Adrienne Rowsome “Un dealer mi chiese: ti piace spendere i soldi di tuo marito?”

Adrienne Rowsome pokerstars

Uno dei volti storici di Pokerstars, Adrienne “Talonchick” Rowsome, racconta la sua esperienza col poker e le sue idee sulla discriminazione verso le giocatrici.

Un lavoro da Terapista Occupazionale, oltre ad essere sposata e ad avere un figlio di circa due anni, non è proprio la classica imagine che si associa ad un poker pro.

Questa però è la perfetta descrizione di Adrienne “Talonchick” Rowsome, che da anni fa parte del team di Pokerstars ed è una specialista soprattutto di Mixed Games.

Abbiamo incontrato Adrienne alle PCA portandole tra l’altro fortuna dal momento che poche ore più tardi ha vinto l’evento PLO HI-lo da 2200 dollari di buy-in.

 

Qual è il tuo ruolo all’interno del team di Pokerstars?

Da una parte rappresento i giocatori più longevi, dal momento che gioco per Pokerstars da dieci anni ormai. Dall’altra sono specializzata in varianti meno convenzionali rispetto ad altri pro, dal momento che gioco soprattutto Mixed Games, 8-game e Omaha Hi-lo split.

Anche il mio background non è dei più comuni visto che ancora lavoro come terapista occupazionale e quindi mi gestisco tra questo lavoro e il poker online.

 

adrienne madre
Il figlio di Adrienne ha ora quasi 2 anni

Allo stesso tempo sei anche una madre. Dove trovi il tempo per conciliare tutto?

Ho un marito meraviglioso e anche i suoi genitori ci aiutano molto prendendosi cura di mio figlio. È tutta una questione di equilibrio e di organizzazione.

Mi sento molto fortunata visto che il poker è una mia grande passione e poterlo fare come lavoro è bellissimo.

Qui alle PVA è tutto molto social e anche se la gente vuole vincere si comunica e si socializza al tavolo.

 

Qual è il tuo mind-set? Credi sia diverso da quello degli altri giocatori?

Il poker non è semplice, a nessuno piace perdere soldi e soprattutto negli ultimi due anni ho dovuto lavorare molto su me stessa e sul mio autocontrollo.

Ho praticato molto la meditazione guidata che mi aiuta soprattutto con gli imput, mentre l’output è più difficile da gestire, più che altro ci si deve adattare. Mi spiego:

Ho giocato di recente in un evento PLO split da 1100 dollari. In seguito ad un mio rilancio l’avversario è rimasto a pensare per più di 5 minuti.

In quel lasso di tempo io ero totalmente in pace, felice del mio gioco e rilassata. Questo è l’input. Mentre l’output è quello che accade dopo, che ovviamente sfugge al mio controllo.

Certo una bad beat è più facile da gestire di una serie una dietro l’altra.

 

adrienne rowsome
"Faccio molta meditazione guidata prima di giocare"

Cosa si intende quindi per “mental game” nel poker?

Tanto nel poker quanto nella vita è il controllo sulle situazioni che generano stress e ansie. Ad esempio per raggiungere le Bahamas abbiamo viaggiato con un bambino di 2 anni per quasi 20 ore. Eravamo preparati per farlo. Certo non puoi prevedere tutte le situazioni e gli inconvenienti ma puoi anticiparne molti e alla fine siamo arrivati qui abbastanza rilassati.

Anche prima di sederti al tavolo è bene aver un piano, entrare in un mood e chiedersi: cosa ho intenzione di fare oggi? Sedermi e stare per fatti miei o parlare con gli altri giocatori al tavolo?

Chiederselo prima aiuterà a gestire il gioco dopo.

 

Hai mai provato attivamente ad ispirare più donne a giocare a poker?

Cerco di essere il più attiva e socievole possibile in tutti i Ladies event che gioco sia live che online come il Women Sunday.

In più faccio parte di molti gruppi social di madri che spesso mi chiedono del poker. Molte di loro passano molto tempo a casa e gli farebbe comodo poter giocare online e magari guadagnare qualcosa.

Rimane il fatto che, soprattutto negli eventi live, se sei donna sei un outsider. E quando entri in sala te ne accorgi subito.

 

2015 WSOP Day 1c Field2
"soprattutto negli eventi live se sei donna sei un outsider"

Credi che le donne si approccino al gioco in maniera diversa dagli uomini?

So bene che l’opinione pubblica tende a descrivere le donne come meno propense al rischio. Ma allora perché in altri giochi da casinò come le slots ci sono più donne che uomini?

Io credo che la questione non sia la paura di rischiare ma l’ambiente circostante che nel poker non è molto amichevole verso le donne. Tante signore entrano in una poker room una volta e non ci tornano più.

 

Una volta al tavolo però non importa di che sesso sei…oppure si?

Le bambine sono cresciute in maniera diversa dai bambini e non hanno l’abitudine a competere e a lottare. Inoltre le donne non sono incoraggiate ad incrementare le proprie abilità matematiche ed anche questo fa la differenza.

Ci sono tutta una serie di barriere comportamentali e culturali. Non dimenticherò mai quando tanti anni fa un dealer mi chiese se era bello essere li a spendere i soldi di mio marito. All’epoca ero single, ma non importa, il punto è che ogni giocatrice ha almeno una storia del genere da raccontare e molte non si siedono più al tavolo perché pensano che non ne valga la pena.

So benissimo che anche gli uomini possono essere discriminati nel gioco, ma posso assicurarti che tra me e mio marito io ho subito molte più intimidazioni di lui.

 

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