4 Errori che Fanno Male al Poker Live

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Con Facebook che si sostituisce a riunioni e rassegna stampa stiamo commettendo un errore che rischiamo di pagare caro. Ecco perchè.

Inutile negarlo, gennaio 2010 è destinato ad essere ricordato più per il poker "parlato" che per quello "giocato". Più per le polemiche che stanno strangolando la discussione sul futuro del poker live che per concrete conquiste in favore di quell'obiettivo comune che tanto comune non sembra essere mai stato.

Pochi giri di orologio fa, mentre a Campione qualcuno provava a concentrarsi su quello che succedeva ai tavoli (di gioco), la vera partita veniva giocata al tavolo (di discussione) al quale erano seduti Mario Adinoldi (IPP), Domenico Tresa (Italian Rounders) ed altri grandi nomi del poker italiano.

Oltre a PokerListings che, seppur senza proclami e senza che nessuno (quasi?) lo sapesse, si è seguita tutto in silenzio per potersi fare un'idea di quello che sta accadendo senza essere tirata per il colletto dentro a delle polemiche che - e speriamo che la presenza silenziosa lo dimostri una volta per tutte - noi non vogliamo.

L'impressione però è quella di trovarsi davanti al lento declino di un'occasione che tra superficialità, sorrisi e strette di mano, ci stiamo come al solito lasciando sfuggire. E vi spiego perchè.

1 - Chiudete quel maledetto Facebook

Ricominciamo a vivere, per Dio! Ricominciamo ad usare il telefono, a salire in macchina, ad alzare il tono di voce dopo una birra di troppo mentre risolviamo i problemi dell'universo intero - chiudiamo Facebook!

Le rivoluzioni - o le trattative con AAMS, non si fanno a colpi di gruppi, post, commenti e sbirciatine ai profili vari. Non si possono organizzare prendendo come numero quello degli iscritti alla propria pagina e confondendo lo  di un click con quello necessario per sposare realmente una causa.

Gli accademici lo chiamano clicktivism e lo studiano da anni per mostrarne l'inutilità: noi lo viviamo tutti i giorni pensando che una legge la si cambi con il tasto del mouse.

Pokeristi Sportivi Uniti ci ha provato, si è spostata da un'indirizzo internet ad uno di Milano ed ha messo faccia a faccia tanti appassionati che sentivano nelle vene la voglia di impegnarsi in prima persona. Bene, bravi. Ma dov'è il bis?

Italian Poker Players la fa più sorniona. Individua coordinatori per ogni dove, li battezza con il solito click capi di un popolo che (ancora) non hanno e che (ancora) non si sa se li legittimerà  e poi esce dallo schermo nella persona esclusiva di Mario Adinolfi.

Si dirà "se i coordinatori volessero, potrebbero fare un sacco di cose. Non solo su Facebook". Certo, potrebbero - anche se è meglio che alla fine non lo facciano, perchè tutto il castello si regge sopra una cronica mancanza di organizzazione che  -Mario, spero mi perdonerai per questo - non può essere aggiustata qua è là dai proclami di Adinolfi.

Troviamoci, vediamoci, litighiamo. Ma facciamolo dal vivo. Che Facebook sta rischiando di diventare solamente la più stupida delle nostre prigioni.

2 - Diffidate da chi non vi critica

Visti i soldi (nostri) che ci sono finiti nel mezzo, anche il mondo del poker si è riempito di disgustosi personaggi in grado di diventare fantastici amici in non più di qualche settimana. Persone che sanno essere sempre d'accordo con noi e che sono sempre pronte ad insultare chi ci viene contro.

Aiuto.

Ho sognato di fare politica per gran parte della mia vita ed è stato proprio questo tipo di persone a distruggere il sogno e portarmi su altre strade.

Proviamo per qualche giorno a diffidare di chi sa solo approvare le nostre decisioni e prendere per buone alcune delle critiche che ci vengono mosse contro  - se riuscissimo a capire perchè qualcuno perde minuti della sua vita a criticarci, magari finiremmo per scoprire qualcosa di nuovo.

3 - Live al live ed online all'online. Non mischiamo niente

Anche se qualcuno prova ancora a negarlo, siamo tutti in piena crisi di identità. L'entusiasmo che ha fatto esplodere PSU nei suoi primi giorni di vita è stato sfiancato dai tempi biblici necessari per arrivare a qualcosa cercando di non dimenticare nessuno mentre si avviano trattative un un numero di persone tale da riempirci un intero elenco telefonico.

IPP è stata costretta a rivedere gli obiettivi numerici (per Facebook, ça va sans dire) perchè gli organizzartori del movimento hanno scoperto che non basta scrivere con la maiuscola per due giorni su tutte le bacheche che si trovano su internet per riuscire a sfondare. Ci vuole metodo, impegno, struttura. E dei piani precisi che fino ad oggi continuano a mancare.

Se poi succede che in questa situazione qualcuno provi ad usare i contatti degli iscritti (galeotto Facebook) per far giocare tornei di poker online su una qualsivoglia poker room...beh, allora siamo davvero arrivati alla frutta senza passare neppure per una guardarobiera carina all'ingresso del ristorante.

4 - Un Manifesto prima ed il consenso poi

PSU ha provato il contrario usando un tipo di democrazia "dal basso" che pur avendo un grande fascino, non è mai riuscita a convincermi. IPP nemmeno quello: ha proposto di diventare qualcosa lasciandosi la strada aperta a tutto. Troppo comodo.

Chi vuole l'onore di rappresentare il nome degli appassionati di poker italiani - il mio incluso - deve avere il coraggio di assumersi le sue responsabilità. "Deve avere le palle" , per dirla alla Berlusconi.

Deve trovare il modo di spiegare "perchè" voglia che gli altri scelgano "lui" per operare a "loro"nome. Un concetto talmente semplice da capire che abbiamo finito per dimenticarlo tutti.

Siamo arrivati al sette di gennaio, la Befana si è portata via le feste ed è nuovamente tempo di rimboccarsi le maniche e ricominciare a lavorare seriamente. Ma non diteci solamente per chi. Diteci soprattuto per cosa per favore.

I Pokeristi Sportivi Uniti lo hanno fatto il giorno dopo il loro primo meeting e ci hanno offerto una possibilità per stare o meno con loro. Gli altri, beh, se fanno ancora affidamento sulla nostra pazienza e la nostra fiducia, allora hanno ancora bisogno di imparare ad aprire gli occhi.

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