Al Poker Live Italiano Manca Joe Cada

Incontrando i membri del Congresso, il campione delle WSOP ha mostrato quello che serve per salvare il poker: unità ed umiltà. Ecco dove noi continuiamo a fallire

Nel tentativo di dare visibilità e dignità al gioco del poker, il giovanissimo campione delle WSOP 2009 Joe Cada si è fatto rappresentante della Poker Players Alliance ed è andato fino a Washington per incontrare alcuni onorevoli membri del Parlamento per parlare di Texas Hold'em.

Appena finito di girare un video promozionale per il Million Dollar Challenge di PokerStars, Cada è corso all'aereoporto di Los Angeles per volare a Washington e fare quello che in molti ancora non avevano pensato di fare: aprire un vero dialogo sul poker ed abbattere le barricate dei pro e dei contro create negli ultimi anni.

Incontrando membri del Congresso americano appassionati di poker pochi giorni dopo essere stato ospite di uno dei programmi televisivi di maggior successo in assoluto - il David Letterman Show -, Cada ha dimostrato di avere intenzione di mettere la propria faccia al servizio dello sdoganamento di un gioco che non accetta essere etichettato come gioco d'azzardo perchè "il Texas Holdem è logica, non fortuna".

E se tutto questo avesse un senso?

Il paragone tra le restrizioni statunitensi a quelle italiane è sicuramente naturale come, altrettanto naturali, sono le critiche al movimento pokerista quando si arriva al momento di trarre delle conclusioni.

Se infatti volessimo costruire un parallelo tra l'UIGEA e la legge che nel nostro Paese condanna il gioco del poker live, ci troveremmo a discutere di due scenari simili ma che vedono i loro protagonisti agire in maniera completamente diversa.

Negli Stati Uniti, la PPA - Poker Players Alliance è un movimento riconosciuto e forte, in grado di fare lobby in maniera costruttiva e di proporre soluzioni alternative a qualsivoglia blocco proprio come i suoi associati le chiedono.

Interpretando il suo ruolo di lobby vera e propria la PPA conduce studi e ricerche utilizzando dati e nomi tanto autorevoli da insinuare dubbi legittimi nelle menti di chi deve decidere su come legiferare nel delicato settore del gioco.

Apparentemente, poi, questo avviene in una maniera talmente trasversale da non rendere possibili le piccole beghe che si creano quando, dietro agli interessi pubblici, se ne nascondono altri ben meno nobili di quelli sbandierati ai quattro venti e, proprio di questo fatto, la visita di Joe cada al congresso è un esempio straordinario.

Mentre il campione delle World Series gestiva la sua "missione diplomatica" anche a nome della PPA, è stato lui stesso ad ammettere che "non ho ancora avuto molti contatti con loro ma spero le cose possano cambiare molto presto perchè sono d'accordo con quello che fanno."

Che suona un po' come "Amo il poker e loro lo vogliono difendere: perchè non dovremmo darci una mano a vicenda?"

Il paradosso italiano

Nellaa terra dei principi di Macchiavelli e del pluripartitismo, invece, le cose vanno diversamente e la parola "frammentazione" sostituisce il concetto di trasversalità americano.

La creazione del movimento Pokeristi Sportivi Uniti, teoricamente un valido sostituto di federazioni più o meno inutili, ha finito per portare non alla nascita di un'alleanza di giocatori italiana ma di un movimento - non troppo aperto, a dire la verità - che non è ancora riuscito a dare una svolta reale al mondo del poker italiano.

Il tutto, poi, complicato dalla nascita di un secondo soggetto -  Italian Poker Players - che, con una struttura ancora più chiusa del primo, ne ha scopiazzato obiettivi e modus operandi per cercare di sfilargli il ruolo di "paladino del poker" e prendersi gli onori legati alla natura del ruolo.

Il tutto, va da sé, dimenticando di combattere per la riqualificazione del gioco del poker e per la cancellazione del nome del Texas Holdem dalla tabella dei giochi illegali.

Alla ricerca di un Cada nostrano

Nelle sale del Casinò di Sanremo, PokerStars,  apre oggi una nuova tappa del suo Italian Poker Tour  - competizione attesa da tutto il mondo pokeristico nazionale e che porterà nell'Olimpo del poker il suo abile vincitore.

Tutti i players più celebrati ed abili saranno lì, seduti intorno ai tavoli del Casinò Municipale per giocare al loro sport preferito e celebrare, insieme, la bellezza di uno dei più importanti tornei di poker diell'anno.

Quale occasione migliore di questa, dunque, per identificare un nostro Joe Cada, per trovare un nome che  - libero da qualsiasi divisione e non legato a nessuno dei siti online esistenti  - possa rendersi ambasciatore del Texas Holdem e mostrarsi, credibile, agli occhi di chi avrà il compito di finalizzare le leggi sul futuro del poker?

I nomi ci sono e le capacità pure: quello di cui abbiamo bisogno è solo di convincerci della possibilità di un'alternativa e di smetterla di renderci schiavi di chi - e non è certo la prima volta che lo scrivo in un mio articolo - continua ad utilizzare la passione per il poker per gonfiare il proprio portafogli.

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