"Il poker è uno specchio della vita. Anche nel male"

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"Il futuro del poker? Passa per i luoghi che conosciamo di meno"

Il pro brasiliano di PokerStars lancia un'allarme da PokerListings: "Basta ipocrisia: il Brasile è un paese razzista."

Dopo aver portato a casa il secondo braccialetto della storia brasiliana nel 2011, André Akkari ha continuato a lottare al tavolo e non per rendere il poker qualcosa di più che un gioco di carte.

Membro del team pro di PokerStars dal 2007, Akkari ha infatti sempre cercato di vivere il suo impegno nel poker come qualcosa che non dovesse necessariamente esaurirsi all’ultimo showdown di un torneo.

Commentatore per ESPN, editor del giornale Flop e leader di un team di poker brasiliano, il 39enne di San Paolo oggi gira il mondo per spiegare la sua visione di quello che potrebbe essere il poker se solo provassimo ad usarlo per cercare di combattere contro pregiudizi ed ineguaglianze sociali.

Dopo una (lunga) notte trascorsa onorando il party inaugurale organizzato da PokerStars per l’EPT di Londra appena partito, Akkari ha deciso di sedersi con noi e spiegarci la sua visione ed il significato di un post molto discusso pubblicato sulle pagine del suo blog personale.

So che sei sposato e che tieni moltissimo alla tua famiglia, quindi parto con questo: l’hai portata con te qui a Londra?

No, le mie figlie vanno a scuola e non possono viaggiare.

Perché il plurale? Quante figlie hai?

Due. No, aspetta…tre.

Due o tre? O non sai quante figlie hai?

Ok, ok…ho due figlie ed un cane. Che però per me conta come una figlia.

Quindi, visto che sei venuto a Londra lasciando a casa una moglie, due figlie ed un cane – mi viene da chiederti quanto loro amino la tua vita da pro di poker.

WSOP 2011 Andre Akkari Esplodere Brasile
André al momento della vittoria del suo braccialetto WSOP
 

Se ti dicessi che la amano, ti direi una bugia. Diciamo che non la odiano. Il che è già qualcosa.

Sanno che è il mio lavoro e che lo faccio tanto per me quanto per loro. Viaggiare è parte del gioco e considerato tutto quello che ci ha dato il poker, qualche volta è giusto restituire qualcosa.

Che mi dici di te, invece? Ti piace la vita del giocatore professionista?

Diciamo che cerco di prendere il meglio di quello che ha da offrire. Mi piace visitare nuove città, andare in giro per musei, divertirmi con amici…e poi tornare a casa per stare con la mia famiglia.

Che invece sta in Brasile, secondo molti una delle future frontiere del poker. Com’è essere un pro di poker da quelle parti?

Sta migliorando. Insieme ad altre persone, abbiamo lavorato moltissimo negli ultimi anni per rendere il poker un gioco più popolare – ed ora, finalmente, cominciamo a vedere gli effetti di quello che abbiamo fatto.

La gente rispetta il gioco e la mia professione molto più che in passato.

Mi stai dicendo che quando dici in giro di essere un giocatore professionista di poker, la cosa va bene a tutti?

Quasi. Metà delle persone mi fanno i complimenti e dicono di essere felici per me, mentre per le altre…sono solo un gambler con il vizio del gioco.

Il che immagino sia diverso quando non sei in Brasile, giusto?

Quando cominci a viaggiare, finisci presto con il vedere il diverso modo che ha la gente di trattare il poker.

Qui a Londra, ad esempio, è stato incredibile. Quando ho detto al controllo dei passaporti di essere un pro di poker e di esser venuto per giocare l’EPT, l’impiegato ha cominciato subito a raccontarmi di quanto anche lui amasse il poker e di come gli sarebbe piaciuto essere abbastanza bravo da poter abbandonare il lavoro per una carriera da pro.

È stato un momento davvero speciale per me.

Però, insomma, ora che Ronaldo ha firmato con PokerStars le cose dovrebbero mettersi meglio anche in casa – no?

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"La firma di Ronaldo è una pietra miliare per il poker brasiliano"
 

La firma di Ronaldo è stata una mossa fantastica, una vera pietra miliare per il poker brasiliano.

Ronaldo è la celebrità più famosa del Paese: se lui fa qualcosa…beh, allora questa non può essere nulla di male. In Brasile la gente accetta subito tutto quello che fa.

Ecco, parlando del Brasile devo toccare un punto che probabilmente è il più delicato e serio che io abbia mai discusso in un’intervista di poker.

Qualche settimana fa ho letto un post sul tuo blog sulle persone di colore che giocano a poker…

 …ah, sì – quello

…nel quale hai discusso le ragioni del bassissimo numero di player di colore nel tuo Paese. Ti dispiacerebbe tornare sull’argomento?

 Il fatto è che in Brasile viviamo nell’illusione di non essere un paese razzista.

Molti di noi, specialmente quelli bianchi che appartengono alla classe media, tendono a ritenere che il Brasile non sia un paese razzista. Beh, la verità è che non è così.

No?

Quando in Brasile vai in un buon ristorante oppure in un buon centro commerciale, non trovi nemmeno una persona di colore. Nemmeno una.

C’è qualcosa nella nostra società che anche noi brasiliani tendiamo a non capire – io penso di esser stato aiutato dal fatto di avere un fratello di colore che è costretto a vivere questo problema.

Ti racconto una storia per farti capire come vanno le cose in Brasile.

Dimmi pure.

Un giorno ero in macchina con mia madre e mio fratello mentre andavamo in giro per il nostro quartiere, un tipico quartiere da classe media di San Paolo.

Lei guidava, io stavo seduto davanti, mio fratello stava dietro.

Improvvisamente siamo stati fermati dalla polizia con le armi puntate dritte sui vetri della nostra macchina.

Ehm…perché?

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"Nelle favelas la gente non sa nemmeno che Internet esiste"
 

Per mio fratello, perché è nero! Gli hanno puntato le armi addosso perché pensavano ci avesse rapito e magari stesse pure puntando una pistola alla schiena di mia madre.

Riesci ad immaginare come sia difficile per lui? In quale modo lui viva questa situazione?

Così hai deciso di esporti e di scriverne in prima persona.

Quando ho scritto il mio post intitolato “Dove sono i neri nel poker?” l’ho fatto per parlare della precisa situazione che oggi esiste nel mio paese.

Un paese in cui non ci sono giocatori di poker di colore come non ci sono persone di colore nei posti che contano davvero.

L’ho fatto perché credo che chi lavora nell’industria del poker possa e debba fare il possibile per cambiare qualcosa.

Sono tutto orecchi. Dimmi cosa fare e sarò in prima fila.

Le persone di colore, in Brasile, rappresentano circa il 50% della popolazione –ma non le vediamo perché abitano in zone povere in cui non andiamo quasi mai.

Tieni a mente che la gente che vive in quelle aree non gioca a poker anche perché non può permetterselo.

E quindi quale sarebbe la soluzione, più freeroll per tutti?

No, la soluzione sarebbe quella di portare il poker direttamente a queste persone. Possiamo andare da loro, organizzare boot-camp, corsi gratis.

Possiamo regalare la possibilità di fare in modo che anche queste persone, quando guardano al poker, ci vedano esattamente quello che vedono le persone della classe media brasiliana.

Possiamo fare qualcosa per rendere migliore la vita di queste persone: se andiamo nelle zone più povere del Paese possiamo davvero regalare delle nuove opportunità a persone che non ne hanno mai avute tante.

E questo sarebbe il cambiamento più grande di tutti.

Però, vedi: tu parli del Brasile ed io mi guardo intorno qui a Londra. E non posso non notare che anche qui…

Phil Ivey
"Riesci ad immaginae quanti Ivey ci siano al mondo che...non giocano a poker?"
 

Anche qui praticamente non abbiamo giocatori di colore. Lo so.

Non abbiamo mai giocatori di colore, ma poi uno dei più bravi di tutti è Phil Ivey. Questo mi fa pensare spesso a quanti nuovi Phil Ivey avremmo…se solo giocassero a poker. Ci pensi?Ci penso e penso anche che la tua idea di usare il poker come qualcosa di “socialmente utile” sia meravigliosa. Soprattutto contando la popolarità ed i soldi che ci girano intorno.

Esatto. E penso che il futuro sia proprio quello.

Se tu ora andassi in giro a parlare con tutti i player importanti, loro ti direbbero probabilmente che la mia idea non funziona. Che il poker è tutto basato sui soldi e sulle differenze tra chi può permettersi un super high roller e chi no.

Che…ehm…in effetti è una buona parte di quello che il poker realmente  riesce ad essere…

No, io non credo sia così.

Io sono convinto che il poker sia uno specchio della vita, che quando ci si siede al tavolo, ci si trova a dover fronteggiare nove diversi individui con tutte le loro specificità.

Io penso che ogni volta che ci si siede al tavolo si finisca per imparare ed insegnare tantissimo. Se sei abbastanza intelligente puoi davvero usare il poker per crescere e diventare una persona migliore.

Ti dico la verità: tra le cose che rendono il poker un gioco così straordinario…i soldi non ci sono.

Ah, no?

Non prendermi per ipocrita: i soldi sono un bene e mi piacciono. Penso solo in questa professione siano importanti come in qualsiasi altra.

Se i soldi possono aiutare la gente a stare meglio, allora dovrebbero essere ovunque- non solo dove stanno i ricchi e la classe media.

Dovrebbero riuscire ad arrivare anche dove stanno i più poveri…e sono certo che un giorno andrà così.

Le società di poker di tutto il mondo lo scopriranno: presto capiranno anche loro che facendo così riusciranno anche a garantirsi un nuovo, enorme numero di giocatori.

Verissimo, anche perché far arrivare soldi a chi oggi non ne ha e portare il poker a chi oggi non gioca aprirebbe un mercato completamente vergine. Se mi perdoni l’onestà…

Assolutamente. Ed è per questo che penso le cose non possano andare altrimenti. Se non si fa così, non c’è futuro.

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