, ma poi ho deciso di non passare altri inverni laggiù (risate).

Da quel momento sto viaggiando costantemente. Non ho più una casa. Vivo in hotel e a volte a casa di amici. I miei viaggi sono determinati dai satelliti che riesco a vincere.

 

PL: Due anni fa stavi indossando una Kippa al tavolo, il copricapo tradizionale ebraico. Diresti che esiste un conflitto tra la religione ebraica e il gioco d'azzardo?

AE: Non ho alcuna problematica con questo aspetto in generale. Faccio quello che mi fa sentire a mio agio. Ma non posso parlare per altre persone.

 

PL: Pensi di essere una persona molto religiosa? Per esempio segui i dettami del Sabbath?

AE: Lo faccio a mio modo.

 

PL: Hai probabilmente sentito parlare del caso di Jarett Nash, un giocatore di 25 texano che non si è presentato al Day 5 delle WSOP nel corso del main event per ragioni religiose?

AE: Una volta che entro in un torneo ho già deciso di giocarlo fino alla fine. Ma per quanto posso ricordare il ragazzo e sua moglie erano membri della Seventh Day Adventist Church, non erano ebrei.

Al momento ho saltato molti tornei, includendo tre main event delle WSOP perché si giocavano nel corso del sabato, il giorno del Sabbath.

Ma altre religioni non ti dicono di non giocare il sabato. Non c'è nulla da rispettare in modo innato o da tenere sotto controllo.

 

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PL: Potresti dirci quale sia l'atteggiamento ufficiale della religione ebraica rispetto al gioco d'azzardo?

AE: Giocare per guadagnarsi da vivere è probabilmente qualcosa di più problematico di andare semplicemente a giocare all'interno di un casinò. 

È difficile dire quale sia l'atteggiamento ufficiale. Quando vennero scritte le leggi religiose non esistevano aspetti come i casinò e il poker online.

 

PL: Cosa pensa di tutto questo la tua famiglia?

AE: Si tratta di una cosa particolarmente interessante. Mio papà è un rabbino e ci siamo spostati molto mentre stavo crescendo. Sono nato per esempio in Canada, mio fratello è nato in Sud Africa e mia sorella in Australia.

I miei genitori sono stati molto di supporto, ma se domandi loro quale lavoro sognerebbero per me, probabilmente non risponderebbero 'il giocatore di poker, chi viaggia sempre in giro per il mondo senza avere un luogo fisso nel quale vivere.'

Ma per esempio mi seguono le tornei che gioco.

Considerando il loro background conservativo, se fossi nei loro panni penserei che questo sia particolarmente spaventoso: poker e gioco d'azzardo con tutto il denaro che viene coinvolto.

Ma la realtà è, mi piace giocare e loro mi supportano. Questo è tutto.

 

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