Adinolfi, la regina e quegli assurdi corridoi dell'EPT Londra

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6 ottobre 2013, Scritto da: PokerListings.it
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Adinolfi, la regina e quegli assurdi corridoi dell'EPT Londra

“Non mi devo perdere, non mi devo perdere, non mi devo perdere”.

Con il tavolo finale del Main dell’UKIPT che parte tra pochi minuti, Dario Sammartino che si gioca un titolo che non sarebbe veder male finire tra le mani di un italiano ed il Main Event dell’EPT Londra ad un passo dal primo shuffle up and deal – no.

Non posso perdermi proprio adesso.

E poi, porca miseria, Mustapha Kanit era qui – era davanti a me un attimo fa. Ed uno come Kanit non è di quelli che si perdono di vista facilmente.

Quando Kanit è in una stanza, lo noto sempre. È uno di quei pochi che riconosco al volo anche senza aver bisogno di metter su gli occhiali.

Ah, i miei occhiali. Non li avessi dimenticati a Malta forse ora non starei qui a vagabondare tra rampe di scale a caso e bagni che si chiamano Edimburgo, Derby e come chissà quale altra città del regno.

bagni ept 2013

Che poi, a pensarci bene, chissà per quale assurdo motivo avranno deciso di chiamare così i bagni in questo posto – vi immaginate se al casinò di Sanremo uno dicesse “Vado a Cagliari, faccio la pipì e torno”?

Oppure: “Scusa, sto facendo quello grande su Napoli – ci vediamo dopo”.

Altro che Adinolfi con le sue polemiche sul popolo bue. Quello sì che ci farebbe fare la rivoluzione.

È una questione di temperamento, dicono. Ché qui sono tutti così British da prendere le cose in modo diverso da noi, in modo più elegante e rilassato.

Ché qui possono pure dire di andare a fare la pipì in un bagno chiamato amichevolmente Coventry senza che nessuno chieda – non dico le dimissioni di un ministro, ma neppure quelle dell’ultimo usciere. Cose da pazzi. Chissà se cosa succederebbe se gli prestassimo Brunetta e Sallusti per qualche mese. Mah.

Bella l’Inghilterra, belli gli inglesi, bello anche Mario Adinolfi – che mentre scriveva questo:

è venuto a vivere questo EPT a modo suo: per giocare, divertirsi e fare un po’di caciara. Che magari ci scappa pure una vittoria, chissà.

Già, chissà. Chisà come sarebbe Adinolfi se fosse un po’più British pure lui.

Probabilmente si chiamerebbe Adinoulfi, avrebbe una bombetta in testa, sarebbe spesso impegnato a scrivere pipponi sulla superiorità dell’Earl Grey rispetto al lampsang souchong ed avrebbe un ufficio casualmente davanti al mitico portoncino di Downing Street.

Mario Adinolfi EPT Londra 2013

****

“STO PERDENDO TEMPO”

Adinolfi non ha bombette, non gioca in abito scuro e – soprattutto pensare a lui non mi aiuta a ritrovare le sale del torneo.

“Non mi devo perdere, non mi devo perdere, non mi devo perdere…mi sono perso”.

Di Kanit, nemmeno l’ombra. Non sento più nemmeno il suono delle chip ai tavoli. E saranno dieci minuti che cammino senza avere nessuno intorno a me.

Il telefono vibra, aggiornamenti da Twitter. Oltre al danno, la beffa.

 

 

Non sto solo perdendo il final table con Dario Sammartino – li sto perdendo proprio tutti.

E da quanto ho camminato cercando di trovarli, non mi stupirei se alla prossima curva a gomito, al prossimo corridoio, alla fine della prossima rampa di scale, finissi con il trovarmi davanti a quella simpatica Signora che qui chiamano regina.

La Regina d’Inghilterra e Mario Adinolfi…anzi, Adinoulfi che parlano di Earl Grey e della Thatcher. Da togliere il fiato.

A volte ho paura delle fotografie che crea la mia immaginazione.

Una curva a gomito, un corridoio. Se sento la voce della Regina o quella di Adinoulfi, io scappo.

ept london 2013

“Quindi posso giocare oggi?”

Non sarà la Regina, non sarà Adinoulfi con la bombetta in testa…ma io quella voce la conosco.

L’ho già sentita milioni di volte. È la voce di Phil Hellmuth.

Che magari non sarà la Regina, ma poco ci manca.

Phil, il banco per le registrazioni e, soprattutto nessun Adinoulfi a cantare God Save the Queen.

phil hellmuth ept london

Sono di nuovo all’ingresso. Sono salvo.

[continua...]

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